Open up again I believe in second chances (2° capitolo)

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Capitolo 2
(Ritorno) al liceo

High School. Society’s bright idea to put all their aggressive, naive youth into one environment to torment and emotionally scar each other for life
(Chris Colfer, Struck by lightning)

New York, Settembre 2015

La sera del raduno arrivò prima di quanto Emma avesse immaginato. Ruby era riuscita a convincere sia lei che Regina, perciò in quel momento erano tutte e quattro (sarebbe venuta anche Mulan), nell’appartamento di Emma e Ruby, per la scelta dell’outfit più adeguato.
– Andiamo, non è una serata di gala, non c’è bisogno che ci mettiamo in ghingheri. – borbottò Emma.
– Bisogna far capire ai nostri ex compagni di liceo cosa si sono persi. – spiegò Ruby, con un sorriso.
– Come se importasse qualcosa. – replicò Regina.
– Niente musi lunghi, forza! –

Killian arrivò presto davanti al suo liceo, l’Abraham Lincoln High school. Non è cambiato affatto, pensò. Dall’esterno si poteva notare la palestra illuminata, dunque l’uomo immaginò che il raduno si sarebbe svolto lì. Del resto, la palestra era anche stata sempre la sede dei suoi balli del liceo. Sembrava passato un secolo. Non volendo perdere ulteriore tempo, Killian decise di entrare nella sua vecchia scuola, ripercorrendo i corridoi che per ben quattro anni l’avevano ospitato. Dei cartelli segnalavano le indicazioni per il luogo dell’incontro: la palestra, come Killian aveva immaginato.
Fu accolto da una donna della sua età, che gli porse un cartellino sul quale l’uomo avrebbe dovuto scrivere il proprio nome.
– Ciao, Killian! Ti ricordi di me? Sono Ashley Boyd, ero nelle cheerleader con Milah! –
– Oh, Ashley! C-certo che mi ricordo. – rispose Killian, fingendo di ricordarsi.
– Come stai? – domandò la donna.
– Sto bene, grazie. Te? –
– Sto benissimo. TI lascio entrare, non voglio bloccarti qui. –
– Grazie, Ashley. – concluse Killian, entrando in palestra.
– Ci vediamo dopo! – esclamò Ashley.
Era strano rientrare in palestra, che era stata decorata per l’occasione. Erano già arrivate molto persone, e Killian riuscì a riconoscere gran parte dei volti. Ai tempi del liceo era stato popolare, grazie al fatto che suonava la chitarra nella band della scuola e perché stava con la capo cheerleader, Milah. A proposito, non riusciva a vederla. Sperava che non venisse, non aveva proprio intenzione di incontrarla. Riuscì però a scorgere il volto di quello che un tempo era il suo migliore amico, Neal. Era da quasi dieci anni che non lo vedeva, da quando cioè avevano litigato per via di Emma. Erano dei ragazzini, all’epoca, e aveva accusato Neal di un tradimento che in effetti non era stato proprio commesso. Già, Emma. Ancora non era arrivata, ma Killian sperava sinceramente di vederla entrare in palestra. Magari ora avrebbe avuto un’occasione con lei.
Nell’attesa di Emma, Killian decise di andare a parlare con Neal.
– Neal? – disse, cercando di attirare la sua attenzione.
L’altro si voltò. – Killian! – esclamò, non appena riconobbe chi gli stava davanti. – Come stai? – domandò subito.
– Neal, sto bene, grazie. Te? –
– Sto bene. Sai, non ho mai avuto l’occasione di scusarmi per quello che è successo con Emma. Eri innamorato di lei e ho approfittato del fatto che non ci fossi. Mi dispiace. So che è passato tanto tempo, ma, insomma, mi dispiace. –
– Non ti preoccupare, al tempo stavo con Milah. Non biasimarti. –
– Fantastico! Sono contento che si sia tutto risolto. Che fai di bello nella vita? – domandò curioso Neal.
– Sono un poliziotto. – rispose Killian.
– Uno sbirro, eh? Non mi sembravi il tipo da entrare in polizia, quando andavamo al liceo. –
– Le cose cambiano. – commentò Killian. – Te invece di cosa ti occupi? –
– Gestisco un negozio dell’usato. – rispose soddisfatto Neal.
– Carino. – replicò Killian, fingendo un sorriso.
Proprio in quel momento entrò Emma, accompagnata da Ruby e Regina. Sia Killian che Neal si voltarono a guardarla.

Dopo aver deciso i loro outfit (Ruby aveva insistito che fossero ‘delle bombe’, così aveva detto), Emma, Regina, Ruby e Mulan si incamminarono verso il loro vecchio liceo. Era strano per loro rientrare nel loro vecchio quartiere: tutte vivevano nel quartiere di Manhattan per essere più comode per il lavoro, e tornavano a Brooklyn solo per trovare le loro famiglie. Non mettevano piede al liceo dal loro diploma, e sembrava strano a tutte e tre.
– Bell’edificio. Il mio liceo era molto più semplice. – commentò Mulan, chiaramente con l’intenzione di sciogliere la tensione che aleggiava fra di loro.
– Forza, entriamo! – incoraggiò Ruby, trascinando con sè Emma.
– Togliamoci questo dente. – mormorò Regina.
Le quattro seguirono le indicazioni per il raduno, che portavano alla palestra. Non era cambiato nulla.
All’ingresso della palestra furono accolte da una donna bionda, con un sorriso dolce. Emma se la ricordava, era una delle poche persone con cui aveva legato a scuola.
– Ashley, che bello rivederti! – esclamò Emma.
– Emma, sei così cambiata! – disse la bionda. – Voi siete Ruby e Regina, giusto? Vi ricordate di me? Sono Ashley Boyd, ero una cheerleader. – disse poi rivolgendosi alle altre.
– E’ un piacere rivederti, Ashley. – la salutò Regina, non nascondendo un sorriso.
– Certo che mi ricordo! – squittì Ruby. – Lei è Mulan, la mia ragazza. – spiegò poi, presentando ad Ashley la giovane, che nel frattempo era rimasta in silenzio.
– Ragazza? Non mi ricordavo che tu fossi, ecco… – balbettò stupita Ashley.
– Sono bisessuale. – spiegò Ruby.
– Oh, ok! Non che fosse un problema, non ho nulla contro, ma non me l’aspettavo, ecco tutto. Comunque è un piacere conoscerti, Mulan. – disse Ashley.
– Il piacere è mio. – rispose sincera Mulan.
– Bene! Dovete scrivere il vostro nome su questi cartellini. Vi lascio andare, ci vediamo dopo! – concluse Ashley, entusiasta.
– Beh, è esuberante. – commentò Mulan, una volta che si erano allontanate.
– Infatti era una cheerleader al liceo. – spiegò Regina.
– E’ una brava ragazza, lo era anche al liceo. E’ sempre stata carina nei miei confronti. – aggiunse Emma.
– Oh oh. – mormorò Regina. – Guai all’orizzonte. Guardate chi c’è. – spiegò, indicando alle altre un angolo della stanza, nel quale stavano chiacchierando Neal e Killian.
Era strano per Emma rivederli dopo così tanto tempo. Erano entrambi più maturi, ma avevano comunque conservato i loro tratti.
Nonostante con Neal avesse avuto una storia lunga ben cinque anni, sapeva che ormai con lui era finita. Erano stati bene insieme, ma si erano lasciati, fortunatamente senza rancori.La stessa cosa non si poteva dire per Killian. Non erano mai stati insieme – colpa della sitazione complicata che li coinvolgeva – ma non poteva negare che avessero provato dei sentimenti forti l’una per l’altro.
– Emma? – la voce di Regina ridestò Emma dai suoi pensieri.
– Ehm, sì? –
– Ci stavamo chiedendo se fosse il caso di andare a salutarli. – spiegò l’avvocato.
– Beh, direi di sì. In fondo siamo tutti qui, sarebbe stupido non farlo. – rispose Emma.
– Giusto. – osservò Ruby.
I due però le anticiparono. Anche Killian e Neal, infatti, si erano accorti dell’arrivo delle quattro donne, e, dopo un attimo di esitazione, avevano deciso di avvicinarsi loro.
– Beh, è passato del tempo. – commentò Killian, per sciogliere il ghiaccio.
– Già. Come state? – chiese Ruby.
– Bene. – borbottò Killian.
– Ciao, non mi conoscete. Io sono Mulan, la ragazza di Ruby. – si presentò Mulan, vedendo che la situazione si stava facendo imbarazzante.
– Oh, piacere di conoscerti, Mulan. Io sono Neal. – rispose l’uomo.
– Sì, mi hanno parlato di te. Tutte cose positive, sia chiaro. – rispose la ragazza.
– Mi fa piacere. – ridacchiò l’uomo.
– Io invece sono Killian, piacere di conoscerti. – disse Killian.
– Piacere mio. –
– Emma, ne è passato di tempo. Come stai? – domandò Neal a quel punto.
– Sto bene, Neal, grazie. – rispose lei, con un sorriso sincero. Nonostante tutto, ci teneva a lui, e le faceva piacere rivederlo. Non pensava a rimettersi con lui, no di certo, ma avevano comunque buoni rapporti, nonostante non si vedessero da cinque anni.
– Ne sono felice. Anche io sto bene. –
– Fantastico, stiamo tutti bene! Che ne dite di smetterla ora con queste domande imbarazzanti? – intervenne Regina, guadagnandosi un’occhiataccia da Ruby.
– Stavolta devo dar ragione alla Regina di ghiaccio qui presente. – ammiccò Killian.
– Grazie, Captain Eyeliner. – replicò Regina, riprendendo un soprannome di Killian dei tempi del liceo , quando era solito portare la matita agli occhi.
In quel momento partì la musica.
– Mi dispiace abbandonare i vostri battibecchi, ma io vado a ballare con la mia ragazza. Mulan, vieni? – esclamò Ruby.
– Arrivo subito! – replicò l’interessata, trascinandosi in pista (o meglio, il centro della palestra).
– Non mi ricordavo che a Ruby piacessero le ragazze. – commentò Killian, una volta che le due si erano allontanate.
– Oh, le sono sempre piaciute. – rispose Neal.
– Davvero? Non lo sapevo. – replicò Killian, quasi infastidito.
– Beh, sai, ho avuto più modo di conoscere Ruby e Regina quando stavo con Emma. –
– Già. – mormorò Killian a denti stretti.
– Io vado a prendere un cocktail. Neal, vieni con me? Abbiamo tante cose da raccontarci. – intervenne a quel punto Regina, notando come le cose si stessero scaldando.
– O-ok. – disse Neal, acconsentendo velocemente. Non voleva creare discussioni inutili, non era davvero il caso.
– Non badare a Regina, non ti può sopportare molto, dopo quello che ci è successo. – disse Emma, non appena lei e Neal se ne furono andati.
– Beh, non la biasimo. Avrei potuto comportarmi diversamente. –
– Killian, avevamo solo diciotto anni! Era giusto che rimanessi con Milah. A proposito, dov’è? Non la vedo. –
– Ashley mi ha detto che non è venuta. Lavora in Giappone, o qualcosa di simile. – rispose l’uomo.
– Caspita! Un salto di qualità. – commentò Emma.
– Già. Ma non mi interessa lei, mi interessi tu. Cosa fai nella vita? Sei impegnata? –
– Sono una giornalista e no, non sono impegnata. Tu invece? –
– Sono un poliziotto e neanche  io sono impegnato. –
– Wow, un poliziotto! –
– Già. –
I due parlarono per tutta la sera, ridendo e scherzando. Erano davvero felici di aver avuto l’opportunità di rivedersi, entrambi erano consapevoli che i sentimenti che provavano l’una per l’altro non si erano sopiti.
Si salutarono con la promessa di mantenersi in contatto.

New York, Settembre 2005

Emma era a New York da un paio di giorni, e quella mattina avrebbe iniziato l’ultimo anno nella nuova scuola. Dire che era agitata era un eufemismo. Non aspirava alla popolarità, no di certo, ma aveva paura che la sua provenienza compromettesse la sua serenità a scuola. Sapeva che New York era una città popolata da snob, e immaginava che il fatto che venisse da un paesino come Adams non giovasse alla sua tranquillità. Sarebbe stata presa di mira, ne era sicura. Non che avesse mai subito atti di bullismo in effetti. Adams era una cittadina dove tutti si conoscevano, essendo cresciuti tutti assieme, e nessuno osava prendere di mira Emma, perchè era notoriamente una ragazza dal carattere forte. Sospirò. Era inutile rimuginarci su, era comunque obbligata ad andare.
Quando arrivò in cucina, trovò la madre intenta nella preparazione di pancakes.
– Buongiorno, tesoro. Ho pensato che avessi bisogno di un po’ di dolcezza per iniziare bene questo primo giorno di scuola. Tuo padre è già partito. – disse la donna, a mo’ di spiegazione.
– Grazie mamma. –
– Figurati! Ti ho preparato anche un po’ di cioccolata calda con la cannella, proprio come piace a te. –
– E a te. – precisò la ragazza.
– Sì e a me. Dovevi pur riprendere da qualcuno, in fondo, no? –
– Giusto. Sarà meglio che vada, o rischio di far tardi. – replicò Emma, balzando dalla sedia.
– Vuoi che ti accompagni? – chiese subito Mary Margaret.
– Mamma, grazie per tutte queste premure, davvero, ma sto bene. Posso farcela. –
– Ok ok. Non dubito che tu possa riuscirci, ma pensavo che avessi bisogno di un po’ di supporto. Insomma, città nuova, scuola nuova… –
– Nessun problema. Ci vediamo stasera. –
– Ti voglio bene! – esclamò la madre, ma la ragazza era già uscita.

Emma non faticò a trovare la scuola: aveva un buon senso dell’orientamento e il giro della città fatto con i suoi genitori in quei due giorni aiutava. Vide già molte auto nel parcheggio, dunque immaginò che fossero arrivati già molti studenti.
Le sue supposizioni si rivelarono giuste nel momento in cui entrò nella scuola. Frotte di studenti si accalcavano nei corridoi, correndo e schiamazzando. Ma sono alle elementari, per caso? si chiese Emma. A quel punto una ragazza mora, dall’aspetto e dal portamento quasi regale, le si avvicinò.
– Ciao. Danno fastidio anche a te questi schiamazzi, vero? Ho notato la tua espressione infastidita. – le domandò.
– Beh, un po’. Non sono abituata a questo caos, dalle mie parti eravamo molti di meno. – spiegò Emma.
– Da dove vieni? – domandò curiosa l’altra.
– Adams, Minnesota. –
– Minnesota? Caspita, un bel cambiamento! –
– Già. –
– Comunque non mi sono presentata, scusami. Mi chiamo Regina Mills, sono all’ultimo anno. –
– Emma Swan, anche io all’ultimo. –
– Beh, Emma Swan, sappi che se hai bisogno di un’amica puoi chiedere a me. –
– Grazie, mi fa davvero piacere. –
– Figurati. Sei nuova, e mi sembri una persona in gamba. –
– Grazie, anche tu. Posso chiederti un’informazione? –
– Prego, fai pure. –
– Dove si trova la segreteria? Dovrei avere il mio orario e cose del genere. –
– Hai ragione! Non ti puoi sbagliare, è la seconda porta a destra. –
– Grazie mille! –
Seguendo le informazioni fornitele da Regina, Emma non ebbe difficoltà a trovare la segreteria, e da lì fu subito indirizzata nell’aula della sua prima lezione: letteratura inglese. Era contenta di iniziare con letteratura, era senza dubbio una delle sue materie preferite.
Entrata in aula, Emma si rese conto che l’unico libero nelle prime file era accanto a una ragazza castana con alcune ciocche rosse, dall’aria molto esuberante.
– Posso? – le domandò.
– Certamente. – rispose l’altra, entusiasta.
Emma non fece in tempo a sedersi, che l’altra interagì con lei. – Sei nuova da queste parti, giusto? –
– Sì, sono arrivata a New York un paio di giorni fa, vengo dal Minnesota. –
– Oh, interessante! Come mai questo cambiamento, se posso? –
– Mio padre è stato trasferito per lavoro, fa il poliziotto. –
– Bello! Comunque mi chiamo Ruby Lucas, piacere. –
– Emma Swan, piacere mio. –
– Bene , Emma, cosa mi dici di te? – domandò entusiasta Ruby.
– Beh, cosa ti posso dire… – ma non fece in tempo a finire la frase che una risata argentina fece capolino nella stanza. Era una cheerleader, aggrappata con forza al ragazzo più bello che Emma avesse mai visto. Indossava dei semplici jeans e una giacca di pelle, e sul mento spuntava una leggera barbetta. Gli occhi erano contorniati da eyeliner e le labbra formavano un sorrisetto malizioso. Emma aveva la sensazione che le avrebbe procurato solo  guai.  Il ragazzo stringeva a sè la cheerleader di cui avevano sentito la risata. Al loro seguito c’era un ragazzo dall’aria piuttosto normale, che si scambiò un sorriso complice con l’altro, prima di sedersi a uno degli ultimi banchi liberi rimasti.
– Carino, vero? Il ragazzo dall’aria misteriosa, intendo. – sussurrò Ruby a Emma.
– Beh, sì. –
– E’ il chitarrista della band della scuola. Si chiama Killian Jones, e la cheerleader che si struscia su di lui è Milah Smith, la sua ragazza storica. E’ una vipera, non te la consiglio. Il ragazzo che li seguiva invece è Neal Cassidy, il migliore amico di Killian. Non è male, ma non è sicuramente ingenuo. –
– Killian, invece? –
– Lo sapevo che ti interessava lui! – disse soddisfatta la mora. – Non so dirti molto di Killian. E’ uno dei più desiderati della scuola, ma è un tipo piuttosto solitario, tranne quando sta con Milah. Quando c’è lei è molto più spaccone, quasi insopportabile. Ma è un gran fico. –
– Killian.. – mormorò Emma. Non sapeva perchè, ma sentiva come una connessione con lui, anche se era consapevole che le avrebbe portato guai.

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