Open up again I believe in second chances (4° capitolo)

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Capitolo 4
Primi appuntamenti

 

E invece neanche si erano dovuti cercare, questo è incredibile, e tutto il difficile era stato solo riconoscersi – riconoscersi – una cosa di un attimo, il primo sguardo e già lo sapevano, questo è il meraviglioso […] Non si è mai lontani abbastanza per trovarsi.
(Alessandro Baricco)

New York, Ottobre 2015

Le indagini sul caso dei furti VIP proseguivano: era stata rapinata un’altra celebrità, Jim Parsons, sempre con lo stesso procedimento. Il colpevole (o colpevoli, non era certo) si assicurava che il proprietario fosse fuori casa per qualche giorno, per un intervista o per un film o altro, e disattivava tutte le telecamere di sorveglianza del palazzo e dintorni, prima di entrare in casa e rubare tutto ciò che c’era di più costoso.
Emma continuava ad affiancare la polizia nelle indagini, e stava raccogliendo molte informazioni sia da Killian e Robin che dalle vittime.
Un giorno, la donna stava uscendo dalla centrale di polizia, quando fu fermata da Killian.
– Ehi, Swan, ferma un attimo! – esclamò l’uomo.
– Sì? – domandò lei, curiosa, voltandosi verso di lui.
– Un mio amico ha da poco aperto un nuovo ristorante, e mi chiedevo se stasera ti andasse di provarlo con me. –
– E’ un appuntamento? – chiese Emma, stupita ma felice.
– Solo se tu vuoi che lo sia. –
– Dammi orario e indirizzo. – disse a quel punto la donna, con un sorriso sincero.
– Ti passo a prendere alle 19,30, dammi il tuo indirizzo. –
– Te lo mando per messaggio. –
– Fantastico, ora ti lascio, devo andare al lavoro. – concluse Killian.
– A stasera. – mormorò Emma.

Killian rientrò in centrale con un sorriso felice sul volto. In tutti quegli anni non si era mai dimenticato di Emma, e non vedeva l’ora di avere finalmente un’opportunità con lei. Non era più l’idiota che era stato del liceo, e anche lei se ne sarebbe accorta.
Fu intercettato da Robin. – Ehi, amico, allora? – domandò il poliziotto.
– Stasera ho un appuntamento con Emma. – rispose Killian, orgoglioso.
– Ma è fantastico! Spero davvero che vada tutto bene! –
– Lo spero anche io. –

Emma fece in tempo a svoltare l’angolo, e chiamò subito Ruby. Avrebbe contattato Regina dopo, sapeva che la donna era in Tribunale per un nuovo caso.
Pronto? – domandò Ruby.
– Ciao, Ruby, sono Emma. –
Emma! E’ successo qualcosa? –
– Killian mi ha chiesto di uscire. –
E me lo dici così?! – esclamò la costumista.
– Come te lo dovevo dire? – domandò Emma divertita.
Non puoi darmi così queste notizie! Comunque aspettami a casa, bisogna decidere l’outfit perfetto! – trillò Ruby dall’altra parte della cornetta.
– Fra quanto rientri? –
Finisco tra mezz’ora.
– Perfetto! –
Non passarono nemmeno cinque minuti, che il telefono suonò. Era Regina.
– Regina! Cos’è successo? –
Quella schizzata di Ruby mi ha appena mandato un messaggio dicendomi che Killian ti a chiesto di uscire. Mi ha anche obbligata a venire da voi per decidere l’outfit perfetto. Ne sei sicura? –
– Sì, Regina, ne sono sicura. Non è più il Killian del liceo, e non abbiamo più Milah o Neal ad ostacolarci. Possiamo davvero avere una possibilità. –
Sono felice di sentirtelo dire. Come sai non ho mai perdonato Killian per averti lasciato in quel modo, ma spero sul serio che sia maturato.
– Lo è, davvero. –
Benissimo. Comunque vengo da voi non appena finisco in Tribunale, ok?
– Ti aspettiamo. –

Emma arrivò a casa eccitata e allo stesso tempo spaventata. Non sapeva cosa aspettarsi da quella sera, considerando anche il fatto che quello sarebbe stato il suo primo e vero appuntamento con Killian. Al liceo la situazione era stata totalmente diversa, e non avevano mai avuto la possibilità di provarci davvero, ora invece no. Non c’erano più ostacoli, erano entrambi più maturi e pronti a una relazione.
Proprio in quel momento arrivò Ruby, trafelata.
– Eccomi! ho fatto il prima possibile! – esclamò.
– Non ce n’era bisogno, potevi fare anche con calma. – la tranquillizzò la bionda.
– Assolutamente no! E’ una serata importante, e devi essere perfetta! –
– E’ inutile controbattere. – mormorò Emma.
– Esattamente! E tra un po’ arriverà anche Regina, dunque saremo due contro una. –
– Va bene, va bene. – rispose la giornalista, alzando le mani. – Comunque avevo pensato a questa canotta rossa con i leggins, che ne dici? – propose la bionda, mostrando all’amica gli abiti che aveva scelto.
– Senza offesa, tesoro, ma direi di no. Killian ti vede tutti i giorni con il giacchetto rosso, e proporrei di cambiare colore. –
– Uhm, ok. – rispose incerta Emma.
Proprio in quel momento suonò il campanello.
– E’ Regina! Vado io. – disse prontamente Ruby.
Pochi minuti dopo l’avvocato era arrivata nella camera di Emma.
– Scusate il ritardo, ma non riuscivo a liberarmi del mio cliente. – disse la donna, a mo’ di spiegazione.
– Tranquilla. – le rispose Emma.
– Bene, com’è qui la situazione? – chiese a quel punto Regina.
– Emma ha proposto questa canotta con il leggins, ma le stavo appunto dicendo che non era il caso. – spiegò Ruby.
– Direi anche io. A proposito, dove ti porta? – domandò Regina alla bionda.
– Mi ha invitato a provare con lui il ristorante di un amico. –
– Ma che dolce! – squittì Ruby.
– Carino. – commentò invece Regina. – Comunque da qui vedo quell’abito rosa, credo che sia perfetto per l’occasione. – disse poi, indicando un abito ben nascosto nell’armadio.
– Non l’avevo mai visto! E’ perfetto! – esclamò Ruby.
– Me l’ha regalato mia madre per un compleanno. – spiegò Emma.
– Che dire, ogni tanto Mary Margaret ha buon gusto in fatto di abiti. – commentò Regina.
– E’ deciso, indosserai quello. – decretò Ruby.
Alla fine Emma seguì il consiglio delle amiche, e indossò l’abito, completando l’outfit con una coda di cavallo alta.

Puntuale, Killian arrivò presso casa di Emma alle 19,30.
– Divertiti! – le avevano augurato le amiche.
Killian aspettava Emma fuori dall’auto, e non appena la donna uscì dal palazzo, l’uomo rimase stupito.
– Swan, s-sei bellissima. – disse, a mezzo fiato.
– Grazie, Killian. – rispose Emma, con un timido sorriso.
L’uomo si riprese dal momento di stupore. – Che ne dici di andare? – disse a quel punto, aprendo la portiera dell’auto a Emma.
– Oh, grazie. –
– Figurati, tesoro. –
Il ristorante non distava molto dall’appartamento di Emma e Ruby, difatti il viaggio non durò molto.
– Eccoci arrivati. – annunciò Killian, parcheggiando l’auto di fronte a un posto che portava l’insegna ‘The red wolf’.
– Che nome originale. – commentò Emma.
– Il proprietario è un amante delle fiabe. – spiegò Killian. – Vieni, entriamo! –
Superata la porta d’ingresso, Emma notò che il locale era davvero carino. Le pareti erano rosse, e richiamavano al nome del locale. Sembrava intimo, quasi. Ancora il locale era quasi deserto, c’era solo una coppietta in un angolo, completamente assorta su sè stessa.
– Benvenuti al The red wolf! – esclamò un uomo sulla trentina, con i capelli completamente tirati all’insù, venendo verso Emma e Killian.
– Emma, ti presento Jefferson, è il proprietario del ristorante.. – disse Killian.
– Piacere di conoscerti. – replicò Emma.
– Il piacere è mio. – disse Jefferson. – Comunque venite che vi mostro il vostro tavolo. – aggiunse poi, mostrando ai due un tavolino appartato.
– Carino. – commentò la donna.
– Bene, vi lascio da soli. Chiamatemi quando volete ordinare. – concluse Jefferson.
– Intanto portaci una bottiglia di vino rosso. – lo interruppe il poliziotto.
– Perfetto! – rispose Jefferson, portando subito la bottiglia.
– Vieni, accomodati pure. – disse a quel punto Killian, spostando la sedia per consentire a Emma di sedersi.
– Non ti facevo così cavalleresco. – rispose lei, stupita.
– Ehi, io sono un gentiluomo. – replicò lui, fintamente offeso.
– Ok, ok. – disse Emma, divertita. – Accomodati e raccontami un po’. Cosa hai fatto in tutti questi anni? –
– Non molto in realtà. Ho sempre lavorato in polizia, al fianco di Robin. Siamo partner di lavoro da circa nove anni. Se ti ricordi, poi, al liceo, suonavo la chitarra. – disse a quel punto Killian.
– Sì, certo che me lo ricordo. Avevi il fascino del musicista, con l’eyeliner e tutto. – rispose Emma, interessata.
– Già, l’eyeliner! Sono anni che non lo metto più. –
– Non ti starebbe male, sai? – replicò maliziosa la donna.
– Per te potrei anche pensarci, Swan. – rispose il poliziotto, sempre con lo stesso tono.
i due si guardarono negli occhi per qualche secondo, quando Emma riprese a parlare. – Allora dimmi, cosa mi dicevi a proposito della musica? –
– Giusto! Beh, ti stavo per dire che, dato che anche Robin ha discrete doti canore, abbiamo formato un duo musicale. Andiamo ogni tanto a suonare per locali e cose così. E’ in questo modo che ho conosciuto Jefferson. Prima di aprire questo ristorante lavorava in un pub, il Rabbit Hole, lo conosci? –
– Sì, ci sono andata qualche volta. Comunque hai un duo musicale? Ma è fantastico! – esclamò Emma, interessata.
– Te l’ho detto, non è niente di che. –
– Voglio assolutamente venirvi a vedere qualche volta. Invece cos’è successo a livello sentimentale? Hai avuto altre relazioni dopo Milah? –
– No, diciamo che è stato un periodo piuttosto brutto. Preferirei non parlarne. – mormorò Killian, abbassando lo sguardo.
– Oh, ok. Non volevo toccare un argomento delicato, scusami. –
– Non lo potevi sapere. – rispose l’uomo, con un sorriso rassicurante. – Invece tu? Cos’ha fatto la grande Emma Swan in questi anni? –
– Beh, come sai ero entrata alla Berkley, perciò mi sono laureata lì. Subito dopo sono ritornata a New York, sia perchè mi mancava la costa orientale sia perchè qui avrei avuto possibilità di lavorare. All’inizio è stata dura, e ho fatto molti lavori saltuari. Dato che anche Ruby non aveva un lavoro stabile, abbiamo deciso di andare a convivere per aiutarci a vicenda. In due sarebbe stato più semplice. Fortunatamente, tre anni fa sono entrata a New York Magazine. E’ pieno di vipere, compresa la mia capo, la temibile Zelena Emerald, ma la paga è ottima, e ho la possibilità di fare la giornalista. –
– Direi che stai alla grande. A livello sentimentale, invece? – chiese Killian.
– Come forse sai, sono stata con Neal per molto tempo. Dopo che mi sono lasciata con lui non sono stata più con nessuno. –
– Bene! Sai che ti dico? Brindiamo! Alle seconde occasioni! – disse a quel punto Killian, sollevando in alto il calice. Emma lo seguì immediatamente.

New York, Ottobre 2005

Erano passati solo pochi giorni da quando la signorina French aveva assegnato il compito da svolgere in coppia, e Emma e Killian ancora non si erano visti. Avevano tempo fino a prima di Natale, ma il lavoro da fare era molto, perciò la ragazza ci teneva ad iniziare presto. Per questo, decise di inviare un messaggio al chitarrista.

Ciao, Killian,
sono Emma. Mi stavo chiedendo quando vogliamo incontrarci per iniziare il progetto.
Fammi sapere

Sorprendentemente, la risposta arrivò quasi subito.

Swan!
Dimmi tu, io non ho problemi. Per te posso liberarmi quando vuoi 😉

Ne sarà felice Milah. Comunque potremmo vederci domani pomeriggio alle 15, dopo le lezioni, nella biblioteca della scuola.

Direi che è perfetto!
A domani, tesoro

Sbruffone

Emma sbuffò. Sarebbe stata un pomeriggio molto impegnativo. Doveva comunque avvertire sua madre che non sarebbe tornata a casa, nel pomeriggio.
Scese subito al piano di sotto. Sua madre era seduta vicino al tavolo del salotto, intenta a correggere i compiti in classe dei suoi piccoli studenti.
– Oh, Emma, dimmi. – disse Mary Margaret, vedendo la figlia intenzionata a parlare.
– Ti volevo solo dire di non aspettarmi a casa, domani pomeriggio. Rimango a scuola per fare un progetto. –
– Nessun problema. Di che si tratta? – domandò la donna.
– La nostra insegnante di letteratura, miss French, ci ha assegnato un lavoro da fare in coppia su Faulkner, uno degli autori di quest’anno. Domani vorremmo cominciare. –
– Beh, mi sembra un’ottima idea. Chi è la tua compagna? Ruby o Regina? Mi sembrano molto in gamba. –
– Uhm, in realtà è un compagno. Miss French ha voluto mescolarci per farci fare amicizia. –
– Carina come idea. Beh, allora divertiti, ma stai comunque attenta. –
– Certo, mamma. –
– In ogni caso non direi a tuo padre che il tuo compagno di lavoro è un ragazzo, non so come potrebbe reagire. – replicò Mary Margaret a quel punto, con un occhiolino.
Emma ridacchiò. – Direi anche io. –

Il pomeriggio successivo arrivò in fretta. Le lezioni volarono, e ben presto arrivò il momento dell’incontro con Killian.
Emma salutò le sue amiche, poi si diresse verso la biblioteca, quasi deserta.
La ragazza si accomodò in uno dei tavolini, in attesa del suo compagno di studi. Fortunatamente per lei, Killian non tardò ad arrivare. Il ragazzo sbattè lo zaino sul tavolo, e tirò fuori da esso una pila di fogli.
– Cosa sono? – domandò Emma, curiosa.
– Delle informazioni che ho scaricato da internet. Ho pensato che potesse avvantaggiarci il lavoro. – spiegò Killian, accomodandosi di fianco a Emma.
– Oh, fantastico! A casa ho molti libri di Faulkner, visto che è uno dei miei scrittori preferiti, ma ancora la maggior parte è seppellita negli scatoloni. –
– Da dove vieni, Swan? – chiese a quel punto il ragazzo.
– Da un minuscolo paesino del Minnesota. – spiegò lei.
– Minnesota, uh? Non ti facevo rustica. –
– Beh, non sai molte cose di me. –
– E vorresti farmele conoscere? – domandò malizioso Killian.
– Oh, sicuro! – replicò sarcastica Emma. – Ma dimmi un po’, non hai una ragazza? – chiese a quel punto.
– Sì, ma non succede nulla se non lo viene a sapere. – mormorò Killian, fissando negli occhi Emma.
La ragazza, dopo qualche attimo, riuscì a distogliere lo sguardo, concentrandosi sui fogli che aveva portato Killian. – Bene, direi di controllare ciò che abbiamo, così che possiamo dividerci il lavoro. –
Il ragazzo guardò Emma con la coda dell’occhio, per poi orientarsi anche lui sui fogli, nascondendo un sorrisetto soddisfatto.

Lavorarono per tutto il pomeriggio, tra Killian che cercava di stuzzicare Emma, e la ragazza che cercava di prendere in mano la situazione. Ben presto arrivarono le 18, e dovettero andarsene.
– Beh, direi che abbiamo fatto tanto per oggi. – commentò Emma, mentre lasciavano l’edificio.
– Direi anche io. – rispose Killian. – Swan, mi dispiace doverti lasciare, ma devo proprio andare. Con che torni a casa? –
– Mi viene a prendere mia madre. –
– Oh, perfetto. Non mi sarei mai perdonato di aver lasciato una donzella da sola a quest’ora. – disse solennemente Killian.
– Sono solo le 18, e comunque me la so cavare. – ribattè Emma, nascondendo un sorriso.
– Non lo metto in dubbio, Swan. – replicò Killian con un sorriso.
– Grazie, Killian. A proposito, la smetterai mai di chiamarmi per cognome? – domandò a quel punto la ragazza, vedendo che nel frattempo era arrivata Mary Margaret.
– Mai. – rispose Killian. – Quella è tua madre? – chiese poi, indicando l’auto parcheggiata poco distante.
– Sì. –
– Allora ti lascio andare. Ci vediamo domani, Swan. –
– A domani, Killian. –
– Carino il tuo compagno di corso. – commentò Mary Margaret, una volta che Emma fu salita in macchina.
– Mamma! – esclamò la ragazza.
– Che c’è? E’ solo un commento! – replicò l’altra, alzando le mani.
– Andiamo a casa. – disse semplicemente Emma.
– Ok, ok. Mi racconterai cosa è successo. – rispose la madre.

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