Tell the world, I’m coming… home

Ciao a tutti!
Ho scritto questa OS in occasione della Sfida delle regioni indetta dal gruppo Facebook “EFP famiglia: recensioni, consigli e discussioni” che chiedeva di scrivere una storia ambientata nella propria regione/città. La mia è appunto Perugia 🙂

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Tell the world, I’m coming… home

 

Vagabondarono quindi qua e là, e si persero tra gli strani, erti vicoli che a Perugia vengono chiamati strade. Alcuni sembrano caverne, poiché son coperti da un arco per tutta la loro lunghezza, e si tuffano all’improvviso verso un’oscurità sconosciuta
( Nathaniel Hawthorne)

Era da tanto tempo che Alice, trent’anni, non ritornava nella sua città natale, Perugia. L’aveva lasciata molti anni prima, quando aveva conosciuto Giacomo, che le aveva offerto un lavoro nella sua azienda a Milano. Presa dal suo ragazzo, non era venuta quasi mai a trovare i suoi genitori, nonostante ci parlasse quasi tutti i giorni al telefono, ragion per cui non metteva piede in Umbria da tanto tempo.
Ma aveva perso sia il suo ragazzo che il suo lavoro, dopo che aveva beccato Giacomo a letto con un’altra, così Alice aveva deciso di ritornare nella sua città natale, non aveva più ragioni per restare a Milano. Dio, le mancava tantissimo Perugia. Non le era mai piaciuto abitare a Milano: troppo caotica, troppo grande, e piena di persone snob. Non si era mai sentita a suo agio nella grande città, e aveva sempre rimpianto la tranquillità della sua Umbria.
Per questo non appena scoperto il tradimento del suo compagno si era voluta licenziare: non avrebbe sopportato di lavorare per l’uomo che l’aveva tradita dopo averle costretto a rinunciare a tutto, perfino alle sue origini, e aveva deciso si andarsene definitivamente da Milano. Alice aveva caricato tutte le sue cose (non molte in realtà) e aveva preso il primo treno che da Milano portava a Perugia. Sarebbe ritornata a casa con i suoi genitori, per il momento.

I pensieri della donna furono interrotti dalla voce metallica all’interno, che le annunciava l’arrivo a Perugia Fontivegge, la stazione dove sarebbe dovuta scendere. Alice caricò tutte le sue cose e si apprestò a scendere dal treno. Suo padre la stava aspettando vicino ai binari. Alice si illuminò non appena vide il padre, e si gettò fra le sue braccia, ignorando lo sguardo curioso dei passanti.
– Alice, che bello rivederti! – esclamò l’uomo, accogliendo la figlia fra le sue braccia.
– Anche per me papà. –
– Mi dispiace davvero per quello che è successo con Giacomo, non te lo meritavi. Ma sono felice che tu sia tornata qui con me e tua madre. –
– Anche a me, ma sono felice anche io di essere tornata. –
– Dove vuoi andare? A casa? – domandò a quel punto il padre.
– No, vorrei fare un giretto da sola. –
– Ok, allora io prendo le tue valigie. Ci vediamo a casa, ok? – disse l’uomo.
– Va bene, papà. A dopo. – concluse Alice, abbracciandolo.

La donna si avviò verso il minimetrò, la pseudo metropolitana sovraelevata tipica della città. Nonostante Alice fosse perugina, non aveva ancora avuto l’occasione di provare il minimetrò (soprannominato dai suoi genitori anche bruco mela) e voleva finalmente averne l’occasione. Comprò il biglietto da una delle macchinette elettroniche e salì sullo strano mezzo. Le cabine erano piccole, e ne passava una ogni minuto. All’interno dei vagoncini, la donna poteva vedere quella piccola porzione di città che era attraversata dal minimetrò: Fontivegge, Case bruciate, la Cupa e infine il Pincetto, il capolinea. La donna uscì dalla piccola stazione del minimetrò, e si ritrovò immediatamente sotto al centro storico. C’erano solo poche rampe di scale a separarla da via Baglioni, in pieno centro storico. Ecco, le salite erano uno dei pochi motivi per cui Perugia non le era mancata affatto. Almeno Milano era totalmente pianeggiante.
Superato l’ostacolo della salita (provvisoriamente, almeno, dato che Perugia si caratterizza appunto per le salite) Alice si ritrovò in via Baglioni, nella strada parallela al corso principale della città, corso Vannucci. La donna notò che all’angolo c’era una friggitoria di patatine, Mr Chips. Affamata com’era, non potè che approfittarne.
Sazia, uscì dalla friggitoria, assaporando l’aria della sua città natale. Sfuggendo ai gruppi di turisti sempre presenti, percorse prima via Baglioni, superando sia il tribunale che piazza Matteotti, poi risalì verso piazza IV novembre, sede sia del duomo che della Fontana Maggiore. La donna sorrise attraversando la piazza: una delle viuzze che scendevano dalla piazza, portavano al suo vecchio liceo, il classico della città. Aveva passato bei momenti lì, nonostante tutto, e ricordava ancora la gioia mista a tristezza dell’ultimo giorno di liceo, festeggiato facendo i gavettoni con i suoi compagni di classe su per il corso, per evitare l’ira dei professori.
La donna percorse tutto corso Vannucci, evitando studenti e turisti, e si ritrovò a rimirare tutti gli edifici che nella sua adolescenza, quando ci passava davanti tutti i giorni, le rimanevano indifferenti: il palazzo dei Priori, la Galleria nazionale, Sandri, la storica pasticceria della città, l’apertura del corso che formava una piccola piazzetta nella quale c’era la Feltrinelli (beh, no, quella Alice non l’aveva mai ignorata, in effetti), il negozio Perugina e infine Piazza Italia, dove la donna aveva preso migliaia di volte l’autobus.
Ma l’obiettivo di Alice era un altro: i giardini Carducci, proprio quelli dietro al Palazzo della provincia.
La donna si accomodò in una delle panchine del parco, osservando il panorama dall’alto di uno dei due colli dove era situata Perugia: sì, era proprio tornata a casa.

Nessun posto è bello come casa mia.
(Il mago di Oz)
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2 pensieri riguardo “Tell the world, I’m coming… home

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