Monaldi e Sorti – Imprimatur

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Imprimatur è un romanzo giallo/storico ambientato in una locanda della Roma del 1683, periodo al centro di molti importanti eventi storici: la peste, l’assedio a Vienna dei Turchi, Luigi XIV, Innocenzo XI e la sua famiglia (gli Odescalchi) che finanziano gli usurai olandesi, e l’ascesa di Guglielmo D’Orange.

Protagonista è Atto Melani, un noto cantante lirico castrato poi diventato spia al servizio del Regno di Francia, vissuto a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo. A raccontare la storia è il ragazzo che lavora alla locanda, che racconta sotto forma di diario gli intrighi e i misteri che aleggiano intorno agli abitanti della locanda, rimasti bloccati nell’edificio a causa di un sospetto di peste. Interessante è notare come, partendo dai personaggi, vengono ad essere svelati numerosi intrecci che coinvolgono i grandi di quel tempo, in primis il Papa Innocenzo XI.

La storia del romanzo è stata piuttosto tortuosa: a causa della figura rivalutata negativamente del Pontefice, proclamato beato nel 1956, non è stato possibile pubblicare il libro in Italia fino al 2015 (il libro era stato pubblicato nel 2002, ma immediatamente tolto dal mercato), a fronte del grande successo che ha avuto all’estero. Il motivo risiederebbe nell’immagine negativa che viene data di Papa Innocenzo XI (alla faccia dello stato laico, direi!), ma fortunatamente la casa editrice Beldini&Castoldi ha deciso di pubblicarlo nel 2015, assieme agli altri libri che compongono la serie (Imprimatur è il primo).

Personalmente ho apprezzato i riferimenti letterari: la storia viene raccontata come il ritrovamento di un diario (quello del ragazzo) che viene ritrovato da una coppia di sposini, che decidono di trasformarlo in libro, proprio come fa Manzoni nei suoi Promessi Sposi; inoltre, la vicenda è divisa in giornate (e in nottate), esattamente come il Decameron di Boccaccio. Leggendo le varie opinioni, ho anche letto di riferimenti alle opere di Agatha Christie e Arthur Conan Doyle, ma non avendone letto i libri non posso confermare. Complessivamente però non mi è piaciuto, nonostante il mio genere preferito sia il thriller, specialmente se storico (fra i miei autori preferiti compaiono Carlos Ruiz Zàfon e Ken Follett). L’ho trovato troppo pretenzioso, e spesso e volentieri sono dovuta ricorrere al dizionario per cercare di capire il significato di alcune parole. Inoltre, sono spesso utilizzate espressioni latine, o addirittura vengono riportati dei brani (specialmente biblici) in latino, senza traduzione. Io ho fatto il classico, dunque sono riuscita più o meno a capire il senso (anche se ho terminato il liceo due anni fa, perciò inizio a dimenticare alcuni particolari della lingua), ma non è detto che ciò sia scontato.

Spero che questa piccola recensione vi sia piaciuta, e mi auguro di avervi incuriosito almeno un po’.

Alla prossima!

Gaia

 

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