Open up again I believe in second chances (1° capitolo)

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Open up again I believe in second chances

Capitolo 1
Un nuovo inizio?

Ora…ecco, vedi, ci vuole tutta la velocità di cui sei capace per restare nello stesso posto.
Se vuoi arrivare in qualche altro posto, invece, devi correre almeno due volte di più.
(Lewis Carroll)

New York, Settembre 2015

Era da tanto che Emma Swan, 28 anni, proveniente da New York, non pensava più al liceo. Aveva rimosso tutto, dato che non era stato un ben periodo per lei: si era trasferita all’ultimo anno, e aveva trovato molte difficoltà ad ambientarsi, visto il suo carattere chiuso.
Per questo fu molto stupita quando nella cassetta della posta trovò l’invito a un raduno di ex compagni del liceo il sabato successivo. Strano che si siano ricordati anche di me, pensò la donna.
Emma rientrò in casa, e incrociò la sua coinquilina, nonchè una delle sue migliori amiche, Ruby. Stava sfogliando annoiatamente una rivista di moda.
– Ehi, Ruby! Ma non dovevi essere al lavoro? – le domandò Emma.
– Fra poco vado, infatti, ma sto temporeggiando perchè non ho proprio voglia. Le attrici sono isteriche. – borbottò quella.
– Beh, almeno fai il lavoro dei tuoi sogni. – replicò Emma, dolcemente.
– Già, la costumista a Broadway. Vale lo sforzo di sopportare le primedonne del teatro. Comunque hai ricevuto l’invito per il raduno del liceo? – domandò Ruby.
– Sì, l’ho ricevuto. – rispose Emma.
– E perchè non sembri felice? –
– Sai com’è stato il liceo per me. –
– Sì, lo so, ma ormai sono passati dieci anni, è acqua passata. E poi non sei curiosa di vedere che fine hanno fatto i nostri compagni di liceo? – le chiese curiosa la mora.
– Un po’ si, in effetti. –
– Ci sarà anche Killian. – aggiunse maliziosa Ruby.
– Già, Killian. – mormorò la bionda.
– Devo andare al lavoro! Non voglio vederti triste quando rientro, ok? Stasera usciamo con Regina e Mulan! – le ricordò Ruby.
– Ci vediamo al locale! – rispose Emma.

Killian era davvero stanco: la giornata in centrale era stata davvero pesante. Era stata uccisa una coppietta di sposini, a New York per la luna di miele, e non era stato facile iniziare le indagini. Per fortuna, il caso non era stato affidato a lui.
Arrivato a casa, l’uomo notò uno strano foglietto nella cassetta della posta e si sbrigò a prenderlo. Sbuffò. Era un invito a un raduno con i compagni di liceo. Aveva odiato il liceo, e aveva sperato con tutto il cuore che finisse il prima possibile, ma ora si trovava costretto a parteciparvi. Beh, almeno avrebbe rivisto Emma, magari avrebbe finalmente avuto una possibilità con lei.

Emma si preparò bene per l’uscita con le sue migliori amiche e Mulan, la ragazza di Ruby. Avrebbero festeggiato la vittoria di Regina in un caso molto importante, su cui aveva lavorato per mesi.
Si sarebbero viste direttamente al locale, The rabbit hole, perciò si avviò.
– Ecco la nostra vincitrice! – esclamò Emma non appena vide Regina.
– Grazie. – rispose la donna, ridacchiando.
– Ciao, Mulan. – disse poi Emma, rivolta all’altra donna.
– Ciao Emma. – rispose Mulan. – Ruby mi ha mandato un messaggio, sta arrivando. –
– Fantastico. Le primedonne di Broadway la trattengono sempre. – borbottò Regina.
– Eccomi! – squittì una voce alle loro spalle.
– Ruby, finalmente! – esclamò Emma.
– Perdonate il ritardo, ma non mi mollavano. – borbottò Ruby. – Ciao, tesoro. – disse poi, lasciando un bacio a fior di labbra a Mulan.
– Possiamo entrare ora? – domandò Regina, con un mezzo sorriso.
– Sì, direi di sì. – mormorò Emma.
Il locale era piuttosto pieno, ma le quattro riuscirono comunque a trovare un tavolino per loro.
– Regina, hai ricevuto l’invito del raduno del liceo? – domandò Ruby, una volta che si furono sedute.
– Sì, purtroppo. Non so se ci andrò. – rispose la donna.
– Ma perchè ho delle amiche così asociali? – domandò esasperata Ruby. – Per quale motivo non vuoi venire? Sarà divertente! –
– Non ho intenzione di rivedere i miei ex compagni di liceo! Non li ho sopportati allora figuriamoci adesso. –
-Sono d’accordo con Regina. – intervenne Emma.
– Dai, non sarà così male! Sono passati dieci anni, sicuramente le cose saranno cambiate. Non siete curiose di rivedere i nostri compagni di liceo? –
– In realtà no. – rispose decisa Regina.
Ruby sbuffò. – Emma? – domandò all’amica.
– Non lo so. Non so se me la sento di rivedere alcune persone. – mormorò la bionda.
– Parli forse di Killian? – chiese Regina, con tono dolce.
– Di chi altri sennò? –
– Beh, vedi il lato positivo, ci sarà anche Neal. Con lui è finita bene. – la rassicurò Ruby.
– Dai, almeno potrai rivedere Neal. – aggiunse Mulan, che fino a quel momento era rimasta in silenzio.
– Ci penserò su. –
– Bene, ora cambiamo argomento, non voglio che questa diventi una serata triste. Siamo qui per festeggiare la vittoria di Regina! – esclamò Ruby, cercando di ravvivare la situazione.
– Giusto, a Regina! – disse Mulan, alzando in alto il bicchiere contenente il drink.
– Grazie, ragazze. –
Emma quella sera non riuscì a divertirsi, non riusciva a togliersi dalla testa l’idea che avrebbe rivisto Killian. Non sapeva se era pronta.

Da quando aveva letto l’invito al raduno liceale, Killian non riusciva a rilassarsi. Avrebbe potuto rivedere quegli occhi verde smeraldo che aveva in testa da tanto tempo. Era innamorato di Emma sin dai tempi del liceo, ma non aveva mai potuto avere una possibilità con lei, visto quello che era successo con Milah. Già, Milah. Non la vedeva da quando si erano lasciati, e ora si sarebbero dovuti incontrare dopo tutto quel tempo. Sperava che non venisse al raduno, non aveva proprio intenzione di rivederla. Ma avrebbe voluto rivedere Emma, aspettava questo da ben dieci anni.
Doveva parlare con qualcuno, perciò decise di chiamare il suo migliore amico, Robin.
– Ehilà, Killian! E’ successo qualcosa? – gli chiese l’amico dall’altra parte della cornetta.
– Ciao, Robin! In realtà sì. Ho ricevuto l’invito per un raduno con i compagni di liceo. –
– Beh, bello. – rispose l’altro, ancora un po’ confuso.
– In parte. Ci saranno sia Milah che Emma. – spiegò l’uomo.
– Ah. –
– Già. Che faccio? Non so se me la sento di rivedere Milah, dopo tutto quello che mi ha fatto. –
– Lo capisco, ma ci sarà anche Emma, dai. Puoi avere l’occasione d rivederla. Magari questa è la volta buona. –
– Dici? –
– Sì, Killian, devi affrontare il tuo passato. – gli consigliò l’amico.
– Ci penserò. Grazie, Robin. –
– Figurati, quando vuoi ci sono. –

Adams, Minnesota, Settembre 2005

Era un giorno come tanti per Emma, diciassette anni, proveniente da Adams, una cittadina di 800 anime nello stato del Minnesota.
Come ogni giorno, Emma rientrò a casa accompagnata dalle sue amiche d’infanzia, Anna ed Elsa, le due sorelle che avevano sempre vissuto nella casa accanto alla sua. Elsa aveva la sua stessa età, invece Anna era più piccola, ma non era mai stato un problema per loro. Ancora la scuola non era iniziata, e le tre si stavano godendo le ultime giornate d’estate.
– Mamma, sono a casa! – esclamò Emma, una volta chiuso il portone. Sapeva che la madre era a casa, dato che faceva la maestra delle elementari il pomeriggio era sempre a casa.
Una voce infatti la chiamò dalla cucina. – Tesoro, sono in cucina! –
La ragazza si affrettò a raggiugere la madre, già affamata per l’odore delizioso che proveniva dalla cucina. La donna infatti era intenta a sfornare un dolce.
– Ciao, mamma, che hai preparato di buono? –
– Dolce alle mele, il tuo preferito. – rispose soddisfatta Mary Margaret.
– E’ successo qualcosa? Non me lo prepari mai. – commentò Emma, più curiosa che altro.
– Non posso fare un dolce per mia figlia? –
– Sì, ma percepisco che c’è qualcosa dietro. –
– No, non c’è niente. Assaggia il dolce, l’ho appena sfornato. –
– Va bene. – ribattè Emma, poco convinta.

I dubbi di Emma aumentarono un’ora dopo, quando suo padre David rientrò a casa.
– Ecco le mie donne preferite! – aveva esclamato l’uomo.
I suoi genitori erano strani, nascondevano qualcosa, pensava Emma. Le conferme le arrivarono a cena.
– Tesoro, dobbiamo parlarti. – esordì ad un certo punto Mary Margaret.
– Lo sapevo che c’era qualcosa sotto. – borbottò la ragazza.
– Sì, infatti. – rispose David. – Ho ricevuto una promozione al lavoro, mi hanno nominato capitano. –
– Beh, ma è fantastico! – esclamò Emma.
– Non è tutto. Mi hanno trasferito a New York. – spiegò il padre.
– N-New York? Per quanto tempo? –
– Tempo indeterminato. – rispose la madre.
– Quindi ci trasferiamo lì? –
– Già. Abbiamo già contattato un liceo, l’Abraham  Lincoln, a Brooklyn. Frequenterai lì l’ultimo anno di liceo. Ti troverai bene, ne sono sicura. – le spiegò Mary Margaret.
– E tu mamma? Come farai con il lavoro? – domandò Emma.
– Ho già chiesto il trasferimento. Insegnerò in una delle scuole elementari a Brooklyn. –
– Avete organizzato le cose per bene, vedo. Non posso non acconsentire. –
– Ci dispiace così tanto, Emma. E’ un’occasione eccezionale per il mio lavoro, e anche tu potrai avere più possibilità per il college, a New York. Ci sono moltissime scuole di giornalismo lì, ma sappiamo che avresti voluto passare qui l’ultimo anno di liceo. – intervenne David.
– Lo so, lo so. Ho sempre voluto andarmene da qui, ma è tutto troppo improvviso. Devo pensarci su. Quando partiamo? – disse la ragazza.
– Tra una settimana, giusto in tempo per la scuola. –
Emma annuì. – Se non vi dispiace vado in camera mia. –
– Tranquilla, Emma. Per qualsiasi cosa noi siamo qui. – la rassicurò la madre, con un timido sorriso.

Emma salì verso la sua stanza. Aveva sempre sognato di andarsene da Adams: era una cittadina troppo piccola, in cui tutti sapevano tutto. Aveva bisogno di libertà, di esplorare il mondo. Per questo avrebbe voluto fare giornalismo: era un ottimo modo per viaggiare, per conoscere le cose in un’altra prospettiva. Inoltre odiava le ingiustizie, e diventare giornalista le avrebbe dato la possibilità di denunciare gli errori e le meschinità. Trasferirsi a New York le sarebbe stato sicuramente utile in questo senso, ma non voleva frequentare il suo ultimo anno di liceo in una città notoriamente popolata da snob. Per non parlare delle sue migliori amiche: le sarebbero mancate troppo Elsa e Anna. Decise di contattarle tramite Skype.
Le due sorelle risposero immediatamente.
– Ehilà, Emma! – esclamò Anna, la più piccola ed esuberante delle due.
– E’ successo qualcosa? – le domandò Elsa, vedendo l’espressione seria dell’amica.
– In realtà sì. Mio padre ha ricevuto una promozione. Ci trasferiamo a New York. –
– New York? Come? Q-quando? – domandò subito Anna.
– Tra una settimana, giusto in tempo per iniziare il liceo. –
– Emma, sono davvero felice per te. Ci mancherai moltissimo, ma così avrai l’opportunità di realizzare il tuo sogno, potrai diventare giornalista! – disse Elsa.
– Lo so, ma insomma, è New York. Ho sempre voluto andarmene da qui, ma New York è totalmente diversa dal Minnesota. –
– E’ questa la cosa bella! Senti, è chiaro che ci mancherà avere qui la nostra migliore amica, e che avrei voluto finire il liceo con te, ma non è detto che sia una notizia così negativa. E’ una città totalmente diversa da Adams, ma sei una ragazza intelligente, non avrai difficoltà ad abituarti. – la tranquillizzò Elsa.
– E poi c’è Skype! Insomma, possiamo comunque tenerci in contatto! Voglio sapere tutto di New York! – aggiunse Anna.
– Avete ragione. E comunque abbiamo ancora una settimana da passare insieme, non voglio che sprechiamo il tempo. – replicò Emma.
– Giusto! –

La settimana passò velocemente. David e Mary Margaret già si erano portati avanti, dato che avevano già trovato un’abitazione, nel Brooklyn, e iscritto Emma al liceo, oltre che essere sicuri di avere il lavoro per loro. Oltre agli oggetti personali e alle cose di famiglia, avevano deciso di portare con loro giusto l’essenziale, sarebbe stato troppo complicato portare tutto a New York.
In un lampo, il giorno della partenza arrivò. Emma si ritrovò davanti al vialetto di casa sua (o forse doveva dire ex), con i suoi genitori e gli amici di famiglia, per un ultimo saluto ad Adams. Emma strinse forte a sè Elsa e Anna, le sue uniche amiche.
– Mi mancherete, ragazze. – mormorò fra le lacrime.
– Anche tu, Emma. Ma non piangere, non parti in guerra o simili. Potremmo sempre tenerci in contatto, ok? – la tranquillizzò Elsa.
– Facci sapere quello che succede, ok? – aggiunse Anna.
– Emma, dobbiamo andare. – disse a quel punto David.
La ragazza salì sul furgoncino, lasciandosi alle spalle Adams e il Minnesota. New York, arrivo.

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