Only a pair of blue eyes (5° capitolo)

Le cose si fanno interessanti 😉

copertina

Capitolo 5
Il coraggio di rischiare

 

Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, è perché non osiamo che sono difficili.
(Seneca)

Nostro mondo, oggi

Mercedes, terminato il lavoro, decise di raggiungere la carrozzeria di Burt Hummel. Erano gli unici, oltre a colei che aveva lanciato la maledizione, a sapere la verità. Ora che Kurt, il figlio di Burt che credevano perduto, era arrivato in città, c’era qualche speranza che la maledizione venisse spezzata. O almeno così speravano.
– Burt, sono arrivata. – disse la donna, chiedendo il permesso per entrare.
– Oh, eccoti. Entra pure. – rispose l’uomo, ancora scosso dall’incontro di poco prima con il figlio.
– Come stai? – gli chiese premurosamente Mercedes.
– Bene, anche se è stato un colpo rivedere Kurt dopo tutto questo tempo. Bello, ma pur sempre un colpo. –
– Lo so. Devo dire che anche per me è stata una sorpresa dopo tutto questo tempo. Comunque se l’è cavata in questi due anni. Non è cambiato molto dal ragazzino abituato al piccolo villaggio. E’ solo più forte. –
– Lo so, e sono così fiero di lui. E’ un ragazzo meraviglioso, nonostante tutto quello che ha dovuto affrontare. –
– Davvero. E sono convinta che sarà lui a salvarci. –
– Abbiamo un solo problema: Sue. – mormorò l’uomo.
– Sue non è un problema. So che in questo mondo ho perso i miei poteri, ma sono pur sempre la fata madrina, e posso aiutare Kurt. E tu sei suo padre, chi meglio di te può stargli accanto in un momento del genere? –
– Hai ragione, Mercedes. –
– Lo so. – rispose lei con un sorrisetto. – Dobbiamo fare in modo che Blaine si avvicini a Kurt, è l’unico modo per spezzare la maledizione. Kurt è ancora cotto, si sono incontrati al mio diner e ho visto come l’ha guardato, non l’ha mai dimenticato. –
– Il problema sarà convincere Blaine. –
– Non lo so se sia davvero un problema. Sembra felice con quel Sebastian, ma cederà, ne sono convinta. –
– Speriamo che sia così. –
– Fidati di me, so riconoscere il vero amore. –

Kurt decise di seguire il consiglio di suo padre, perciò il giorno dopo la chiaccherata con Burt si decise a cercare la biblioteca di Mistbrooke. Kurt adorava leggere, infatti una delle cose che aveva amato della nuova realtà in cui era approdato era proprio la facilità con cui si reperivano i libri, cosa impossibile nel suo mondo. Perciò, con molto entusiasmo aveva accettato l’idea di suo padre, e anzi, si era dato dello stupido per non averci pensato lui stesso.
Incrociò suo fratello per strada, mentre stava lavorando. E’ un poliziotto, saprà dove sta la biblioteca, pensò Kurt.
– Ciao! – esclamò, cercando di attirare l’attenzione.
– Ehi, ciao! Kurt, giusto? – disse l’altro.
– Sì, giusto. – rispose quest’ultimo con un sorriso.
Finn replicò con un sorriso soddisfatto. E’ sempre il solito bonaccione, pensò Kurt.
– Hai bisogno di aiuto? – domandò il poliziotto.
– In realtà sì. Mi sapresti dire dov’è la biblioteca? –
– Sì, certo. Ti accompagno, al momento sono libero. –
– Grazie mille. –
– Figurati, lo faccio volentieri. –
Si avviarono attraverso le viuzze della cittadina e Finn ne approfittò per conoscere meglio Kurt.
– Allora, Kurt, che sei venuto a fare qui a Mistbrooke? –
– Uhm, volevo cambiare aria. –
– Capisco, di dove sei? –
– New York. –
– Non ci sono mai stato, ma dicono che sia una città molto bella. –
– E’ molto caotica, ma una volta che ti ci abitui è stupenda. –
– Lo immagino. Eccoci, siamo arrivati. – disse Finn, fermandosi davanti all’ingresso di quella che doveva essere la biblioteca pubblica.
– Grazie per avermi accompagnato. –
– E di che? –  il poliziotto concluse con un occhiolino e se ne andò.
Kurt prese coraggio e aprì il grande portone.
– Buongiorno. – disse, guardandosi intorno. Non sembrava esserci nulla di strano, si disse.
– Buongiorno. Tu sei? – gli chiese da dietro il bancone una ragazza con dei lunghi capelli scuri sciolti sulle spalle, con sguardo inquisitorio. Sebbene fosse gay, la trovava davvero attraente.
– Kurt. Kurt Hummel. –
– Piacere di conoscerti, Kurt. Io sono Mary e sono la bibliotecaria. Cosa ti serve? – domandò cordialmente.
– Cerco dei libri che trattino di maledizioni o cose simili. –
– Dici sul serio? Tipo fantasy o cose del genere? – domandò lei scettica.
– Uhm, suppongo di sì. –
– Va bene, vediamo se c’è qualcosa. – disse, cominciando a picchiettare sulla tastiera del computer. – Non c’è molto, ma è pur sempre qualcosa. Terzo corridoio a sinistra, secondo scaffale. –
– Grazie. –
La ragazza rispose con un gesto sommario della mano.
Kurt si diresse verso il corridoio che la bibliotecaria gli aveva indicato. In effetti, non c’era moltissimo, c’erano solo una decina di libri, ma considerando l’argomento pensò che fosse più che sufficiente.
Sfogliò i primi due libri, che però si rivelarono inutili: erano più che alto racconti d’avventura con protagonisti delle creature di fantasia.
Il terzo tentativo, però, si rivelò propizio: il libro si intitolava Pozioni e incantesimi di magia nera e sembrava molto consumato. Il ragazzo si mise a sfogliare le pagine e rabbrividì quando lesse gli incantesimi riportati: erano tutti malefici e maledizioni. Ad un certo punto si imbattè in un incantesimo che permetteva di trasportare le persone in un altro mondo. Kurt trattenne il respiro: era proprio quello che stava cercando. Lo richiuse subito per lo sgomento e si diresse verso il banco della bibliotecaria.
Mary, nel frattempo, stava con il cellulare, annoiata, e subito alzò lo sguardo nel momento in cui sentì Kurt avvicinarsi.
– Allora, hai trovato quello che cercavi? – domandò.
– Sì, penso di sì. – rispose il ragazzo, appoggiando il libro sul bancone.
– Caspita, roba macabra. Vuoi per caso lanciare dei sortilegi a qualcuno? – chiese la ragazza, con un ghigno.
– C-cosa? No! – esclamò lui.
– Rilassati, stavo scherzando. Comunque hai un mese di tempo prima di riportarmi il libro. Ma prima ancora devi fare la tessera per il prestito. –
– Oh, certo. – rispose Kurt, tirando fuori i propri documenti.
La ragazza riportò i dati sul computer, e si incuriosì vedendo la città di provenienza di Kurt. – New York, eh? Che ci sei venuto a fare in questo schifo di città, se provieni da una città come New York? –
– Avevo bisogno di cambiare aria. – disse Kurt, cercando di mantenere il controllo. Perché diamine tutti gli chiedevano di New York?, si chiese.
– Mmh. – annuì lei poco convinta. – Ecco il tuo libro. Vai pure fare i tuoi sortilegi. – disse poi, facendo l’occhiolino.

Blaine aveva passato la notte a casa di Finn e Sam, che non gli avevano fatto domande dopo averlo visto stravolto.
Di prima mattina si alzò, dopo aver passato una notte insonne. Non riusciva a non pensare a ciò che era successo. Si era praticamente lasciato con Sebastian, per un motivo che neanche lui sapeva definire. Si sentiva decisamente in colpa, ma sentiva anche di aver fatto la cosa giusta. D’un tratto, non era più sicuro dei suoi sentimenti per il dottore, e non riusciva a togliersi dalla testa gli occhi azzurri del nuovo arrivato in città. Solo che non voleva far soffrire Sebastian. Sospirò. Forse una bella colazione gli avrebbe chiarito le idee.
Sentiva un buon odore provenire dalla cucina, quindi considerò l’idea che Finn o Sam stessero facendo colazione. Con non poca fatica, si avviò verso la cucina.
– Eccoti, bell’addormentato. Come stai? – gli chiese sorridente Finn. Sam era già andato al lavoro, gestiva una panetteria.
– Diciamo bene. Ho dormito pochissimo. –
– Lo vedo. Ti faccio un caffè. – rispose, avvicinandosi alla macchinetta del caffè. – Mi vuoi dire che è successo? -disse poi.
– I-io e Sebastian ci siamo lasciati. –
– Cosa? Com’è successo? – esclamò Finn.
– E’ colpa mia. Non sono più sicuro dei sentimenti che provo per lui. Gliel’ho detto e giustamente se l’è presa. –
– Amico, mi dispiace. –
– Anche a me. Ma lo sai la cosa che mi rompe di più? E’ che è successo tutto in un attimo. Non riesco a togliermi dalla testa il nuovo ragazzo che è arrivato in città. E’ come un’ossessione. –
– Dici davvero? –
– Sì, e non riesco a capire il perchè. Ci ho parlato solo una volta. –
– Magari ti ha colpito molto. Prova a parlarci di nuovo. Magari ti aiuta ad esorcizzare la cosa. –
– Grazie, Finn, è davvero un buon consiglio. –
– Ehi, per chi mi hai preso? Ogni tanto il criceto che ho nella mia testa fa il suo dovere. – rispose l’amico, facendo ridere Blaine.

Mondo delle fiabe, 3 anni fa

Rachel non ne poteva più di passare del tempo con Jesse. Sembrava che il ragazzo volesse tenerla tutto per sè, e non la mollava un attimo. Decise di tornare al villaggio.
Raggiunse Blaine nella sua stanza per chiedergli di accompagnarla. Il fratello stava leggendo un libro.
– Blaine, posso parlarti? – chiese.
– Sì, certo, dimmi pure. – rispose lui, facendole segno di accomodarsi sul letto.
Rachel si sedette, mentre Blaine richiuse delicatamente il libro, poggiandolo sul comodino.
– Non ho mai visto quel libro, da dove viene fuori? – domandò lei.
– Me l’ha prestato Tina. E’ un libro d’avventura. – spiegò lui.
– Interessante. Come ti trovi con lei? –
– Bene, è una ragazza molto in gamba. Sai che è fuggita da palazzo per combattere nell’esercito? –
– Allora i pettegolezzi erano veri. Ti vedo entusiasta di lei. –
– Lo sono. Sono felice che sia lei la mia futura sposa. Mi aspettavo una principessa viziata ed egocentrica, invece mi sono ritrovato una ragazza molto simpatica e intelligente.-
– Più di tua sorella? – chiese Rachel con tono divertito.
– Nessuno può sostituirsi alla mia sorellina! – replicò lui con lo stesso tono.
– Vorrei ben vedere! E comunque sono più grande di te! – squittì la ragazza. Blaine rispose con una linguaccia.
– Allora, di che volevi parlarmi? – domandò poi il principe, riprendendo il controllo della situazione.
– Giusto. Allora, dato che passo la maggior parte del mio tempo con Jesse vorrei avere un po’ di tempo per me. –
– Mmmh, e magari vorresti andare da un certo Finn? – chiese lui, malizioso.
– Mmm, si? Come hai fatto a capirlo? –
– Ti conosco troppo bene. – rispose con un occhiolino.

I due fratelli, quindi, nel pomeriggio si incamminarono e si diressero verso il villaggio. Fortunatamente si ricordavano la strada, quindi impiegarono poco tempo per raggiungere la casa del taglialegna.
– Sei pronta? – chiese Blaine alla sorella.
– Sì. – mormorò lei.
Si avvicinarono all’umile casa, cercando di intravedere uno dei due fratelli. Ad un certo punto, per loro fortuna, Kurt e Finn spuntarono da dietro la porta di casa.
– Oh, buongiorno, vostre maestà. – disse il più piccolo, un po’ sorpreso.
– Buongiorno a voi. – rispose cordialmente Blaine, guardandolo intensamente negli occhi.
– Se posso, cosa ci fate qui? – chiese Finn.
– Ecco.. passavamo da queste parti. – balbettò Rachel, in cerca di una risposta plausibile.
Kurt per un attimo li guardò con un’espressione scettica, ma si riprese pochi istanti dopo. Erano pur sempre due principi, si disse.
– Allora, ci fate fare un giretto del paese? Però non dovete più darci del lei! – disse Blaine, cercando di riprendere in mano la situazione.
– Volentieri! – esclamò Kurt.
– Potremmo dividerci. – propose incerta Rachel.
– Ok. – risposero gli altri in coro.
– Finn, tu vieni con me. – disse allora la ragazza, intraprendente.
Kurt e Blaine si guardarono sbigottiti. Sicuramente non se l’aspettavano.
– O-ok. – rispose incerto Finn, cercando nello sguardo di Kurt una conferma. Il fratello gli sorrise per incoraggiarlo.
A quel punto Blaine e Kurt si incamminarono per fare il giro del paese, mentre Rachel e Finn si diressero verso il centro del paese.

Kurt e Blaine stavano camminando da un po’, ma ancora erano in preda all’imbarazzo.
– Allora… – mormorò il principe, tentando di rompere il ghiaccio.
– Allora…. – rispose l’altro.
– Dove stavate andando prima tu e Finn? –
– Oh, andavamo a controllare le scorte di legna rimaste. Visto, nostro padre fa il taglialegna. –
– Giusto. Ho notato che tu e Finn non vi assomigliate molto. –
– Non siamo fratelli di sangue. Carole, la madre di Finn, e mio padre, si sono sposati quando noi eravamo ancora piccoli. Anche se abbiamo genitori diversi siamo cresciuti insieme, per questo ci consideriamo davvero fratelli. –
– È un bel rapporto. Anche se mi dispiace per tua madre. –
– Ero molto piccolo, non mi ricordo quasi niente. Grazie, comunque. –
Blaine gli rispose con un sorriso dolce.
– Invece con Rachel che tipo di rapporto hai? – chiese Kurt.
– Beh, abbiamo solo due anni di differenza, quindi anche noi siamo cresciuti insieme. Inoltre la vita a palazzo può essere molto noiosa, dunque è stato quasi inevitabile diventare migliori amici, oltre che molto legati come fratelli. –
– Non pensavo fosse così noiosa! Noi comuni mortali ci immaginiamo sempre molti divertimenti all’interno del palazzo. – commentò Kurt, stupito.
– Non è decisamente così. Ogni tanto si fanno delle feste, ma sempre molto formali. Da piccoli io e Rachel ci divertivamo a giocare a nascondino durante quelle feste, ma eravamo puntualmente sgridati dai nostri genitori. Altrimenti mi piace leggere, andare a cavallo o suonare. Io e mia sorella amiamo la musica, e fortunatamente siamo entrambi piuttosto intonati. –
– Anche io amo la musica e i libri. Purtroppo non è semplice trovare dei libri. –
– Potresti venire nella nostra biblioteca, qualche volta. – disse Blaine, istintivamente.
Kurt lo guardò con occhi sgranati – D-dici davvero? –
Blaine realizzò solo in quel momento ciò che gli aveva detto, ma si riprese subito e annuì convinto.
– Grazie. –

Rachel pensava di aver fatto una cosa giusta, proponendo di dividersi, ma, nel momento in cui si ritrovò da sola con Finn, si maledì mentalmente. Non si era mai dovuta trovare in una situazione come quella, erano sempre gli altri che la cercavano, vista la sua posizione.
– Che bella giornata, eh? – disse ad un certo punto Finn, spezzando il silenzio che si era creato.
– Molto. Mi piace anche il paese. È pittoresco, direi. –
– Sicuramente non è il lusso a cui sei abituata. –
– Meglio così. Io odio tutte quelle formalità. – rispose Rachel.
– Se posso permettermi, sei molto diversa dalle principesse tradizionali. Tutti si immaginano principesse snob e viziate, ma non sei affatto così. –
– Lo prendo come un complimento. Odio le principesse snob e viziate. – rispose lei, con un risolino. – E comunque anche tu non sei come me lo immaginavo. Sono abituata ad essere trattata con i guanti bianchi, solo per il fatto di essere una principessa. Ma non sono molto diversa dalle altre ragazze. Ti faccio un esempio con il mio promesso sposo: è un bravo ragazzo, ma non riesce a capirmi davvero. Prende per scontato che sia contenta della mia vita a palazzo, e non considera che forse vorrei provare qualcosa di diverso, qualcosa che vada al di fuori della vita di corte. Non gliene faccio una colpa, in fondo è stato abituato così, ma vorrei qualcosa di diverso. Non ho trovato nessuno che riesca a capirmi fino in fondo, forse solo mio fratello Blaine. –
– Io ti capisco. – rispose Finn.
Rachel lo guardò sbigottita. Sembrava davvero sincero.

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