Open up again I believe in second chances (3° capitolo)

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Capitolo 3
Incontri e scontri

Lungo i bivi della tua strada incontri le altre vite, conoscerle o non conoscerle, viverle a fondo o lasciarle perdere dipende soltanto dalla scelta che fai in un attimo; anche se non lo sai, tra proseguire dritto o deviare spesso si gioca la tua esistenza, quella di chi ti sta vicino.
(Susanna Tamaro)

New York, Ottobre 2015

Dal raduno degli ex liceali, Emma e Killian avevano iniziato a sentirsi. Si scambiavano giusto pochi messaggi ogni tanto, ma si tenevano in contatto. Andavano con i piedi di piombo, in fondo erano passati ben dieci anni dall’ultima volta in cui si erano visti, ed erano successe un’infinità di cose in quegli anni. La cosa chiara a entrambi era che tenevano a ricucire il rapporto. Ma con calma.
Emma controllò l’orologio. Doveva assolutamente sbrigarsi a prendere la metro per andare al lavoro, o avrebbe fatto tardi. Fortunatamente la fermata della metropolitana distava a poche centinaia di metri dall’appartamento suo e di Ruby, e in una decina di minuti avrebbe raggiunto il palazzo sede del magazine per cui lavorava. I vantaggi dell’abitare a Manahattan, pensò la donna.
Arrivata al lavoro, fu subito convocata nell’ufficio della direttrice, Zelena Emerald, donna nota per la sua freddezza e crudeltà. La temevano tutti in ufficio.
– Mi voleva miss Emerald? – domandò Emma.
– Swan, sì cercavo proprio te. Ti affido un’inchiesta molto importante, e mi aspetto che tu faccia il massimo. – esordì la donna, tamburellando sulla scrivania le dita smaltate di verde.
– Certamente. –
– Come sicuramente saprai, nell’ultimo periodo c’è una proliferazione di furti a star o esponenti importanti della società. La polizia sta indagando, e mi aspetto che tu segua le indagini. Non scriverai nessun articolo relativo ad altro fino a quando i colpevoli non saranno trovati. –
Era una grandissima opportunità seguire un caso così importante. – Grazie per l’opportunità, miss Emerald. –
– Sei l’unica che può farlo. La maggior parte delle giornaliste che lavorano qui sono delle sciacquette. – spiegò brevemente Zelena – Ah, sia chiaro che mi aspetto il massimo da te, un errore e sei fuori. –
– Chiarissimo. –
– Perfetto. E ora fuori, al lavoro. – concluse la direttrice.
Uscita dall’ufficio di Zelena, Emma rifletté sul da farsi. Prima di tutto avrebbe dovuto cercare informazioni più precise al computer. Già molte star erano state colpite dai furti: Neal Patrick Harris, Ricky Martin, Diana Ross, Britney Spears e Bon Jovi. Il procedimento e gli oggetti rubati erano anche sempre gli stessi: di sicuro c’era un collegamento fra i furti. Emma decise di chiamare la persona in polizia più vicina che conosceva, suo padre David.
Pronto? – domandò suo padre, dall’altra parte della cornetta.
– Papà, sono io. –
Oh, ciao, Emma! E’ successo qualcosa? Hai bisogno di aiuto? –
– In realtà sì. Mi è stato affidata un’inchiesta sulla questione dei furti ai VIP. Ne sai qualcosa? –
– Non molto in realtà. Se ne occupa il distretto di Manahattan, prova a sentire loro. –
– Qualche contatto? –
– Beh, la cosa ti stupirà. Il capitano che gestisce il caso è Killian Jones, il tuo ex compagno di liceo. – rispose David, ridacchiando.
– Killian, davvero? –
– Già. –
– Beh, grazie. –
– Figurati, quando vuoi sono qui. –
– Ti lascio al tuo lavoro. Salutami mamma. –
– Certamente. A presto, Em! –
– Ciao, papà! –
Chiusa la conversazione, Emma era fiduciosa. Sapeva di avere almeno un contatto, e forse Killian sarebbe stato ben disposto a darle delle informazioni, o almeno sperava. Solitamente i poliziotti erano restii a fornire informazioni ai reporter.
Provò subito a contattare Killian.
– Ehilà, Swan! –
– Killian, ciao. Dovrei chiederti una cosa a livello professionale. –
– Certo, dimmi pure. –
– Qui al Magazine mi è stato affidato il caso del furto dei VIP e so che se ne occupa il tuo distretto. Posso venire in centrale per avere delle informazioni? – spiegò Emma.
– Non lo so, le indagini solitamente devono rimanere riservate. – rispose titubante Killian.
– Non puoi dirmi qualcosa? Rischio il posto. –
– Provo a sentire il mio capo, ok? Magari può concedere che qualche informazione sia divulgata, in fondo le vittime sono personaggi noti, e questa vicenda non può che accrescere la loro popolarità. Inoltre non ci sono morti. –
– Grazie davvero. –
– Non ti prometto nulla, ma ti faccio sapere. –
– Ti ringrazio. – disse Emma, chiudendo la chiamata.
La donna confidava nell’aiuto di Killian, non poteva perdere il posto. Anche se non aveva mai sognato di lavorare per una rivista scandalistica, non le dispiaceva lavorare per il NY Magazine, in fondo quest’ultima non era uno stupido giornaletto, e spaziava anche verso argomenti più seri.
Sospirò. Non le restava che stampare le informazioni ricavate fino a quel momento, nell’attesa che Killian la richiamasse.

Killian pensò molto alla chiamata con Emma, prima di rivolgersi al suo capo. Il caso non era particolarmente grave, dato che si trattava di un reato come il furto, e il motivo per cui faceva scalpore era semplicemente legato al fatto che coinvolgeva delle stars. Forse Graham non avrebbe fatto problemi. Nonostante il ruolo che ricopriva, infatti, Graham era molto disponibile nei confronti dei poliziotti che dirigeva, complice anche la giovane età – aveva neanche quarant’anni.
Sì, Killian decise di provare a chiedere.
– Graham, posso? – domandò, sfessurando la porta dell’ufficio del comandante.
– Oh, Killian, entra. Dimmi pure. –
– Mi ha contattato il NY Magazine per fare un reportage sul caso dei furti VIP. So di essere io a gestire il caso, ma volevo sentire il tuo parere per il fatto della privacy. Secondo me non ci sarebbero problemi, in fondo si tratta di furti, e alle star fa sempre piacere la notorietà, ma dimmi tu. –
– La penso come te. L’unica cosa che possiamo fare è sentire i diretti interessati, in caso avessero obiezioni. Fammi fare un giro di telefonate e ti dico. –
– Perfetto, grazie Graham. –
– Figurati, in fondo non è un caso così delicato. –
In neanche mezz’ora arrivò la conferma: potevano autorizzare il reportage. Killian si affrettò a chiamare Emma. – Ciao Emma, sono Killian. –
– Oh, ciao! Qualche novità? –
– Sì. Ho sentito il mio capo, e il tuo giornale ha l’autorizzazione per il reportage. Avete accesso a tutti i documenti. –
– Grazie davvero! –
– Non è un caso delicato, perciò non è stato difficile avere l’autorizzazione, anche da parte dei diretti interessati. –
– Fantastico! Posso venire in centrale, così che posso iniziare a vedere qualcosa? –
– Certo, tanto mi occupo io del caso, assieme ad un altro mio collega. Ti aspettiamo. –
– Arrivo subito. –

Appena chiusa la chiamata, Emma si affrettò a raggiungere la centrale di polizia. Voleva mettersi al lavoro sul reportage il prima possibile.
Impiegò circa un quarto d’ora per raggiungere la stazione, schivando auto e pedoni, ma alla fine arrivò. Fortuna che ho le scarpe da ginnastica. Se dovessi indossare i tacchi come mi ripetono sempre Ruby e Regina sarebbe stato molto più difficile, pensò Emma.
Entrata in centrale si rivolse subito alla portineria. – Dove posso trovare il capitano Jones? -chiese.
– Chi lo cerca? – domandò il poliziotto dall’altra parte del vetro, annoiato.
– New York Magazine. Ho già l’autorizzazione per eseguire un’inchiesta. – rispose lei, mostrando il tesserino da giornalista.
– Porta sinistra in fondo al corridoio. –
– Grazie. –
Come promesso, Killian la stava aspettando, affiancato da un altro poliziotto, dall’aria gentile e disponibile.
– Ce l’hai fatta, Swan. Lui è il collega che lavora con me al caso, Robin Wakefield. –
– Al suo servizio, signorina….? –
– Swan, Emma Swan. – Com’è galante, pensò Emma. Potrebbe piacere a Regina.
– Bene, ora che le presentazioni sono state fatte, che ne dite di metterci al lavoro? – propose Killian.
– Ottima idea. – replicarono gli altri due.
I due poliziotti mostrarono ad Emma tutta la documentazione, spiegandole tutti i vari furti e le ipotesi sui possibili colpevoli.
Arrivati a fine giornata, i tre erano esausti. Mentre Robin si assentava per andare al bagno, Killian ne approfittò per parlare da solo con Emma.
– Sei davvero brava, non c’è che dire. –
– Grazie, anche voi non siete male. –
– Oh, che gentile! – rispose sarcasticamente l’uomo. – Comunque che ne diresti di vederci in un’altra occasione, magari a cena? – disse poi, abbassando il tono di voce.
– Tu fatti sentire, poi ti dirò. – replicò ammiccante Emma.

New York, Ottobre 2005

Quella mattina Emma era in estremo ritardo. La sveglia non aveva suonato, ed era stata costretta a chiedere un passaggio a sua madre per non arrivare troppo tardi.
Arrivata a scuola, si affrettò a raggiungere il suo armadietto, per prendere i libri. Alla prima ora aveva letteratura, assieme a Ruby.
Voltatasi per raggiungere l’aula, fu spintonata da una cheerleader, e sbatté sul suo armadietto.
– Ehi, potresti anche guardare dove vai! – esclamò la ragazza.
La cheerleader si voltò: era Milah. – Oh, scusami, non ti avevo visto. – disse Milah, fingendo innocenza.
– Sì, sì, certo. – borbottò la bionda.
– Ci vediamo in classe. – concluse con un sorrisetto la cheerleader.
Emma si massaggiò la spalla. Non era un dolore forte, ma le faceva male al movimento della spalla.
In quel momento arrivò Regina, che aveva l’armadietto poco distante dal suo.
– Ehi, Emma, tutto bene? – le domandò la ragazza.
– Sì, sì, tranquilla. Milah mi ha fatto sbattere sull’armadietto, ma non fa così male. –
– Quella vipera! – esclamò Regina. – Lo sapevo che era questione di tempo. Si sente la regina della scuola, e voleva farti capire chi comanda. –
– Come se a me importasse qualcosa. – replicò Emma.
– Lo so, ma vuole avere la soddisfazione. Ti fa male? Vuoi andare in infermeria? –
– No, mi passa. Piuttosto devo andare a lezione, è tardi. –
– Ok, allora ci vediamo dopo. –
– A dopo. –
Emma raggiunse in fretta l’aula. L’insegnante, la signorina French, aveva già iniziato a parlare.
– Oh, Emma, finalmente! Tutto a posto? Non vieni mai in ritardo. – le chiese l’insegnante.
– No, miss French, mi scusi. – disse Emma, lanciando un’occhiataccia a Milah, che ridacchiava sotto i baffi.
– Perfetto, ora raggiungi in fretta il tuo posto, così vi spiego. – replicò l’insegnante.
– Ehi, Emma tutto ok? – sussurrò Ruby a Emma, non appena la ragazza raggiunse il posto.
– La sveglia non ha suonato, e arrivata a scuola Milah mi ha sbattuto sul mio armadietto. –
– Che razza di vipera! –
– Lo so. –
Le due ragazze furono interrotte dalla voce di miss French. – Dunque, ragazzi! Ho un progetto da proporvi. Dovrete fare un lavoro in coppia, approfondito, su uno degli autori oggetto di studio di quest’anno. – spiegò elettrizzata l’insegnante.
Un mormorio si elevò dagli studenti.
– Ovviamente stiamo insieme, giusto? – domandò subito Emma all’amica.
– Certamente! –
L’insegnante riprese a parlare. – Ho deciso di formare io le coppie, così da evitare che lavoriate con i vostri amici. –
Delle lamentele si elevarono dalla classe.
– Lo so ragazzi che non ne siete felici, ma dovete anche socializzare fra di voi. Chissà, magari nasceranno nuove amicizie. –
A quel punto la donna iniziò a elencare le varie coppie: Ruby capitò con Neal, mentre Emma con Killian.
– Non ci posso credere! – mormorò Emma non appena sentì il nome del suo compagno di studi.
– Oh, ne  vedremo delle belle! – replicò Ruby divertita.

Terminata la lezione, Killian raggiunse Emma. – Tu sei Emma, giusto? – le domandò il ragazzo.
– Sì, sono io. –
– Vi lascio soli. – sussurrò Ruby, allontanandosi dall’amica, rimediando un’occhiata implorante di Emma.
– Killian Jones, anche se non credo di avere bisogno di presentazioni. – disse ammiccando.
– Sbruffone. – replicò Emma.
– Sono un galantuomo e mi lascio scivolare il commento addosso. – rispose Killian. – Comunque sono qui per chiederti come ci vogliamo organizzare per questo stupido progetto. –
– Per quel che mi riguarda possiamo anche lavorare separati e mettere tutto insieme dopo. Non credo che tu voglia lavorare con me. –
– Non correre. Intendo sul serio lavorare con te. –
Emma rimase piuttosto stupita dalle parole del ragazzo. – O-ok, allora scambiamoci i numeri così rimaniamo in contatto per metterci d’accordo. –
– Bel tentativo di abbordaggio, Swan. –
– Ah ah, divertente. – rispose sarcastica Emma. – Il numero. – ripeté.
– Come vuole, signorina. – disse lui, segnando su un foglio il proprio numero. Subito dopo, lasciò cadere il foglietto sulle mani di Emma, prima di uscire dall’aula.
– Idiota. – mormorò Emma.

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