Only a pair of blue eyes (3° capitolo)

Eccomi tornata con il nuovo capitolo della mia storia! Spero che vi piaccia!

copertina

Capitolo 3
Il triangolo no, non l’avevo considerato (2° parte)

 

Se ne sentiva attratto più di quanto gli facesse piacere.
(Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio)

Nostro mondo, oggi

Dato che le ricerche non fruttavano risultati, e che i soldi che si era portato via da New York stavano terminando, Kurt decise di trovare un lavoretto a Mistbrooke. Sapeva che in quel buco di città non sarebbe stato facile, per questo decise di chiedere una mano a Mercedes. Visto il lavoro che svolgeva, sicuramente sapeva se qualcuno aveva bisogno di una mano.
Quindi scese al piano di sotto, al livello del diner.
– Ehilà, Kurt! – lo salutò la donna. – Qualche programma per oggi? –
– In realtà sì. Vorrei trovare un lavoro. – rispose il ragazzo.
– Dici davvero? – squittì lei. – Beh, considerati fortunato, la tua ricerca è finita. Ho bisogno di un altro cameriere, Rachel non riesce a fare tutto da sola. Quindi, se ti va, potresti lavorare qui con noi. –
– Ne sarei davvero felice! – esclamò Kurt.
– Bene, allora ci siamo, sei ufficialmente assunto! –
Nel frattempo Rachel entrò nel locale.
– Oh, buongiorno, Rach! – disse allora Kurt.
– Buongiorno ragazzi. – rispose lei. – Come state? –
– Tutto bene, grazie. – replicò Mercedes. – Ho assunto un nuovo cameriere. – disse poi.
– Oh, finalmente! Chi è? – domandò la ragazza.
– Ce l’hai davanti. – rispose la donna.
– Kurt? Dici davvero? – squittì lei.
Kurt annuì.
Rachel non rispose, si gettò solo su di lui ad abbracciarlo.

I primi giorni da cameriere andarono alla grande, per Kurt non era la prima volta che svolgeva quel lavoro. Riusciva a destreggiarsi bene fra i tavoli, e inoltre il numero dei clienti abituali era abbastanza limitato, complice il fatto che la cittadina era abbastanza piccola.
Una mattina Kurt si trovò di fronte una persona che proprio non si aspettava. – Blaine. – mormorò, riconoscendo il casco di ricci scuri tipico del ragazzo.
– Tesoro, questo lo lascio a te. – mormorò Mercedes, che lo aveva sentito dall’altra parte del bancone, con un sorriso soddisfatto sul volto.
Kurt si fece coraggio e si avvicinò al ragazzo, in fondo in quel mondo il principe (o forse ex?) non si ricordava di lui.
– Buongiorno, che ti porto? – gli chiese, mascherando con un sorriso il disagio che provava.
– Buongiorno! – esclamò lui. – Prendo dei pancake con mirtilli e del cappuccino. –
– Perfetto! Arriva subito. – rispose Kurt, allontanandosi dal tavolo.
– Sei nuovo? – domandò Blaine, bloccando Kurt. – Non ti ho mai visto da queste parti. –
– In realtà si. Sono arrivato da poco. –
– Come ti chiami? – gli chiese Blaine.
– Kurt. – balbettò.
– Kurt. – ripeté l’altro. A Kurt venne un brivido sentendo Blaine pronunciare il suo nome, sentendo come la lingua dell’altro scivolasse sulla ‘r’ – Piacere di conoscerti, Kurt. Io sono Blaine. –
– Piacere mio. –
– Beh, spero che ti troverai bene a Mistbrooke. – replicò il moro, con un dolce sorriso.
– Grazie. –
A quel punto il telefono di Blaine squillò. – Scusami, è il mio ragazzo. –
– Figurati, ti vado a prendere la tua ordinazione. – rispose Kurt, voltandosi con un sorriso triste.
Kurt non poteva immaginare che Blaine avesse un ragazzo, sperava che almeno potesse avere qualche speranza con lui. Non che nel loro mondo avessero intrapreso una relazione, in effetti. Avevano solo parlato qualche volta, ma avevano scoperto di avere molto in comune, e nutrivano un sincero interesse l’uno per l’altro. Inoltre, erano frenati dal fatto che era inconcepibile, nel loro mondo, che due ragazzi stessero insieme. Senza considerare il fatto che Kurt era un semplice contadino, figlio di un taglialegna, mentre Blaine era un principe, destinato a governare il reame accanto ad una principessa a cui era stato destinato sin dall’infanzia.
Sospirò. Un altro ostacolo si frapponeva alla riuscita della sua missione. Kurt non avrebbe potuto contare sull’aiuto di Blaine. Chissà se almeno si ricordava che Rachel era sua sorella. Avrebbe dovuto chiederlo alla ragazza senza destare sospetti, ma non era così fiducioso, dato che Finn non si ricordava di lui.
Nel frattempo l’ordinazione di Blaine era pronta, perciò Kurt si sbrigò a portargliela. Ancora l’ex principe stava parlando con il suo ragazzo.
– Ecco la tua ordinazione. – gli mimò Kurt.
– Grazie. – rispose Blaine, sempre con lo stesso tono di voce.

Quella mattina Blaine non aveva voglia di preparare la colazione. La sera prima era uscito con Sebastian, Finn, Sam, Tina e Mike,  rispettivamente il suo ragazzo e i suoi migliori amici, ed era rientrato tardi. Dato che comunque doveva alzarsi, considerando che aveva lezione alla prima ora, decise di mangiare al diner di Mercedes. Era da tanto che non ci andava, ma aveva sempre apprezzato i manicaretti di quel posto.
Sebastian ancora dormiva, sarebbe andato in ospedale solo dopo qualche ora. Perciò, si alzò lentamente dal letto, tentando di fare meno rumore possibile, si vestì velocemente, afferrò la cartella che conteneva i compiti corretti dei suoi piccoli studenti, e si incamminò fuori di casa. L’aria frizzantina gli accarezzava il volto. Era novembre, e anche se la mattina le temperature non erano elevate, tutto sommato era una stagione abbastanza mite, considerando anche lo stato in cui si trovavano: il Maine non era famoso per essere soleggiato.
In pochi minuti raggiunse il diner. Era una fortuna che Mistbrooke fosse piccola, in pochi minuti si arrivava dappertutto, non serviva nemmeno l’auto.
Blaine entrò nel locale, che come sempre aveva molti tavoli vuoti, e si accomodò.
– Ecco il nostro maestro preferito! È da tanto che non ti si vede! Hai per caso trovato un locale più buono? – gli chiese scherzosamente Mercedes, salutandolo.
– Non sia mai! Nessuno cucina manicaretti migliori dei tuoi! –
– Vorrei ben vedere. – minacciò lei.
Blaine scoppiò in una risata, e si rimise comodo sul tavolo.
A quel punto uscì dal retrobottega un ragazzo, dai tratti chiari e delicati, con degli enormi occhi blu. Blaine si pietrificò per lo shock. Quegli occhi! Non si sarebbe mai potuto dimenticare di quegli occhi! Da ben due anni un paio di occhioni blu cielo avevano tormentato i pensieri di Blaine. Non riusciva a toglierseli dalla testa, ma non riusciva a ricordare dove li avesse potuti vedere. Li sognava la notte, e li aveva cercati in ogni ragazzo con cui era stato – non tanti in realtà. Anche con Sebastian, il suo ragazzo, era successa la stessa cosa. ‘Bas, come lo chiamava lui, era un bel ragazzo, alto, magro e con un paio di occhi verdi. Era un tipo un po’ particolare, e inizialmente si era dovuto adattare non poco al suo carattere,  ma ora, dopo ben due anni che stavano insieme, poteva dire di essere felice per la loro relazione. Era dura soprattutto per i loro differenti turni di lavoro: Blaine era un maestro elementare, perciò aveva turni abbastanza regolari, Sebastian invece era medico nell’ospedale locale, e questo comportava orari assurdi, spesso anche di notte. Ma erano riusciti a trovare una loro armonia.
Nel momento in cui Blaine aveva incrociato gli occhi blu dello sconosciuto, però, tutta questa armonia si  era spezzata. In Blaine si era mosso qualcosa, qualcosa che non riusciva a definire.
Nel frattempo il ragazzo si era avvicinato per prendere l’ordinazione.
– Buongiorno, che ti porto? – gli chiese, con un dolce sorriso sul volto.
– Buongiorno! – esclamò lui, mascherando il disagio con una voce più acuta del normale. – Prendo dei pancakes con mirtilli e del cappuccino. –
– Perfetto! Arriva subito. – rispose il cameriere, allontanandosi dal tavolo.
– Sei nuovo? – domandò Blaine, bloccandolo. – Non ti ho mai visto da queste parti. –
– In realtà si. Sono arrivato da poco. –
– Come ti chiami? – gli chiese Blaine.
– Kurt. – balbettò.
– Kurt. – ripeté l’altro. Non sapeva perché, ma a Blaine quel ragazzo sembrava sempre più familiare, anche se non capiva dove poteva averlo visto. In un’altra vita, magari, pensò. – Piacere di conoscerti, Kurt. Io sono Blaine. –
– Piacere mio. –
– Beh, spero che ti troverai bene a Mistbrooke. – rispose Blaine.
– Grazie. –
A quel punto il telefono di Blaine squillò. – Scusami, è il mio ragazzo. –
– Figurati, ti vado a prendere la tua ordinazione. – rispose Kurt, voltandosi verso la cucina.
– Pronto? – chiese Blaine, rispondendo al telefono.
Ehilà, straniero! – esclamò una voce familiare.
– ‘Bas, buongiorno. – sospirò Blaine.
Buongiorno a te! Dove sei? Mi sono svegliato e non c’eri più.-
– Ho preferito non svegliarti, quindi sono andato a fare colazione al diner. –
Oh, in quella topaia?
– Eddai, non è così male. –
Scherzi, vero?
– No, a me piace. –
Senti, io devo iniziare a preparami, ci vediamo stasera, ok? – lo salutò Sebastian. – E ti farò rimpiangere per non avermi aspettato, stamattina. – disse poi, abbassando il tono di voce.
– Oh, ok. –
Nel frattempo era arrivato Kurt con la sua ordinazione.
– Ecco la tua ordinazione. – gli mimò Kurt.
– Grazie. – rispose Blaine, sempre con lo stesso tono di voce.

Becky intanto osservava la scena da fuori il diner. Aveva decisamente qualcosa da raccontare a Sue. Si avviò verso l’ufficio del sindaco.
– Becky, entra pure. – la invitò la donna dall’interno dell’ufficio.
– Abbiamo delle novità. – le disse la giovane.
– Dimmi, allora. –
– Kurt e Blaine si sono incontrati. –
– Molto, molto male Becky. Dobbiamo fare in modo che non si mettano insieme. –
– Ma Blaine non è impegnato? –
– Ti sembra che la mangusta sia un problema? Nessuno può fermare quei due. –
– Ok, quindi che facciamo? –
– Dobbiamo tenerli lontani. –

Mondo delle fiabe, 3 anni fa

Rachel e Jesse passavano molto tempo insieme, e sembravano andare d’accordo. La ragazza però ancora non era convinta sui suoi sentimenti. Nel profondo – forse non così tanto – nutriva dei sentimenti sinceri nei confronti di Finn. L’aveva visto solo due volte, ma non riusciva a toglierselo dalla testa.
D’altro canto, Blaine stava per incontrare la sua promessa sposa, una certa principessa Tina, che sarebbe venuta a momenti.
La mattina in cui sarebbe arrivata la promessa sposa di Blaine, il ragazzo era molto agitato. Rachel era uscita a fare una passeggiata con Jesse, annoiandosi a morte, almeno secondo quello che diceva lei, e Blaine stava aspettando nella stanza dove conservavano i loro passatempi, suonando il pianoforte.
Ad un certo punto, la porta si aprì e il principe fu richiamato da uno dei maggiordomi.
– Vostra maestà, la corte della principessa Tina sta arrivando. –
– Grazie, Sebastian. – rispose lui, alzandosi e dirigendosi verso la porta.
Blaine scese le scale, e si trovò di fronte ad un uomo sulla cinquantina, dai tratti asiatici e con’espressione emozionata, accanto ad una ragazza della sua età, molto carina, avvolta da un elegante abito viola, che sembrava alquanto imbarazzata.
– Blaine, eccoti, finalmente! – esclamò la madre. – Questa è Tina, la tua promessa sposa. – disse poi, indicandogli la ragazza.
– É un piacere conoscerti. – disse il principe, baciandole delicatamente la mano.
– Il piacere è mio. – rispose lei, con un sorriso sul volto.
All’apparenza sembrava una ragazza molto dolce.

I due cominciarono a passare molto tempo insieme, scoprendosi affini sotto molti aspetti.
Un pomeriggio Blaine e Tina stavano passeggiando negli enormi giardini che circondavano il palazzo, e il ragazzo tentò di fare una domanda più personale, complice anche il rapporto che erano riusciti ad instaurare.
– Tina, posso chiederti una cosa? –
– Tutto quello che vuoi. –
– Prima del tuo arrivo, qui a palazzo girava una strana voce. Dicevano che eri fuggita dal tuo castello per unirti all’esercito reale. All’inizio ho avuto anche io i miei dubbi, anche se non sono molto amante dei pettegolezzi, ma poi ti ho visto arrivare, e i miei dubbi si sono dissolti. –
– In realtà è vero. Che sono fuggita, intendo. –
– Davvero? –
– Sì. È successo un paio di anni fa. Il mio regno era stato invaso da una tribù di ex sudditi ribelli stanziati ai confini del reame. I miei genitori non volevano, ma io decisi di rendermi utile alla situazione. Non riuscivo a stare tranquilla dentro il castello, sapendo quello che stava accadendo fuori da quelle quattro mura. Perciò, una notte decisi di andarmene, lasciai un biglietto ai miei genitori spiegando loro che finita la guerra sarei tornata a casa, e mi travestii da uomo per entrare nell’esercito. All’inizio non se accorse nessuno, e anzi, strinsi una sincera amicizia con uno dei soldati, Mike. Una mattina, però, facevo il bagno, e uno dei miei commilitoni mi vide, e si accorse che ero sicuramente diversa dagli altri. Mi denunciò e fui costretta ad abbandonare l’esercito. Solo Mike mi rimase accanto, e vagammo per qualche tempo nei piccoli villaggi, cercando di sopravvivere. Nel contempo ci innamorammo. Quando raggiunsi la capitale, però, fui costretta a tornare al castello i cui abitanti non presero bene la mia fuga e Mike. Ci separarono, e costrinsero a mantenere fede al matrimonio combinato. Sono felice che almeno non sono destinata a sposare un principe snob e antipatico, ma anzi un ragazzo dolce come te, ma il mio cuore sarà sempre di Mike. –
– Mi dispiace per tutto quello che ti è successo, ma sappi che se vuoi rompere il fidanzamento io non te lo impedirò. Non voglio esserti di ostacolo per la tua felicità. –
– Grazie, Blaine,  ma non credo sia così facile. –

In quei giorni, Kurt si era ritrovato a pensare a Blaine più di una volta. Non si erano più incrociati più da quella volta nel bosco, ma non riusciva a togliersi il principe dalla testa. Era stato tentato più di una volta dal cercarlo nei pressi del castello, e una volta ci era andato. Si era aggirato intorno all’enorme giardino, e aveva intravisto Blaine assieme ad una ragazza molto carina. Stavano ridendo fragorosamente, e sembravano affiatati. Kurt si allontanò, affranto. In fondo nessuno aveva mai detto che al principe piacessero i ragazzi, era destinato a sposare una bella principessa, si disse.

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