Only a pair of blue eyes (4° capitolo)

Nuovo capitolo della mia storia! Fatemi pure sapere se vi piace 🙂

copertina

Capitolo 4
E alla fine arriva papà

 

La saggezza del padre è il più grande ammaestramento per i figli.
(Democrito)

Nostro mondo, oggi

Fra i vari nodi che ancora c’erano da sciogliere per Kurt a Mistbrooke c’era quello di suo padre, Burt. Non sapeva se fosse stato anche lui trasportato lì con la maledizione (cosa che riteneva alquanto probabile, visto che tutti gli altri erano lì), o, peggio, se ci fosse ancora – ma Kurt non voleva pensare affatto a questa opzione. Per questo, il ragazzo decise di informarsi e di andare a cercarlo per la cittadina. Non credeva che fosse tanto difficile: nel suo mondo Burt era abbastanza conosciuto, visto il lavoro che svolgeva nel villaggio, e Mistbrooke era una cittadina piuttosto piccola.
Decise di chiedere a Mercedes, che praticamente era il giornale locale, visto il numero di pettegolezzi e informazioni che passavano per la sua tavola calda. Se c’era qualcuno che poteva sapere di suo padre, quella era lei.
– ‘Cedes, vorrei chiederti una cosa. – esordì una mattina, mentre aspettava per servire ai tavoli.
– Dimmi pure. – disse lei, curiosa.
– Per caso conosci un certo Burt Hummel? Non so che lavoro faccia, ma so che vive qui. –
– Certo, ha un’officina poco distante da qui. Ti scrivo il suo indirizzo. – rispose lei, con un sorriso consapevole sul volto.
– Grazie mille, ci vado subito una volta finito il turno. – disse lui, contenendo a stento l’emozione.
La donna lo osservò felice. Tutto stava andando secondo i suoi piani.

Come promesso, terminato il turno Kurt si fece trovare all’indirizzo che gli aveva dato Mercedes. Impiegò solo una decina di minuti, e alla fine si trovò davanti ad un’officina meccanica, chiamata Hummel Tires & Lube.
– Ci siamo. – mormorò il ragazzo. Tirò un forte sospiro, ed entrò nella grande carrozzeria.
All’interno non sembrava esserci molta gente. Kurt si avvicinò a uno dei dipendenti, che stava controllando il motore di un’auto.
– Scusami, sapresti dirmi dove posso trovare un certo Burt Hummel? – chiese.
– Burt, c’è qualcuno che ti cerca. – esclamò l’altro. – Arriva subito. – disse poi con un sorriso, rivolgendosi a Kurt.
– Grazie. –
Poco dopo un uomo sulla cinquantina, vestito da meccanico e con un cappellino da baseball in testa si avvicinò.
– John, che è successo? – chiese l’uomo.
– Questo ragazzo ti cercava. – rispose l’altro, indicandogli Kurt.
– Papà. – mormorò quest’ultimo, non appena lo vide, trattenendo a stento la commozione.
– Kurt. – balbettò l’uomo, con gli occhi già velati di lacrime. – V-vieni nel mio ufficio. – riuscì a dire.
Il ragazzo lo seguì silenziosamente, ignorando lo sguardo curioso dei dipendenti.
Entrarono nell’ufficio e, una volta chiusa la porta, si abbandonarono ad un abbraccio stretto, che cercava di colmare i due anni che li avevano distanziati.
– Papà, mi sei mancato tanto. – mormorò Kurt tra le braccia del padre, che in tutta risposta lo strinse ancora di più a sé.
– Anche tu, Kurt, non sai quanto. –
Entrambi piansero un po’, liberandosi della tensione che li aveva attanagliati fino a quel momento. Kurt era felice e allo stesso tempo confuso che suo padre lo avesse riconosciuto. Pensava che anche lui dovesse essere sotto l’effetto della maledizione.
– Papà, sono confuso. Tutti hanno perso la memoria, perché tu no? –  chiese il ragazzo.
– Non lo so. Me lo chiedo anche io da due anni, ma non sono riuscito a trovare una spiegazione. So solo che questi due anni sono stati un inferno. È stata dura doversi abituare ad un mondo completamente diverso dal nostro, senza che tutti quelli intorno a me  si ricordassero nulla. Per non parlare del fatto che non sapevo dove fossi. Avevo paura che fossi da qualche parte nel mondo, da solo e spaesato. Sei sempre stato un tipo forte, e sapevo che prima o poi te la saresti cavata e ti saresti abituato, ma non è stato facile da accettare. Sapevo anche che c’era un motivo se non eri stato trasportato qui con noi, ho sempre saputo che eri stato destinato a cose grandi, ma non ero sicuro che sarei riuscito a rivederti. Invece eccoti qui, e io non potrei essere più che felice. –
– Anche per me sono stati due anni difficili. Mi sono ritrovato di botto a New York, una città enorme e così diversa dal mondo a cui ero abituato, con in testa tutti i ricordi del mio passato, ma senza una minima idea di dove fossero finite tutte le persone che amavo. Ho girato in lungo e in largo tutti gli Stati Uniti, senza ottenere un briciolo di risposta. Quando sono arrivato qui avevo quasi perso le speranze, e sono stato così felice di aver rivisto Rachel, Finn e Blaine, ma mi sono scoraggiato nello scoprire che non si ricordavano di me. Neanche mio fratello mi ha riconosciuto, capisci? È stato così difficile da accettare, e ancora non sono riuscito a capire cosa sia accaduto. –
– Figliolo, non sei da solo. So che è stata dura, ma sono così fiero che tu sia rimasto la meravigliosa persona che eri nonostante tutto quello che hai passato. Affronteremo la situazione insieme, d’accordo? Non ti lascerei mai da solo in una situazione del genere. –
– Grazie, papà. Non sai quanto mi rincuora sentire queste parole. –
– Ehi, sarò un po’ acciaccato, ma sono pur sempre il tuo vecchio! -esclamò l’altro.
– Il mio vecchio, eh? – domandò divertito Kurt.
– Beh, nonostante tutto mi piace questo nuovo mondo. – disse il padre, a mo’ di spiegazione.
– Inizia a piacere anche a me. – mormorò il ragazzo.
Il padre lo guardò con un sorriso comprensivo sul volto.
– Che ne dici se intanto inizio a spiegarti un po’ quello che è successo? – propose l’uomo.
– Mi sembra giusto. – acconsentì il figlio.
– Dunque, quando siamo stati trasportati qui, è stato come se non fosse accaduto nulla. Tutti hanno iniziato a comportarsi come se avessero sempre vissuto in questo mondo, e anche per questo mi è stato così difficile adattarmi. Colui che ha scagliato la maledizione ha creato dei finti ricordi per tutti, tanto perfetti da sembrare reali. Non so perché io non ne sono stato vittima, ma quando mi sono risvegliato in questo nuovo mondo non esistevano più le amicizie, i fratelli, i genitori o gli amori. Da subito ho cercato Carole e Finn, ma né l’uno né l’altra si ricordavano di me. Ho indagato, e ho cercato di informarmi, ma non sono riuscito a trovare molte riposte. –
– Fantastico, te cosa mi suggerisci? –
– Parti dalla biblioteca, le migliori risposte a volte si trovano sui libri. –
– È una buona idea in effetti. –
– Quando non ne ho? – rispose scherzosamente il padre. – E fatti aiutare dagli amici, sanno essere più utili di quello che credi. –
– Grazie. –
– E di che? Ora figliolo ti devo salutare, il lavoro chiama. Comunque ti scrivo il mio indirizzo, vienimi a trovare quando vuoi, e anzi, se hai problemi per trovare un alloggio vieni pure a stare con me. –
– Grazie mille. Al momento abito e lavoro al diner di Mercedes, ma ci penserò. –
– Fai come preferisci. La mia porta è sempre aperta per te. – concluse l’altro con un sorriso.
– Ciao, papà. – lo salutò Kurt con un abbraccio.
– Ciao, Kurt. –
Il ragazzo uscì dalla carrozzeria, con molta più fiducia in tasca. L’incontro con suo padre gli aveva fatto bene, ed era molto più tranquillo, ora che sapeva di aver qualcuno su cui appoggiarsi. Ripensò alle parole di Burt: fatti aiutare dagli amici, sanno essere più utili di quello che credi. Forse loro sapevano qualcosa? Finora aveva fatto amicizia solo con Rachel e Mercedes. Sull’ex principessa non nutriva alcun dubbio, non si ricordava minimamente del suo passato; la stessa cosa però non poteva dire di Mercedes. Anche se si ricordava del suo nome, nulla sapeva della sua reale identità. Sicuramente era una figura positiva, ma non riusciva a ricollocarla in alcun modo.
Decise di fare un salto in biblioteca, come aveva suggerito il padre.

Dall’altra parte della città, Blaine e Sebastian si stavano godendo uno dei pochi momenti in cui nessuno dei due lavorava per stare un po’ insieme. Più precisamente, Sebastian era dentro il moro, e lo stava stimolando con la mano, senza alcun risultato.
– Forza, tesoro, eccitati per me. – sussurrava provocatoriamente.
– ‘Bas, non ce la faccio, scusa. Non è proprio giornata. – lo interruppe Blaine.
L’altro si sfilò da lui e si accomodò sul letto. – Mi spieghi che ti succede? È da qualche giorno che ti vedo strano. Sei distante, e mi sembri lontano anche mentre lo facciamo. Se c’è qualcun altro lo voglio sapere, magari riusciamo a fare una cosa a tre. –  chiese, stuzzicandolo.
– Non lo so. Non c’è nessun altro, ma forse non mi sento più così sicuro dei miei sentimenti nei tuoi confronti, è come se ci fosse qualcosa di sbagliato, ecco. –
– Uhm, ok. Non è una gran cosa da sentirsi dire, ma diciamo che va bene. –
– Mi dispiace, ‘Bas, non voglio ferirti. – disse mortificato il moro.
– Sai che ci vuole più di questo per farmi star male. –  rispose Sebastian, con un sorriso, nascondendo il fatto che in realtà lo aveva ferito abbastanza. – Però sai che ti dico? Finché non capisci i tuoi sentimenti, credo che dovremmo stare lontani. Per un po’ almeno. Io posso andare da Thad e tu rimani qui, o dove vorrai tu. –
– Mi dispiace. – mormorò l’altro. – Però non voglio che te ne vada tu, me ne andrò io. –
– Come vuoi, ma non voglio sentire i tuoi piagnistei, vattene e basta. – replicò l’altro.
A quel punto Blaine si alzò, si vestì, raccolse le prime cose che trovava che appartenevano a lui e uscì di casa.
Chiamò subito il suo migliore amico. – Finn? –
Ehi, Blaine, dimmi pure.
– Potrei venire da te e Sam per qualche giorno? –
C-certo! Cos’è successo? – chiese il poliziotto, confuso.
– È complicato, preferisco spiegartelo di persona. –
Va bene, finisco il turno fra mezz’ora, aspettami davanti casa. –
– Ok. –

Non appena Kurt uscì dalla carrozzeria, Burt inviò un messaggio a Mercedes.

Ciao, come saprai, Kurt è venuto da me.
 Dobbiamo assolutamente parlare. Dimmi quando posso venire da te.
Burt

 

Vengo io da te. 10 minuti e sono lì.

Mondo delle fiabe, 3 anni fa

Da quando aveva visto Blaine scherzare con quella ragazza nel giardino del palazzo reale, Kurt era devastato. Sembrava stupido, considerando che si erano visti solo una volta, ma il ragazzo era stato colpito sinceramente dal principe, e credeva di aver visto uno sguardo, o comunque qualcosa, che gli aveva fatto pensare che anche per il principe era accaduto lo stesso. Inoltre si vociferava che al principe non interessassero le ragazze, considerando che non aveva mai provato interesse per loro. Kurt non ascoltava i pettegolezzi portati in giro dalle donne del paese, aveva ben altro a cui pensare, ma qualche volta quei pettegolezzi erano veri, e sotto sotto sperava che lo fosse anche questo.
Forse si era illuso, vero, ma per qualche attimo ci aveva davvero sperato. Tutto però era crollato nel momento in cui lo aveva visto con quella ragazza. Sembrava così felice. Sembravano così innamorati.
Sospirò. Era inutile rimuginarci sopra. Anche se gli fossero piaciuti i ragazzi, non poteva avere alcuna speranza. Lui era un semplice taglialegna, mentre Blaine era addirittura il principe del suo reame. Sarebbe stato meglio per lui dimenticarsi del principe e dei suoi meravigliosi occhi color ambra.

Una sera Kurt era nel suo letto, leggendo per l’ennesima volta alla fioca luce di una candela uno dei pochi libri che faticosamente era riuscito a comprarsi. Fu però chiamato da suo padre.
– Kurt, verresti un attimo di qua, per favore? –
– Certo. –
– È per caso successo qualcosa di particolare? Da qualche tempo ti vedo strano. – chiese l’uomo, una volta che si erano seduti.
– N-no. – balbettò il ragazzo.
– Avanti, ti conosco. Ti ho cresciuto io, ricordi? Inoltre ci siamo promessi di essere sempre sinceri l’un l’altro, non vuoi mantenere la promessa? –
– Non ti si può nascondere nulla, eh? – disse Kurt.
– Non sono un uomo colto, ma conosco bene mio figlio. –
Kurt sorrise. – A dir la verità sì, ci sarebbe una persona che mi piace, ma è impossibile essere ricambiato. –
– Un ragazzo? – domandò cautamente Burt.
Kurt impallidì. Non aveva mai detto a nessuno che era attratto dai ragazzi, e non capiva come suo padre potesse averlo capito. – Come l’hai capito? –
– Lo so da quando avevi sei anni. Sei sempre stato un bambino, e poi un ragazzo, un po’ particolare. Non è comune che un bambino chieda una bambola per il compleanno. Non ce l’ho con te, per me sarai sempre mio figlio, nonostante tutto, e non ci sarà nulla che mi farà smetter di volerti bene. –
– Papà, io non… –
– Non dire niente, non ce n’è bisogno. Dimmi solo se questo ragazzo ti ha fatto del male. Ho pur sempre alcuni martelli in casa. –
– C-cosa? No! È solo molto complicato. –
– Sai che ti dico? Se siete destinati a stare insieme, qualsiasi cosa accada, prima o poi ci riuscirete. –
– Non credo accadrà mai. –
– Allora incontrerai un altro ragazzo. Ce ne sono molti che vorrebbero stare con te. Se non sarà lui sarà un altro. –
– Grazie. –

Rachel passava sempre più tempo con il suo promesso sposo, Jesse. Avevano molte cose in comune, ma sentiva che mancava quel qualcosa, che non sapeva ben definire ma che sapeva non sarebbe mai arrivato. Jesse non sarebbe stato un cattivo compagno, nè come marito nè come governante, ma Rachel sentiva che non sarebbe mai riuscita ad essere completamente felice con lui. Inoltre non riusciva a togliersi dalla testa Finn, il ragazzo incontrato nel bosco. L’aveva visto solo due volte, una delle quali di soppiatto, ma aveva percepito una sensazione forte nei suoi confronti, una sensazione che finora non era riuscita ad avere con Jesse. Sentiva che il ragazzo era quello giusto, ma ancora non sapeva come far sì che anche lui lo sapesse.

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