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In questi giorni ho letto un altro libretto, cioè Hashish di Théophile Gautier (forse noto ai più per essere l’autore di Capitan Fracassa).

Già il titolo è piuttosto emblematico, e infatti le mie aspettative sul libro non sono state deluse. Il racconto (perchè di questo si tratta, vista la lunghezza) è concepito come la narrazione degli effetti che l’hashish, che al tempo in cui scrive l’autore (19° secolo) non era considerata una droga, provoca in Gautier e nei suoi amici, fra cui spiccano i nomi del poeta Baudelaire e dello scrittore Balzac. Ho visto il racconto molto più nel genere introspettivo: è infatti una lunga riflessione su ciò che l’autore vede durante il suo delirio da consumatore di hashish.

Per quanto il libro non mi sia piaciuto particolarmente, ho apprezzato comunque lo stile di scrittura: descrive in modo magistrale le allucinazioni, gli incubi e gli spettri che l’hashish e l’oppio (anch’essa droga molto comune per gli artisti bohèmien di quel tempo) provocano.

Sicuramente è un libretto che gli amanti di quel tipo di artisti potranno apprezzare, ma personalmente la mia lettura è orientata su altri fronti.

Alla prossima!

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