Only a pair of blue eyes (17° capitolo)

copertina

Capitolo 17
The Savior

 

Un eroe non si misura dalla forza che possiede, ma dalla forza del suo cuore!
(dal film Disney “Hercules”)

 

Nostro mondo, oggi

La corsa in ospedale era stata frenetica: Kurt era salito in ambulanza con Blaine, con Rachel che li seguiva in ospedale. Mercedes era rimasta a parlare con Finn, che in veste di poliziotto era venuto a indagare sull’accaduto. L’incendio sembrava doloso.
Finn assieme agli altri poliziotti avrebbe provveduto ad indagare, perciò l’ex fata madrina decise di raggiungere gli altri all’ospedale. Voleva assolutamente sapere come stava Blaine. Quando arrivò, notò che già erano presenti tutti gli altri: Sam era in piedi, non riuscendo a sedersi per via dell’agitazione; Kurt era stretto nell’abbraccio di Rachel, che cercava di tranquillizzarlo, dato che il ragazzo stava evidentemente trattenendo le lacrime; al fianco di Rachel e Kurt c’era Tina, stretta fra le braccia del suo ragazzo.
– Ragazzi, com’è la situazione? – domandò Mercedes, non appena raggiunse la sala d’attesa.
– Sebastian, che è di servizio in questo momento, ha detto che Blaine è in coma. E’ rimasto intossicato dal fumo ed ha perso i sensi. Non si sa quando potrà svegliarsi. – rispose con voce rotta Rachel.
– Bisogna avere pazienza, sicuramente si sveglierà. – disse Mercedes, cercando di tranquillizzare tutti.
In quel momento arrivò Sebastian. – Le condizioni di Blaine sono stabili, le prossime saranno le ore cruciali. – spiegò, cercando di rimanere il più professionale possibile. – Se volete, qualcuno può entrare. Uno per volta, però. –
Tutti si voltarono verso Kurt.
– Entro io? Davvero? – mormorò il ragazzo, ancora sconvolto.
– Non credo che Blaine vorrebbe diversamente, tesoro. – gli rispose Rachel, dolcemente.
– O-ok. – replicò Kurt, incamminandosi verso la stanza.
– Parlagli, gli è utile. – gli consigliò Sebastain, prima di allontanarsi.
– Sebastian! – lo chiamò Kurt. – Grazie. –
Il medico gli rispose con un mezzo sorriso.
Kurt si fece coraggio ed entrò. Blaine era steso sul lettino, e sembrava addormentato. Accanto a lui c’era una macchina per controllare il cuore che infrangeva il silenzio quasi assordante della camera.
Kurt si accomodò sulla sedia accanto al lettino, e afferrò la mano dell’altro ragazzo. Era stranamente fredda e non rispondeva alla sua presa.
– B-blaine, mi dispiace così tanto. – esordì Kurt, iniziando a piangere. – Mi dispiace per aver discusso con te, mi dispiace che tu sia in coma, e mi dispiace di averti mentito. Ma non potevo dirti la verità. Ti amo Blaine, ti amo sin dal nostro primo incontro. So che tu non te lo ricordi, ma non ci siamo incontrati per la prima volta al diner, no. Il nostro primo incontro è avvenuto nel bosco, nel nostro mondo. Io ero con mio fratello Finn, raccogliendo la legna, quando tu e tua sorella, Rachel (ci credi che Rachel è tua sorella?) siete arrivati, più belli che mai. E’ stato quello il momento in cui mi sono innamorato di te. Ma non potevamo stare insieme, eravamo troppo diversi. E poi vi ho persi, tutti quanti. Mi sono ritrovato in questo mondo completamente da solo. Ho passato due anni a cercarvi, e quando vi ho trovati, ho scoperto che non vi ricordavate nulla. E’ stato shockante. E’ per questo che sono sempre stato strano nei tuoi confronti, non potevo dirvi nulla di tutto ciò.
Ma non ho mai smesso di amarti, Blaine, neppure per un minuto. Non mi lasciare adesso, ti prego, non ora che ci siamo ritrovati. – concluse Kurt, che a quel punto era in un mare di lacrime.
Blaine però rimasto inerme.
Kurt decise di uscire dalla stanza, per dare anche spazio agli altri. Volle però dare un bacio a Blaine, sentiva il bisogno di farlo, anche se non avrebbe mai voluto che il loro primo bacio fosse così.
Con molta delicatezza, e anche un po’ di timore, Kurt si avvicinò alle labbra di Blaine. Appoggiò le sue labbra su quelle dell’altro, quasi a sfiorarlo.
Non appena Kurt si staccò – il bacio era durato giusto pochi secondi – Blaine aprì gli occhi e inspirò fortemente. Poi si guardò intorno, piuttosto confuso.
– K-kurt, cos’è successo? – riuscì a mormorare.
Quest’ultimo si fiondò fra le sue braccia. – Ti sei svegliato! Ti sei svegliato! – esclamò. – Aspetta, chiamo l’infermiera. – disse poi.
I medici fecero uscire subito Kurt, per sottoporre Blaine ai controlli.
Quando arrivò in sala d’attesa, notò che gli altri stavano parlando animatamente fra di loro.
Rachel gli si avvicinò. – Allora, Kurt, come sta mio fratello? – chiese, rimarcando l’ultima parola.
Kurt la guardò shockato. – M-ma come…? Come ti ricordi? –
– Non lo so, mentre tu eri di là con Blaine, è successo qualcosa di strano. E’ come se tutti noi avessimo avuto un’illuminazione, o qualcosa del genere. All’improvviso ci siamo resi conto che tutti i ricordi della nostra vita di questi anni erano falsi, costruiti ad hoc. Mi sono ricordata di te, di Finn, di Blaine e perfino di Tina e Mike. Tutto avuto un senso, finalmente. – spiegò la principessa.
– Kurt, per caso è successo qualcosa di particolare mentre eri in stanza con Blaine. Che so, un bacio? – domandò Mercedes.
– Ecco.. veramente… –
– Kurt, hai spezzato la maledizione. Il segreto era il bacio del Vero amore. – precisò l’ex fata madrina.
– Il segreto era il bacio? – domandò stupito Kurt – Aspetta, Mercedes che ne sai della maledizione? – domandò qualche secondo dopo.
– E’ la fata madrina, si è sempre ricordata di tutto. – rispose una voce alle loro spalle.
Tutti si voltarono: era Burt, accompagnato da Finn. Rachel, alla vista del marito – perchè ora si ricordava che erano sposati a tutti gli effetti – si gettò fra le sue braccia, che l’accolsero ben volentieri. Nonostante si fossero rimessi insieme ancor prima di ricordarsi tutto, ora la loro relazione acquisiva tutto un altro significato, ne erano ben consapevoli.
– La fata madrina? – chiese Tina a Burt e Mercedes.
– Sì, è meglio che vi sediate. – sospirò la donna.
Tutti si accomodarono nelle scomode seggioline dell’ospedale.
– Come Burt ha già anticipato, io sono la fata madrina. Ho sempre saputo della maledizione e sapevo che Kurt poteva spezzarla. Per questo, assieme a Burt che oltre a me era l’unico a conoscenza della cosa, ho sempre cercato di aiutare Kurt a capire la situazione sin dal suo primo giorno a Mistbrooke. Ho dovuto però non rivelarmi, non potevo, a causa della mia natura di fata madrina. Non ho più i miei poteri, ma per fare in modo che Kurt spezzasse la maledizione non potevano intervenire altre figure magiche, e si dà il caso che io lo sia. –
– Perchè proprio io? Perchè non ho perso la memoria, o non l’ha persa nemmeno mio padre? – domandò a quel punto il giovane.
– Tua madre faceva parte di una delle famiglie più potenti del mondo della magia bianca. Hai la sua magia incastonata nel ciondolo che ti ha regalato, è quella che ti ha protetto. Anche tuo padre ha un ciondolo simile, anche se molto più piccolo. Ha avuto meno efficacia, perchè comunque lo ha trasportato a Mistbrooke, ma comunque gli ha permesso di non perdere la memoria. –
Tutti erano molto scombussolati dal racconto di Mercedes, era sicuramente tanto da assimilare.
In quel momento arrivò Sebastian.
– Sua m- Rachel, Blaine vorrebbe vederti. – disse il dottore.
– Sebastian, era da tanto che non mi chiamavi così. – commentò la ragazza. – Comunque come sta mio fratello? –
– Sta bene, ha solo bisogno di un po’ di riposo. –
– Posso entrare? – chiese poi, preoccupata.
– Certo. – replicò il medico.
– Perchè Sebastian stava per chiamare Rachel sua maestà? – sussurrò Kurt a Tina.
– Era uno dei servitori del palazzo reale. – spiegò la principessa.
– Uh, tutto chiaro. –

Per Rachel era strano pensare di nuovo a Blaine come suo fratello. Anche se erano stati sempre molto uniti, in quei due anni si erano completamente dimenticati l’uno dell’altra. Gli mancava davvero Blaine in quel senso.
Fu davvero felice di vederlo cosciente, quando entrò nella sua stanza.
– Rach.. – mormorò il giovane non appena vide la sorella.
– Blaine, ci hai fatto prendere uno spavento! – esclamò la ragazza. – Mi sei mancato moltissimo, fratellino! Come stai?- disse poi, gettandosi fra le sue braccia.
– Un po’ acciaccato ma bene. Rach, mi sei mancata anche tu. Come abbiamo potuto dimenticarci tutto? Come abbiamo potuto non ricordarci di essere fratello e sorella? E come siamo arrivati qui? –
– Siamo stati sotto una maledizione che ci ha trasportati qui e ci ha fatto perdere la memoria. Kurt però è riuscito a spezzarla. – spiegò Rachel.
– Kurt? – domandò stupito Blaine.
– Sembra che abbia dato il bacio del Vero amore. – replicò maliziosa la ragazza.
– V-vero amore? –
– Già. Non mi è difficile credere che il vostro sia un vero amore, sai? –
– Non saprei. –
– Beh, altrimenti non si sarebbe spezzata la maledizione. Comunque lascio che entri qualcun altro, Kurt magari. Scommetto che avete molte cose da dirvi. – concluse Rachel.
– Ciao, Rach. E’ bello averti di nuovo come sorella. –
– Anche se non mi ricordavo, sappi che non ho mai smesso di volerti bene, mai. –
– Anche per me è lo stesso. –

Rachel rientrò nella sala d’aspetto.
– Dov’è Kurt? – domandò, non vedendo il ragazzo.
– E’ uscito fuori un attimo. Era sopraffatto da tutte le emozioni di oggi. – rispose Tina.
– Lo capisco, povero. Per noi è stato uno shock scoprire di essere sotto una maledizione, ma non oso immaginare cosa abbia passato lui in tutto questo tempo. – replicò Rachel. – Vado a chiamarlo, lui e Blaine hanno bisogno di parlare. –
– Certo, vai. –
La principessa trovò Kurt impegnato a parlare con Burt e Finn. Era da tanto che non erano una famiglia. A loro si era anche unita Carole, che faceva l’infermiera in ospedale, e che non appena la maledizione era stata spezzata, sapendo di Blaine era corsa verso la sua famiglia che non vedeva da ben due anni.
– Carole, che bello rivederti! – esclamò la ragazza.
– Che bello rivedere lei, vostra Maestà! – replicò Carole, entusiasta.
– Oh, ti prego, solo Rachel. Non hanno molto senso qui i ceti sociali. –
– Va bene! –
– Comunque Kurt, Blaine vorrebbe parlarti. Credo che abbiate molte cose da dirvi. – disse, con un occhiolino.
– V-va bene, posso andare. –
– Forza, figliolo, il peggio è passato. – lo incoraggiò il padre.

Kurt era molto agitato nel rivedere Blaine. Ormai la maledizione era stata spezzata, e non dovevano temere più nulla, ma era la prima volta da quando si conoscevano che erano finalmente allo stesso livello. Niente più ceti sociali o maledizioni: erano solo Kurt e Blaine.
– Forza. – sussurrò Rachel, prima di lasciarlo entrare nella stanza.
Il ragazzo annuì timidamente.
– Kurt. – sospirò felice Blaine, quando vide entrare l’altro.
– Come stai? – domandò il giovane.
– Potrei stare meglio, ma non mi lamento. Tu piuttosto, come stai? Rachel mi ha raccontato brevemente della situazione. Ci hai salvato tutti, eh? –
– Ecco, a proposito di questo… Mi dispiace di tutto, davvero. Mi dispiace di averti mentito, del’incendio e di tutta la situazione. –
– Ehi, no, non dispiacerti! – esclamò subito Blaine, afferrando la mano dell’altro ragazzo. – Ci hai salvati tutti! Non posso neanche immaginare quello che hai passato, tutto da solo ricordandoti di tutto. E quando ci hai trovati non non sapevamo nulla. Deve essere stato terribile. –
– Non è stato facile. – accordò Kurt.
– Si sa chi possa essere il responsabile? –
– Sue, il sindaco. –
– Dici davvero? – domandò stupito il principe.
– Ho prove piuttosto concrete. –
– Che si fa? –
– Non lo so. Già l’ho affrontata prima, e mi sembra che ci sia qualcosa sotto. –
– L’hai affrontata? –
– Già. –
– Caspita. –
– Blaine, credo si meglio lasciar entrare anche gli altri, adesso, fremeranno per vederti. –
– Certo. Però non puoi andartene così. –
– Cos’altro devo fare? – domandò curioso Kurt.
Blaine non rispose, ma portò una mano dietro al collo dell’altro per avvicinare i due volti e poggiò delicatamente le labbra sulle sue. Il bacio fu delicato ma allo stesso tempo forte, e colmava tutto ciò che i due ragazzi avevano dovuto affrontare. Erano finalmente liberi.
Quando si staccarono si scambiarono un sorriso timido. – Vado. – sussurrò Kurt, e Blaine annuì.

Kurt era felicissimo. Finalmente aveva una relazione sincera con Blaine, e tutto si era risolto. Mancava solo di decidere il destino di Sue.
Quando il ragazzo ritornò in sala d’aspetto, gli altri già stavano discutendo sul da farsi.
– Ragazzi, uno di voi può andare da Blaine, se vuole. – li interruppe Kurt.
– Vado io. –
Mentre Sam si allontanava, Rachel spiegò a Kurt gli ultimi sviluppi della situazione. – Abbiamo deciso di andare ad affrontare Sue. Sicuramente ora la città sarà nel caos, ma spetta a noi, in quanto unici reali rimasti, tranquillizzare tutti. Non sappiamo che fine abbiano fatto i miei genitori, o quelli di Tina, perciò al momento siamo io e Tina ad avere la responsabilità, Blaine non può. Ci serve tutto l’aiuto possibile. –
– Ci sto. Ho già affrontato Sue, ma in più sarà più semplice. – concordò Kurt.
– Perfetto. – A quel punto si incamminarono verso il municipio, poco distante dall’ospedale.
Si era già radunata una grande folla, e il gruppo faticò non poco per raggiungere l’ingresso.
– Cittadini! – esclamò Rachel a gran voce, supportata dal marito e da Tina. – Grazie all’aiuto di Kurt, qui presente, la maledizione è stata spezzata! L’unica responsabile è Sue, e cercheremo di capire come affrontarla. La cosa importante però è che ora voi stiate tranquilli. So che non è facile, ma con la violenza non si arriva a nulla. –
Mentre Rachel parlava, Mike, Kurt, Mercedes e Burt tentavano di farsi aprire la porta. Alla fine Sue si decise ad uscire. Subito insulti e grida si alzarono dalla cittadinanza.
– Ascoltatemi! – gridò la donna, palesemente sofferente. – So di aver sbagliato, ma ho fatto tutto questo per farvi dimenticare tutte le cose orribili che ho compiuto nel nostro mondo. Volevo solo essere accettata e perdonata. Mi dispiace davvero, ma ho fatto di tutto affinchè la maledizione non venisse spezzata, ma la ragione era unicamente questa. Se vorrete punirmi lo capisco. –
A quel punto piombò il silenzio. Nessuno si aspettava tale motivazione. Solo due voce emersero dal pubblico. – Dispiace anche a noi. –
– Mamma! Papà! – esclamò Rachel fra le lacrime, non appena li vide.
– Sì, tesoro, siamo noi. – risposero commossi i due sovrani. – CI pensiamo noi, adesso, ok? Dopo ci racconti tutto e ci spieghi dov’è Blaine. – le sussurrò la madre.
– Sue, dispiace anche a noi. Quando eravamo nel nostro mondo, hai provato a farti perdonare, ma non ti abbiamo creduta. E’ anche colpa nostra. – si scusò il sovrano.
Mercedes osservava la scena soddisfatta. – Credo che ci siamo, allora, no? – domandò.
– Beh, certo. Credo che ognuno di noi abbia delle colpe, ma comunque immagino che Sue debba pagare in qualche modo. – replicò il sovrano.
– Hiram, non bisogna essere troppo duri. Che ne dici di un anno di lavori socialmente utili? E ovviamente verrai pagata, così che potrai costruirti una vita nel frattempo. – propose la regina.
– V-va benissimo, grazie. – concluse commossa la diretta interessata.

Mondo delle fiabe, qualche anno fa

Era una bella giornata, ed Elizabeth aveva deciso di andare con suo figlio Kurt, tre anni, nel bosco. Avrebbero raccolto more e lamponi, mentre suo marito Burt era al lavoro. Faceva il taglialegna, e quel giorno era in città per vendere la legna.
– Mamma, è un ‘ampone, quello? – domandò il piccolo Kurt alla madre, indicando un piccolo frutto viola.
– No, tesoro, quella è una bacca, ma non toccarla. –
– Pecchè? – chiese il piccolo, curioso.
– Perchè ti fa male. –
Proprio in quel momento si formò una nube nera e apparì una donna bionda, alta, e completamente vestita di nero.
Elizabeth la conosceva bene, era Sue, la stessa che tormentava gli abitanti del reame. Fortunatamente erano solo a una decina di metri da casa.
– Kurt, va’ via, torna a casa. – disse la donna a denti stretti.
– Ma mamma… – protestò debolmente il bambino.
– Torna a casa. – ripetè Elizabeth. Kurt, sentendo il tono duro della madre, obbedì.
– Ma che bel bambino. – commentò Sue, non appena Kurt se ne fu andato.
– Non ti azzardare a toccarlo. –
– Altrimenti? –
– Non ti ricordi da quale famiglia provengo? Sono generazioni che la mia famiglia padroneggia la magia bianca, non ho paura di affrontarti. –
– Ah, scusa dimenticavo. Peccato che non mi puoi fare nulla. – Ma non terminò di parlare, che un fascio di luce arrivò a lei. Sue rimase leggermente ferita.
– Sciocca! – esclamò Sue, scatenandosi su Elizabeth. Quest’ultima all’inizio contrastò bene i colpi, ma piano piano iniziò ad indebolirsi. Cercò di concentrarsi su Kurt, doveva rimanere in vita per lui, non poteva arrendersi. Sapeva che suo figlio era destinato a cose importanti, ma ancora era troppo piccolo, aveva bisogno di sua madre. Lanciò un ultimo, fortissimo colpo. Sue se ne andò, incapace di difendersi, ma Elizabeth rimase stesa a terra, inerme.
Per del tempo rimase da sola, senza essere in grado di rialzarsi, troppo sfinita per farcela, ma ad un certo punto sentì la vocina acuta di suo figlio che la chiamava. Era seguito da un paio di uomini, contadini che abitavano poco distante da loro, che sentendo che Elizabeth ancora respirava, si sbrigarono a portarla a casa.
In attesa che Burt rientrasse (era stato opportunamente avvisato dell’accaduto) Elizabeth non rimase mai sola: le donne del villaggio si apprestavano a curarla, e Kurt strinse sempre la mano di sua madre.
Passavane le ore, ma la donna non migliorava. Elizabeth sentiva di essere vicina alla fine. Burt nel frattempo era rientrato, giusto per assistere agli ultimi momenti di vita della moglie.
– Kurt. – sussurrò, chiamando debolmente il figlio.
– Sì, mamma! – rispose lui.
– Devi promettermi una cosa. Cerca sempre di fare la cosa giusta, nonostante tutto. Dovrai sempre essere un bravo bambino. – poi la donna, con le ultime forze che le rimanevano, soffiò forte, formando due piccole sfere verdi. – Ecco, Kurt, queste sono una per te e una per papà. Non posso più proteggervi con la mia magia, ma questo lo farà. – continuò, guardando negli occhi sia il marito che il foglio.
– Ma mamma… – protestò debolmente Kurt.
– Elizabeth… – mormorò Burt
– Vi voglio bene. – sussurrò la donna, chiudendo gli occhi. Non li riaprì più.

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