Open up again I believe in second chances (5° capitolo)

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Capitolo 5
Dolcetto o scherzetto?

Questo è Halloween, grida insieme a noi,
fate largo a chi è speciale più di voi!
(Dal film Nightmare Before Christmas)

New York, Ottobre 2015

Con la fine di Ottobre arrivava anche la festa tanto temuta da Emma: Halloween. La donna non odiava le feste, anche se non aveva un carattere esuberante come Ruby, ma non trovava il senso di travestirsi. Un conto era da bambini, ma da adulti proprio no. In ogni caso, il Magazine aveva organizzato un festa per questa occasione, perciò la giornalista era costretta a parteciparvi. Per fortuna, nonostante il carattere algido della direttrice della rivista, Zelena, la festa era aperta anche agli amici dei dipendenti, perciò Emma poteva invitare anche Regina e Ruby. Le due amiche le avevano anche consigliato di invitare Killian, sarebbe stata una bella occasione per passare una serata insieme. Emma all’inizio non era molto sicura, ma poi era stata convinta dalle altre. Colse la palla al balzo in un momento in cui erano da soli, ad esaminare i documenti.
– Killian? – esordì la donna.
– Sì, Swan? –
– Come sai, questo venerdì è Halloween, e la mia rivista organizza una festa per l’occasione. Sono invitati anche gli amici dei dipendenti, ci saranno anche Regina, Ruby e Mulan, la ragazza di Ruby, e mi farebbe piacere che venissi anche tu. Sempre che tu non abbia altri programmi. – spiegò Emma.
– Avevo in programma una serata al pub con Robin, ma credo che non sarà un problema rimandare. –
– Oh, può venire anche lui. – rispose subito la donna.
Proprio in quel momento entrò il diretto interessato.
– Oh, parlavamo giusto di te. Emma mi ha invitato alla festa di Halloween che organizza la sua rivista, e ha detto che puoi venire anche tu. Possiamo rimandare la nostra serata al pub? – chiese Killian all’amico.
– Nessun problema, e vengo volentieri. Posso chiamare una babysitter per Roland. – rispose Robin.
– Oh, hai un figlio? – domandò a quel punto Emma, stupita.
– Sì, ha cinque anni. – disse l’uomo, mostrando alla giornalista una fotografia del bambino.
– Oh, ma è adorabile! – esclamò la donna.
– E’ un bambino molto buono. Comunque qual è il tema della festa? – domandò Robin.
– Le fiabe. – replicò Emma.
– Sembra interessante. – disse Killian, con un ghigno.

Il sabato arrivò presto, ed Emma si ritrovò di fronte al Jane Hotel, uno di locali più famosi di New York, assieme a Ruby, Regina e Mulan, in procinto di andare alla festa di Halloween. Era lì che la festa si sarebbe svolta. Tutte si erano vestite per l’occasione: Ruby era travestita da una Cappuccetto Rosso un po’ sexy, Regina da regina cattiva, mentre Mulan dalla sua omonima fiabesca. Anche Emma era stata costretta a travestirsi: aveva deciso di indossare gli abiti di Odette, protagonista de ‘Il lago dei cigni‘, abbandonando per una sera i jeans e il giacchetto di pelle rosso.
Le quattro decisero di entrare e rimasero stupite dall’atmosfera quasi retrò del posto. Non sembrava una vero e proprio albergo, e si differenziava fortemente dall’essere una discoteca. Era un posto davvero adatto ad ospitare una festa come quella del New York Magazine. Zelena aveva gusto, Emma doveva ammetterlo.
– Però, che lusso. – commentò Regina.
– E’ un posto carino. – aggiunse Mulan.
– Zelena ha buon gusto. – rispose Emma.
– A proposito, quella non è miss Emerald? – domandò Ruby, indicando una donna vestita di nero e con la pelle dipinta di verde.
– Sì, sembra proprio lei! – rispose Emma, un po’ stupita.
– Da che personaggio è travestita? – domandò Mulan.
– Mi sembra la Malvagia strega dell’Ovest, da ‘Il mago di  Oz‘. – rispose Regina.
– Beh, mi pare appropriato. – commentò Emma.
Proprio in quel momento la porta si aprì, ed entrarono due uomini dal volto familiare: erano Killian e Robin. Il primo era vestito interamente di pelle nera, e aveva la mano sinistra con un finto uncino, mentre il secondo era vestito come un cacciatore, e portava sulle sue spalle un finto arco.
Il volto di Emma si illuminò non appena vide Killian, e le altre donne poterono notare che lo stesso era per il poliziotto. Furono gli uomini ad avvicinarsi.
– Signore, che belle che siete. – esordì Killian.
– Beh, anche voi non siete affatto male. – commentò Emma.
– Oh, puoi dirlo forte. – le rispose Killian, facendole l’occhiolino. – Oh, dimenticavo! Lui è Robin, mio collega di lavoro nonchè migliore amico. – disse poi, presentando alle donne l’uomo accanto a lui.
– E’ un piacere conoscervi, signore. – rispose Robin, rivolgendosi a Ruby, Mulan e Regina. Ma il suo sguardo si concentrò sull’avvocato. Non sapeva perchè, ma si sentiva attratto da lei.
– Il piacere è nostro! – esclamò Ruby, distogliendolo dai suoi pensieri. – Io mi chiamo Ruby, mentre lei è la mia ragazza, Mulan. –
– Sono felice di conoscervi. – rispose cordialmente Robin.
– C-ciao, Robin, io sono Regina. – disse infine Regina, cercando di nascondere l’agitazione che provava in quel momento. Non sapeva perchè, ma si sentiva agitata al pensiero di trovarsi con Robin.
A Emma non sfuggì lo scambio di sguardi tra la sua amica e Robin, perciò decise di porre fine all’imbarazzo. – Allora, da cosa vi siete travestiti? – domandò ai due uomini.
– Io sono Robin Hood. – rispose prontamente Robin, destandosi dal momento di stasi nel quale era entrato.
– Io sono Capitan Uncino! – rispose entusiasta Killian. – Beh, un po’ rimodernato, certo. –
– Capitan Uncino? Che c’è, Peter Pan non era disponibile? – chiese sarcasticamente Regina, che nel frattempo si era ripresa.
– In realtà sì, ma trovo che Capitan Uncino sia molto più affascinante. – rispose lui, ammiccando.
Furono interrotti dalla voce di miss Emerald. – Il New York Magazine vi dà il benvenuto! – esclamò, con voce squillante. – Già mi conoscete, ma mi presento: sono Zelena Emerald, e sono la direttrice della rivista. Detto ciò, spero che vi divertiate. Buona serata! – concluse, lasciando il piccolo palco sul quale era salita.
– Non sembra così perfida come tutti la descrivono. – disse Mulan.
– Ultimamente ha avuto problemi con le riviste scandalistiche. Sono uscite notizie che non la ritraggono in modo molto bello, perciò sta cercando di passare per una persona gentile. E’ per questo che ha permesso che venissero anche gli amici dei dipendenti a questa festa, vuole fare una bella impressione. – spiegò Emma.
– Cos’è successo? – domandò Robin.
– Ha aggredito un paio di giornalisti, qualche settimana fa. Quello scontro non ha sicuramente giovato alla sua reputazione, visto anche che dirige una rivista. – rispose la gionalista.
– Beh, lo posso immaginare. – commentò Regina.

Dato che nel frattempo era partita la musica, Ruby propose a tutti di ballare, trascinando la sua ragazza in pista.
– Vuoi ballare? – domandò Killian a Emma.
– Non sono una gran ballerina. – rispose la donna, con un sorriso incerto.
– Non ti preoccupare, ti guido io. – replicò il poliziotto, porgendo la mano a Emma.
– Ok. – disse la giornalista con un sorriso, afferrando la mano dell’uomo.
Emma e Killian si portarono in pista, stringendosi l’una all’altro. La canzone che risuonava in quel momento era molto dolce, e permise ai due di avvicinarsi.
Listen to your heart
when he’s calling for you.
Listen to your heart
there’s nothing else you can do. – canticchiò Killian ad un certo punto, seguendo il ritmo della canzone.
Emma gli rivolse un sorriso dolce. – Cosa ti dice in questo momento il tuo cuore, Killian? – gli domandò poi.
– Se vuoi saperlo, mi dice che non potrei essere in nessun altro posto, in questo momento. Il mio posto è con te. –
– So che è presto, ma anche per me è lo stesso. – replicò lei.
– E’ presto? Abbiamo aspettato dieci anni. – replicò Killian.
– Beh, allora direi di non aspettare oltre. – rispose con un ghigno la donna, avvicinandosi al viso dell’uomo.
– Direi anche io. – rispose con un sussurro Killian, prima di posare le labbra su quelle di Emma.
A entrambi sembrò di essere tornati a respirare. Avevano aspettato quel momento così tanto tempo, e impressero in quel bacio tutta la frustrazione per la lunga attesa. Killian strinse fra le sue braccia Emma, che quasi si aggrappò alle sue spalle. Non badarono più alla musica o alle persone intorno a loro. Erano solo loro due.

Mentre le sue amiche erano in pista a ballare, Regina decise di andarsi a prendere un drink. Non era una gran ballerina, e comunque non aveva un accompagnatore con cui ballare. Non che fosse un problema, in fondo. Stava da sola da così tanto tempo che ormai ci era abituata.
Diede un’occhiata alla pista. Mulan e Ruby si stavano divertendo, mentre Emma e Killian si stavano scambiando un intenso primo bacio. Era davvero felice per la sua migliore amica, sapeva che i suoi sentimenti per Killian non si erano mai sopiti, perciò era contenta che finalmente i due avessero l’oppurtunità di stare insieme.
I suoi pensieri furono interrotti da una voce maschile.
– Regina, giusto? – le chiese.
La donna si voltò di scatto. Era l’amico di Killian, Robin.
– Sì, sono Regina. E tu invece sei Robin. – rispose.
– Già. – replicò lui, con un sorriso imbarazzato. – So che non ci conosciamo, ma.. balleresti
con me? – le domandò tutto d’un fiato.
– Oh, certamente. – rispose lei, stupendosi della propria risposta così veloce. Non conosceva affatto Robin, ma si sentiva attratta da lui, e non solo a livello fisico. Era sinceramente interessata a conoscerlo.

New York, Ottobre 2005

Quella settimana il clima a scuola era frenetico: quel sabato sarebbe stato Halloween e Milah, la capo cheerlader nonchè ragazza di Kilian, aveva organizzato una grande festa a casa sua, dove aveva invitato tutti i ragazzi dell’ultimo anno.
Ovviamente, anche Emma, Regina e Ruby, e in particolare quest’ultima insisteva per andarci.
– Andiamo, sarà divertente! – esclamò Ruby, nell’ennesimo tentativo di convicere le altre, un giorno a pranzo.
– A casa di quella vipera? Oh, divertentissimo! – replicò sarcasticamente Regina.
– Non lo so, Ruby, non sono un tipo da feste. –
– Sei appena arrivata, non è un male conoscere altre persone. – continuò Ruby.
– L’ha detto anche mia madre. – bofonchiò la bionda.
– Visto? Se non vuoi ascoltare me almeno ascolta tua madre. – rispose l’altra, soddisfatta.
–  Dovrò pensarci, o continuerai a stressarci fino a sabato. – borbottò Emma.
– Lo sapevo! – squittì Ruby. – Regina? – chiese poi.
– Ok ok, vengo, ma scordati che mi travesta. –
– Fantastico! – squittì Ruby.
Emma guardò Regina con un sorriso consolante.
– Esattamente, quando sono diventata vostra amica? – domandò a quel punto Regina.
– Dai che ti diverti a stare con noi. – replicò Ruby, con un occhiolino.
– Convinta te. – borbottò quella.

Quel sabato arrivò molto velocemente. Le tre ragazze si radunarono a casa di Emma, visto che Mary Margaret e David  – o meglio, David – volevano assicurarsi che la festa fosse sicura per la figlia. Alla fine le ragazze avevano deciso di indossare una semplice maschera, senza alcun costume.
– Papà, ho diciotto anni, ormai! L’anno prossimo andrò al college! – esclamò Emma, all’ennesima raccomandazione del padre per la serata.
– Lo so questo, ma New York non è Adams, credimi. – rispose il padre.
– Non si preoccupi, signor Swan, faremo in modo che a Emma non accada nulla. – rispose Regina.
– Inoltre nessuna di noi beve, signor Swan. – aggiunse Ruby.
– Me lo auguro. – borbottò l’uomo.
– David, che ne dici di lasciarle andare ora? – intervenne a quel punto Mary Margaret.
– Magari. – borbottò Emma, trascinando con sè Regina e Ruby verso la porta.

La casa di Milah era enorme. Era sicuramente una delle ville più grandi che Emma avesse mai visto, e si differenziava molto anche dalle altre ville della strada.
– Ma che lavoro fanno i genitori di Milah? – domandò sbalordita Emma alle sue amiche, mentre Regina parcheggiava l’auto.
– Non lo sai? La madre di Milah è una senatrice, mentre il padre è un imprenditore. – rispose Ruby.
– E’ uno dei motivi per cui si dà tante arie. – aggiunse Regina.
– Wow, proprio non lo sapevo. – replicò la bionda.
– Non ti sei persa niente. – commentò Ruby. – Forza, entriamo. – aggiunse poi.

Le tre ragazze entrarono nell’enorme villa, ed Emma rimase stupita della ricchezza di quel posto. Nonostante il lusso, però, gli altri ragazzi già presenti non si facevano scrupoli: la musica era altissima, e c’erano alcune persone che ballavano, altre già ubriache e altre ancora intente a pomiciare.
Subito si avvicinò loro Milah, con un costume da diavolessa ancora più striminzito della divisa da cheerleader. – Benvenute! – esclamò, visibilmente già alticcia.
– Grazie per averci invitato, Milah! – le rispose Ruby.
– Beh, siete anche voi dell’ultimo anno! – replicò lei.
– Sbaglio, o molti degli invitati non frequentano la nostra scuola? – domandò a quel punto Regina, guardandosi attorno.
– Beh, sono vicini di casa, e forse anche loro amici. – biascicò la padrona di casa, allontanandosi dalle altre.
– Era decisamente brilla. – commentò Emma.
– Beh, la puzza di alcool si sentiva da decine di metri. –  rispose Regina.
– Ce lo dovevamo immaginare. A queste feste è quasi normale. Comunque che ne dite di andare a ballare, alla faccia di chi beve? – disse Ruby.
– Ci sto! – rispose Emma.
Le tre ragazze arrivarono al centro della stanza, adibito a pista da ballo, e cominciarono a divertirsi fra di loro, ridendo e scherzando.
Ad un certo punto, la musica fu interrotta da delle urla. Emma, Regina e Ruby si voltarono di scatto in direzione dell urla. Era Killian, che se la stava prendendo con la sua ragazza, praticamente spalmata su di un altro ragazzo. Sia Milah che il ragazzo avevano i capelli in disordine, e il rossetto della ragazza era evidentemente sbafato. Era piuttosto evidente ciò che stavano facendo.
– Accidenti. – mormorò Ruby.
Il dj abbassò la musica, e le urla furono udibili da tutti.
– Mi tradisci così, davanti a tutti? – urlò Killian.
– Dai, non stavamo facendo nulla di male! – rispose Milah.
– Sai bene che ho sempre flirtato con altre ragazze, ma non ti ho mai tradito! – esclamò lui.
– Dai, Kil, non prendertela così. – mormorò la cheerleader, afferrando la mano del ragazzo.
– Fottiti, Milah! – disse lui, furioso, avvicinandosi a grandi passi alla porta d’ingresso.
Emma si guardò intorno, cercando Neal. Era il migliore amico di Killian, e se c’era qualcuno che poteva stargli vicino in quel momento era proprio lui. Ma Neal non c’era, e nessun altro si faceva avanti. La ragazza decise di andare da Killian. Sentiva che doveva andarci. Non si conoscevano ancora molto bene, ma non poteva lasciarlo da solo in un momento simile.
– Ragazze, vado da lui. – disse alle amiche.
– Ma non sei nemmeno sua amica! – esclamò Regina.
– E con questo? Nessuno merita una cosa del genere. – rispose la bionda.
– Hai ragione. Vai pure. – la incoraggiò Ruby.

Arrivata fuori, Emma trovò Killian intento a svuotare una fiaschetta.
– Killian? – gli disse, nel tentativo di attirare la sua attenzione.
– Swan, che ci fai qui? Prenderai freddo. – rispose lui, colto di sorpresa.
– Non m’importa. Come stai? – gli domandò la ragazza.
– La amo, nonostante non abbia il migliore dei caratteri. – replicò lui.
Nonostante non sapesse perchè, per Emma fu una pugnalata sentire quelle parole. – Dai, si sistemerà tutto. –
– Non lo so. –
– Vuoi tornare a casa? Se vuoi vengo con te, non puoi guidare, visto che hai bevuto. –
– E’ solo rhum. E comunque non ho un auto, mi ha accompagnato mio fratello Liam, è partito per Chicago. –
– Chiedo a Regina, sono con lei. –
– Lascia stare, Swan. Non ti preoccupare per me. –
– Non esiste che ti lasci qui da solo, al freddo e dopo aver bevuto. – disse decisa la ragazza, rientrando dentro la villa.
Regina all’inizio era contraria all’idea di Emma, ma si lasciò convincere. Non poteva lasciare il ragazzo da solo in quelle condizioni.

– So badare a me stesso. – ribattè Kiilian, non appena vide uscire Emma con Ruby e Regina.
– Ti ammalerai, forza vieni con noi. – gli disse Ruby.
– Grazie, ma no. – ribadì lui.
– Ti ci devo trascinare? Sali in auto. – ordinò Regina.
– Come vuole, signorina. – acconsentì il ragazzo, riluttante.
Impiegarono molto tempo a raggiungere il quartiere dove abitava Killian. Non aveva nulla a vedere con le zone dove abitavano le tre ragazze o Milah.
– Abiti in questa zona? – domandò Emma, preoccupata.
– Niente domande. – disse Killian, con un tono così deciso che non ammetteva repliche.
Regina parcheggiò di fronte a una casa diroccata, con un giardino completamente spoglio e secco.
– E’ questa casa tua? – chiese Ruby.
– Sì. – rispose sbrigativamente il ragazzo. – Grazie per il passaggio, saprò farmi ricompensare. – disse poi, prima di allontanarsi dall’auto e raggiungere la porta d’ingresso.
Le tre ragazze ripartirono, troppo sconvolte per parlare. Non si aspettavano che Killian vivesse in un posto del genere.

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