Only a pair of blue eyes (1° capitolo)

Secondo appuntamento con la mia storia! Spero che vi piaccia!copertina

Capitolo 1
Incontri

 

Incontri milioni di persone e nessuno ti colpisce veramente, poi un giorno ne incontri una… e la tua vita cambia, per sempre.
(Amore e altri rimedi)

Nostro mondo, oggi

Kurt passò la notte insonne. L’ombra che aveva visto, o meglio Blaine, lo aveva tormentato per tutta la notte. Sapeva che poteva essere un’allucinazione, vista la stanchezza per il viaggio, ma sentiva che era arrivato a destinazione. Non poteva credere che dopo ben due anni nei quali aveva girato tutto il paese, fosse arrivato alla fine della sua ricerca. Non poteva esserne ancora sicuro, considerando che aveva visto la cittadina solo di sfuggita, e non era neanche stata di aiuto la ragazza alla reception, una ragazzina di si e no 19 anni, ma aveva una forte sensazione, che non aveva mai avuto nei precedenti luoghi in cui era stato.
Erano scoccate le 6 del mattino. Kurt decise di alzarsi, non riusciva più a dormire. Si vestì velocemente, e scese al piano di sotto per fare colazione. Percorrendo le scale, fu attirato da un forte profumo dolciastro, tipico dei pancakes o dei dolci.
Arrivato al piano terra, si ritrovò in una specie di tavola calda, ancora semivuota, dato l’orario.
– Buongiorno! Sei il ragazzo arrivato ieri, giusto? – lo salutò una donna di colore sulla trentina, da dietro il bancone.
– Si, sono io. Mi chiamo Kurt. – disse, ricambiando il saluto.
– Piacere di conoscerti, sono Mercedes, e sono la proprietaria di questo posto. –
Kurt a quel punto sgranò gli occhi. Mercedes? Si ricordava di questo nome, i suoi genitori la nominavano sempre, anche se non si era mai imbattuto in lei.
– Hey, tesoro tutto ok? Sei sbiancato. Vuoi qualcosa per riprenderti? – chiese lei, distogliendolo dai suoi pensieri.
– T-tutto a posto, grazie. Però prendo comunque un caffè. –
– Arriva subito. –
Nell’attesa, il ragazzo si mise a osservare il locale. Era molto carino, intimo, quasi. La sensazione di essere nel posto giusto era ancora più forte.
– Ecco qui il tuo caffè. – disse Mercedes, distogliendolo dai suoi pensieri.
– G-grazie. –
– Allora, perchè sei qui? – gli chiese con il sorriso. – Non è proprio un posto così ricercato dai turisti. –
– Sono alla ricerca, ecco. – spiegò il ragazzo.
– Alla ricerca di cosa? – gli chiese, sempre più curiosa.
– E’ complicato da spiegare. – balbettò lui.
– Afferrato. Spero che tu riesca a trovare quello che cerchi. – concluse lei, con un sorriso dolce.
– Grazie, lo spero anche io. –
A quel punto la porta si aprì.
– Rachel, eccoti finalmente! Non ti aspettavo più! – esclamò Mercedes.
– Scusami, non mi è suonata la sveglia stamattina. – si scusò l’altra.
Nel frattempo, Kurt era sbiancato. Rachel? Quella Rachel? Si voltò a guardarla. Era lei! L’avrebbe riconosciuta ovunque, era Rachel, sua cognata! Era arrivato nel posto giusto, quindi!
Finalmente anche la ragazza si accorse della sua presenza. – Oh, ciao! Non ti ho mai visto da queste parti, tu sei…? – gli chiese.
– Kurt. – le rispose, ancora sotto shock. Ci conosciamo ricordi? Hai sposato mio fratello! Perchè allora non mi riconosci? Si chiese Kurt.
– Rachel, piacere di conoscerti. –
– Piacere mio. – rispose l’altro.
– E’ arrivato stanotte. Non ti ho chiesto di dove sei. – si intromise Mercedes.
– New York. – rispose prontamente il ragazzo.
– E’ il mio sogno andare a New York! – esclamò Rachel. – Ora però scusami, Kurt, ma devo andare a lavorare, o rischio che qualcuno si arrabbi con me. E’ stato un piacere conoscerti! – disse, prima di andare nel retrobottega a cambiarsi.
– Vai, vai Rach, ti conviene! – le urlò scherzosamente Mercedes. – E’ una brava ragazza. Lavora con me praticamente dall’inizio, e siamo diventate buone amiche. Se vuoi qualcuno su cui contare, dato che ancora non conosci nessuno qui, lei è la persona giusta. Oltre a me, ovviamente. – disse poi a Kurt, facendogli l’occhiolino.
– Grazie mille per il consiglio. Ora però vado, ho bisogno di prendere una boccata d’aria. – rispose Kurt, afferrando il portafoglio.
– Il primo caffè lo offre la casa. Vai pure, e goditi Mistbrooke. Non sarà New York, ma sono sicura che ti piacerà. – concluse la donna, prima di liquidarlo.
– Grazie per il pensiero. –

Una volta uscito Kurt, Rachel rispuntò dal retrobottega, ormai cambiata con la divisa da cameriera.
– Come ti è sembrato? – chiese a Mercedes.
– Un po’ stranito, ma mi sembra un ragazzo molto dolce. Non credo che dovremmo preoccuparci, è a posto. –
– Sembra un bravo ragazzo anche a me. La cosa che mi incuriosisce è che io già l’ho visto da qualche parte, anche se non ho idea di dove. Non sono mai uscita da Mistbrooke, e da quanto ho capito è la prima volta che viene qui. –
– Non lo so Rach, proprio non lo so. – ripose l’altra, chiudendo il discorso.

Kurt, intanto, era fuori dal locale seduto su una panchina cercando di riprendersi dallo shock. Era stato sconvolgente per lui rivedere Rachel dopo tutto quel tempo, e soprattutto scoprire che lei non aveva memoria di lui. Anche se nel loro mondo erano di ceti sociali diversi – lui era un semplice contadino, lei addirittura la principessa del regno – avevano passato bei momenti insieme, complice anche il fatto che Rachel fosse fidanzata con il fratello di Kurt, Finn. A proposito, se Rachel era lì doveva esserci anche Finn. E Blaine, magari. Pensò Kurt. Sperava con tutto il cuore di rivederli, gli mancavano come non mai. Erano passati due anni da quando li aveva visti l’ultima volta, e l’ultimo ricordo che aveva era di loro svenuti a causa della misteriosa nube viola. Doveva assolutamente ritrovarli, si disse.
Doveva ammettere di essere più fiducioso, ora che aveva rivisto Rachel. Forse sarebbe riuscito a rivedere anche suo padre e Blaine.
Decise di alzarsi dalla panchina per dare un’occhiata alla cittadina. Non appena si mise in piedi, scorse dei ricci familiari allontanarsi lungo la via. Blaine. Kurt lo rincorse, ma svoltato l’angolo si trovò di fronte all’ingresso di una scuola elementare e Blaine era sparito. Maledizione! Imprecò fra sé e sé.
Fu richiamato da una voce a lui molto familiare. – Ehi, ti sei perso? –
Kurt si voltò di scatto, ma non era pronto a chi si trovò davanti. – Finn. – mormorò.
– Come scusa? – chiese l’altro, sempre con un sorriso cordiale sul volto.
– N-no niente. Tutto a posto. –
– Sicuro? Ti vedo un po’ sconvolto. –
– Sicurissimo. Grazie per l’interessamento. –
– Figurati, è il mio lavoro. Cercavi qualcuno per caso? – continuò Finn.
Da quando era diventato così impiccione? La divisa da poliziotto gli faceva male, pensò Kurt.
– C-cosa? No no, figurati. –
– Perfetto! Ci becchiamo in giro, allora. – lo salutò il ragazzo.
– Certo, buon lavoro. –
– A te. –
Una volta che Finn si fu allontanato, Kurt tirò un forte sospiro. Era troppo da assimilare in una giornata. Era più sollevato ora che sapeva che suo fratello stava bene. La sua preoccupazione maggiore era però come far tornare la memoria a tutti. Da quello che aveva potuto vedere fino a quel momento, un’altra conseguenza della maledizione era la perdita di memoria. Quello che non riusciva a capire, però era perchè a lui non era successo. Faceva sempre del piano di chi aveva lanciato la maledizione? Ancora doveva anche capire chi era dietro a tutto questo.
Sbuffò, frustrato. Le cose erano più complicate di quello che pensava, ed era solo lui che poteva risolverle, anche se ancora non sapeva come.

Dal municipio, intanto, il sindaco osservava con attenzione i video delle telecamere di sorveglianza sparse per tutta la città.
– Becky, dobbiamo fare in modo che questo ragazzo, Kurt, non scopra la verità su quello che è accaduto, siamo intesi? – disse la donna, rivolgendosi alla sua assistente.
– Certo Sue. –

Mondo delle fiabe, 3 anni fa

Era una giornata di sole nel regno di Heavenbrooke, e i principi Rachel e Blaine si stavano annoiando dentro il palazzo reale.
– Che ne dici di andare a cavalcare fuori? E’ una bella giornata, e il bosco è tranquillo. – propose Blaine.
– Ci sto! Faccio preparare i cavalli, allora. – rispose entusiasta la sorella.
– Vengo con te. – replicò l’altro.
Scendendo le scale che dalle loro camere portavano alle stalle, i due incrociarono la madre.
– Dove state andando? – chiese la donna.
– Andiamo a cavalcare un po’. Ci annoiamo in casa. – rispose Rachel.
– Fate bene. Vi devo chiamare qualcuno che vi accompagni? Fuori non è il massimo da soli. – disse a quel punto la regina.
– Mamma, io ho 20 anni, e Blaine ne ha 18. Credo che siamo benissimo in grado di andare fuori da soli. – replicò sbuffando la principessa.
– Esatto. E inoltre, che ho imparato a fare a usare le armi, altrimenti? Siamo benissimo in grado di proteggerci da soli, come se ce ne fosse bisogno, poi. Non siamo in guerra. – disse poi Blaine.
– Va bene, fate come volete. Ci vediamo dopo a cena. – concluse la madre.
– A dopo! – squittì Rachel, allontanandosi e trascinando con sè il fratello.
Arrivarono alle stalle, e si fecero preparare i cavalli.

In un villaggio poco distante dal palazzo reale, due fratelli, Kurt e Finn (beh, in realtà fratellastri) stavano prendendo il carro per andare nel bosco a prendere della legna, che poi loro padre Burt avrebbe rivenduto in paese.
– Mi raccomando ragazzi, state attenti! E rientrate al villaggio prima di notte, il bosco può essere pericoloso! – si raccomandò il padre.
– Certo, papà, come se non lo sapessimo! Andiamo sempre noi a raccogliere la legna, ricordi? – disse Kurt in risposta al padre.
– Tranquillo, Burt, è tutto sotto controllo. – lo assicurò Finn.
– Bene, allora andate pure. –
– La smetterà mai di preoccuparsi? – chiese Kurt al fratello, una volta che erano arrivati al limitare del bosco.
– Nah, non credo. – rispose l’altro.
I due scoppiarono a ridere.

Rachel e Blaine erano giunti nel mezzo del bosco, quando sentirono delle voci che chiaccheravano tranquillamente.
– Blaine, li senti anche tu? – chiese Rachel a bassa voce.
– Si. Se ci avviciniamo riusciamo anche a vederli. – rispose il fratello.
– Saranno sicuri? – chiese lei preoccupata.
– Rach, mamma ti ha contagiato troppo. Non ci sono solo i banditi che frequentano la foresta, ci sono anche persone che ci lavorano, sai? – rispose l’altro pazientemente.
Lei rispose con una linguaccia.
– Molto maturo da parte tua. – replicò l’altro. – E ora andiamo. –
I due principi si avvicinarono alle voci, che ben presto assunsero anche un aspetto. Si trovarono davanti due ragazzi, entrambi vestiti di abiti umili: uno era incredibilmente alto, dai capelli scuri e da un andamento un po’ goffo, l’altro sembrava più giovane, con i capelli castani tirati all’insù, con una pelle eterea e gli occhi dal color del mare. Sia Rachel che Blaine rimasero sbigottiti di fronte alla loro presenza.
Fu Rachel a riprendersi per prima.
– Buon pomeriggio. – li salutò cordialmente.
– Buon pomeriggio. – rispose il più piccolo, facendo un timido inchino. L’altro lo seguì, un po’ imbarazzato.
– Vi disturbiamo? – chiese Rachel.
– Assolutamente no! – risposero in coro i due giovani.
– Cosa fate di bello? – chiese Blaine, che si era ripreso dallo stupore.
– Stiamo raccogliendo la legna. Nostro padre si occupa di rivenderla in città. Alcune volte è riuscito a venderla anche al palazzo reale. – spiegò il ragazzo più grande.
– Uh, davvero? – chiese curiosa Rachel. – Scusate la maleducazione. – disse poi. – Non ci siamo ancora presentati: siamo i principi Rachel e Blaine, figli del re che governa queste terre. –
– V-vostre maestà, scusateci per non avervi riconosciuto. – balbettò imbarazzato il più giovane.
– Non preoccupatevi, non usciamo molto dal palazzo. E’ comprensibile che non ci abbiate riconosciuto. – disse Blaine, guardandolo dritto negli occhi, con un dolce sorriso.
– Infatti. Anzi, è stato meglio così, non è piacevole essere riconosciuti solo come principi. – aggiunse Rachel. – Voi invece come vi chiamate? – domandò.
– Io sono Finn e lui é Kurt, figli di Burt il taglialegna. – rispose il ragazzo più alto, quello del quale Rachel era rimasta colpita.
Finalmente questo angelo ha un nome, pensò Blaine. Kurt è perfetto per lui.
– E’ un piacere conoscervi, Kurt e Finn. – disse il principe.
– Non possiamo che dire lo stesso. – replicò Kurt, imbarazzato.
– Mi dispiace dovervelo dire, ma purtroppo si sta facendo tardi. Dovremmo andare. – intervenne Rachel, spezzando l’imbarazzo che si era creato.
– Arrivederci, vostre maestà. – risposero in coro.
Kurt e Finn tornarono al loro lavoro, mentre i due reali fecero tornare indietro i loro cavalli. Il viaggio di ritorno fu fatto in totale silenzio da parte di entrambi.

Kurt e Finn stavano tranquillamente raccogliendo la legna, quando si trovarono di fronte due cavalli enormi, che portavano sulla loro schiena due giovani, un ragazzo e una ragazza, vestiti entrambi in modo molto elegante.
Kurt rimase profondamente colpito dal ragazzo, che doveva avere più o meno la sua età. Aveva folti capelli neri, una pelle olivastra e dei meravigliosi occhi color smeraldo.
Finn, d’altro canto, rimase imbambolato di fronte alla ragazza. Era molto carina, con i suoi capelli color cioccolato sciolti sulle spalle e il suo abito rosso corallo.
Si ripresero solo nel momento in cui la ragazza li salutò.
– Buongiorno. – rispose Kurt, mimando un piccolo inchino. Con un’occhiataccia fece capire al fratello che doveva fare la stessa cosa.
Parlarono brevemente con loro, e venne fuori che i due giovani non erano altro che il principe e la principessa del loro regno. I due fratelli rimasero shockati dalla notizia. Non credevano di trovarsi di fronte ai loro sovrani. Quando i due reali se ne andarono, Kurt e Finn rimasero in silenzio per cinque minuti buoni.
– E’ successo davvero? – mormorò Finn.
– Sì… – rispose Kurt, sussurrando.

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