Only a pair of blue eyes

Questa è la prima delle mie storie che intendo pubblicare. E’ divisa in capitoli, che ancora sto scrivendo, e vorrei fare aggiornamenti settimanali, ogni lunedì. Per chi non conosce il genere, è una fanfiction, una storia, cioè, che riprende personaggi o ambientazioni di opere già esistenti. In questo caso i personaggi sono stati ripresi dal telefilm glee, di cui scriverò un articolo apposito in seguito. Spero che vi piaccia. Ci tengo molto a questa storia, perciò fatemi pure avere una vostra opinione. Ah, l’immagine è opera mia, e racchiude i quattro protagonisti della storia.
copertina
Only a pair of blue eyes
Prologo
Presto tutto ciò che amate, ciò a cui tutti voi siete legati, vi sarà portato via… per sempre! E dalla vostra afflizione, sorgerà il mio trionfo. Distruggerò la vostra felicità ve lo prometto, dovesse essere l’ultima cosa che faccio!
(Once upon a time)

Mondo delle fiabe, 2 anni fa

– Rach, sei stupenda. – disse Blaine, principe di un piccolo regno di Heavenbrooke, alla sorella, che si stava preparando alle sue nozze con Finn, giovane contadino di cui si era innamorata dopo averlo incontrato vagando per i boschi
– Grazie Blaine, anche tu non sei niente male. Sono sicura che farai colpo su Kurt. – rispose lei maliziosa.
– Oh, non credo di interessargli. –  mormorò sconfitto l’altro.
– A chi non interessa un bel principe? E inoltre hai un bellissimo carattere, tutti vorrebbero stare con te. Se non fossi mio fratello e non fossi innamorata di Finn un pensierino ce lo farei anch’io. E ora andiamo al mio matrimonio. – concluse lei.
– Come vuole, sua altezza. – replicò il fratello, mimando un piccolo inchino.
La principessa scoppiò a ridere. – Scemo! –

Dall’altra parte del palazzo reale facevano il loro ingresso Finn, il futuro sposo, e la sua famiglia: la madre Carole, il patrigno Burt e il fratellastro Kurt.
– Nervoso? – chiese Kurt al fratello.
– Non puoi neanche immaginare. Sto per sposare la donna che amo, e diventerò anche un principe, ci credi? – rispose quello, mostrando tutto il suo nervosismo.
– Figliolo, tranquillo, é solo un titolo. L’importante è che tu e la principessa vi amiate. – lo tranquillizzò il patrigno.
– Quello senz’altro. – rispose Finn, sincero.
– Allora non hai nulla di che preoccuparti. Ora forza, entriamo. – ribattè l’uomo.
Entrarono nel grande salone del palazzo reale, tutto addobbato a festa, e furono accolti con entusiasmo dalla famiglia reale.
– Cari, entrate pure! – esclamò la regina Pam, accompagnata dal marito Hiram.
– Grazie, vostre maestà. – replicò Burt con un piccolo inchino.
– Oh, chiamatemi pure per nome, fra poco faremo parte della stessa famiglia. – disse la regina.
– I principi dove sono, se posso chiedere? – domandò Carole.
– Si stanno finendo di preparare, quando inizierà la cerimonia scenderanno. – spiegò la regina. – Ora, vi prego, accomodatevi pure. –
– Certamente. – rispose Burt, accompagnando tutta la famiglia nel punto in cui si sarebbe svolta la cerimonia.

Carole e Finn si trattennero in disparte, in attesa di andare verso l’altare, mentre Kurt e Burt si accomodarono sulle prime file.
Poco dopo scese anche Blaine, vestito di un abito in broccato rosso, riccamente decorato. Il cuore di Kurt fece un balzo non appena lo vide.
Il  principe sorrise emozionato alla vista di Kurt, bellissimo nel suo abito di velluto blu. Lui e Kurt si erano parlati solo qualche volta, ma era da subito scoccato il colpo di fulmine per entrambi, anche se non lo avevano ammesso.
Ora erano entrambi lì per assistere al matrimonio dei loro fratelli, che, a differenza loro, erano così fortunati da poter celebrare il loro amore di fronte a tutti.

Alla fine Rachel scese, e, accompagnata da suo padre, percorse tutta la navata verso le braccia del suo vero amore, Finn, che per tutto il tempo aveva trattenuto il fiato. Si riteneva così fortunato che una persona come Rachel, una principessa, avesse scelto di passare il resto della sua vita con un contadino come lui.
Pronunciarono i loro voti e furono uniti in matrimonio, ma la gioia di quel momento fu interrotta da un rumore improvviso.
Una nube viola avvolse la stanza, e tutti i presenti iniziarono a perdere i sensi.
Kurt vide crollare a terra tutta la sua famiglia, Finn, Blaine e Rachel. A quel punto si ricordò del dono che gli aveva fatto sua madre prima di morire. Strinse con tutte le sue forze la collana che teneva sempre al suo collo, ultimo regalo di sua madre dal letto di morte, e pregò con tutto il suo animo che quell’inferno finisse, prima di crollare anche lui a terra.
Riuscii solo ad intravedere un’ombra che si allontanava, prima di abbandonarsi all’oblio.

Nostro mondo, oggi

Erano passati due anni da quando una maledizione – così si ostinava a chiamarla, nonostante non avesse mai capito cosa fosse successo in realtà – aveva spazzato via tutto il suo mondo, lasciandolo solo in una realtà completamente diversa da quella a cui era abituato. In quei due anni Kurt non aveva mai smesso di sperare, di cercare di capire cosa fosse accaduto. Aveva perlustrato tutti gli Stati Uniti, era lì che la maledizione lo aveva mandato, alla ricerca della sua famiglia e di una verità che ancora non era arrivata.
Gli rimaneva solo una speranza, una piccola cittadina nel Maine che aveva sentito nominare per sbaglio, Mistbrooke, ai più sconosciuta. Aveva sentito che erano accaduti strani fenomeni nei boschi intorno alla città, e ciò aveva fatto sorgere in lui una piccola speranza.
In quel momento stava guidando da New York, dove aveva abitato in quei due anni, mantendendosi solo con lavoretti saltuari, fino al Maine, dove avrebbe cercato la cittadina.
Si era armato di mappe, e portava con sè solo una valigia. In quei due anni aveva imparato a non avere con sè molti bagagli, per essere più pratico nei numerosi spostamenti che effettuava.
Mancavano pochi chilometri al confine tra il New Hampishire e il Maine, e Kurt era sempre più agitato. Neanche la musica che risuonava nell’abitacolo, per la quale aveva scoperto un grande amore, riusciva a calmarlo.
Passato il confine, si fermò ad un’area di servizio. Secondo ciò che sapeva, Mistbrooke si trovava dalle parti di Castle Hill, una cittadina nella contea di Aroostook, a nord dello stato. Voleva chiedere informazioni per arrivare il più velocemente possibile.
Entrò nel piccolo diner dell’area di servizio, e si imbattè in una donna piuttosto robusta, impegnata a servire ai vari tavoli una zuppa dal colore improbabile.
– Mi scusi? – chiese Kurt, cercando di attirare l’attenzione.
– Si, tesoro, dimmi pure. Con il visino da angelo che ti ritrovi puoi chiedere qualunque cosa.  – rispose lei, affabile.
– Cerco informazioni. Mi saprebbe dire la strada più veloce per arrivare a Castle Hill? – domandò, ignorando il complimento.
– Ti manca ancora parecchio. Prosegui sull’autostrada in direzione Portland, poi da lì troverai le indicazioni. –
– Perfetto, grazie. – disse il ragazzo, uscendo dal locale e dirigendosi verso la propria auto.
Le successive quattro ore e mezzo di auto furono davvero estenuanti, ma alla fine arrivò a destinazione.
In breve tempo riuscii anche a trovare la misteriosa Mistbrooke. Era una cittadina pittoresca, alla fine. Si diresse verso il primo motel che trovò, ma, sceso dalla macchina, la sua attenzione fu attirata da un’ombra. L’avrebbe riconosciuta ovunque.
– Blaine. – mormorò.

A casa del sindaco, intanto, una donna bionda, sulla cinquantina, che da due anni governava la città di Mistbrooke con addosso un segreto molto pesante, osservò l’ingresso in città del giovane.
– E’ ora che il segreto venga scoperto. – mormorò, sconfitta.

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