Open up again I believe in second chances (6° capitolo)

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Capitolo 6
Quattro chiacchiere tra amici

 

Amico mio, accanto a te non ho nulla di cui scusarmi, nulla da cui difendermi, nulla da dimostrare: trovo la pace… Al di là delle mie parole maldestre tu riesci a vedere in me semplicemente l’uomo.
(Antoine de Saint-Exupery)

New York, Novembre 2015

Il giorno successivo alla festa di Halloween, Emma, Regina, Ruby e Mulan si radunarono a casa di Emma e Ruby per passare una tranquilla serata di chiacchiere.
– Allora, Emma, com’è stato il primo bacio con Killian? – domandò maliziosa Ruby.
– Devo proprio rispondere? – domandò paonazza la bionda.
– Hai aspettato così tanto tempo! Ora vogliamo sapere! – esclamò la costumista.
– E’-è stato bello. – mormorò Emma – Credo di non essere mai stata più felice in vita mia. –
– E questa è una bella notizia! Credi che sia l’uomo giusto per te, nonostante tutto quello che avete passato? – chiese a quel punto Regina.
– Sì, assolutamente. Voglio andarci comunque cauta visto il nostro passato e il fatto che non ho mai avuto relazioni dopo Neal, ma credo davvero che sia il nostro momento. –
– Sono così felice di sentirtelo dire! – esclamò Ruby.
– Sì, Emma, è davvero una bella notizia, te lo meriti! – aggiunse Mulan.
– Grazie mille, ragazze. –
– Figurati! – rispose Ruby – Bene, ora invece che ne dici della scorsa serata, Regina? – disse poi, rivolgendosi all’amica.
– Cosa? – domandò lei, presa alla sprovvista.
– Giusto! Abbiamo notato un avvicinamento con un certo Robin. – spiegò malziosa Mulan.
– Beh, non c’è niente da dire, mi ha solo chiesto di ballare. – tentò di spiegare l’avvocato.
– Beh, non mi sembra poco. Com’è, ti piace? – chiese a quel punto Emma.
– Mi sembra un tipo interessante. Sta crescendo un figlio da solo, lo sapete? – disse Regina, non resistendo alle occhiate curiose delle sue amiche.
– Caspita! Già è sceso così nel personale? – commentò Mulan.
– Beh, mi sembrava molto in ansia per il figlio. L’aveva lasciato con la babysitter, ma era comunque preoccupato, mi ha spiegato. –
– A parte il figlio, di cosa avete parlato? – domandò Ruby.
– Mi ha chiesto cosa facessi nella vita, e abbiamo parlato del più e del meno. – spiegò l’avvocato. – Ah, mi ha anche chiesto il numero. –
– Ma è fantastico! – esclamarono in coro Mulan e Ruby.
– Sai, sto avendo modo di lavorarci insieme per via del lavoro, e ti posso dire che mi sembra un uomo molto gentile e buono. Credo che potreste farla funzionare. – disse Emma.
– Per ora voglio prenderla con calma, poi si vedrà. C’è anche un bambino di mezzo, e non credo che sia il caso di coinvolgerlo prima che non siamo entrambi sicuri del nostro futuro. E poi ancora non mi ha nemmeno chiesto di uscire! – spiegò Regina.
– Concordo, visto anche quello che ti è successo con Daniel. – aggiunse Emma.
– Non è stata colpa mia l’incidente che ha causato la morte di Daniel, ma sono passati sette anni, e sono riuscita a superare il lutto. Amerò sempre Daniel, è stato il mio primo amore, ma voglio cercare di andare avanti. – replicò Regina, abbassando lo sguardo.
Le altre donne non poterono fare altro che stringerla in un abbraccio.

La sera successiva alla festa del New York Magazine, Killian e Robin si ritrovarono a casa di quest’ultimo per bere una birra insieme. Volevano approfittare di una delle poche serate libere che avevano a disposizione.
Il figlio di Robin, il piccolo Roland, cinque anni, era già nel mondo dei sogni, mentre i due uomini erano in salotto.
– Allora, amico, che ne pensi di Regina? Ho visto che ieri sera avete ballato insieme. – buttò là Killian.
– Che ti devo dire? Mi ha colpito da subito, e parlandoci ho avuto modo di scoprire che è una donna molto intelligente, oltre che bella. – balbettò Robin.
– Io la conosco dai tempi del liceo, e se non è cambiata (e da quello che ho visto non è cambiata affatto) devi prepararti a fronteggiare un bel caratterino. –
– L’ho notato, ma non mi spaventa. Anche Marian aveva un bel carattere. –
– Me lo ricordo! A proposito, te la senti di intraprendere una relazione dopo quello che è successo con Marian? – domandò a quel punto l’amico.
– So che è stata dura superare la morte di mia moglie, anche se è successo mentre metteva al mondo il dono più bello che potessi avere, Roland, ma sono riuscito a superarlo. E’ stato solo un incidente, e sarebbe bello se finalmente riuscissi a rifarmi una vita e riuscissi a dare a Roland una madre. – spiegò Robin.
– E pensi che Regina possa essere la persona giusta? –
– E’ presto per dirlo, ma non mi dispiacerebbe se fosse lei la donna giusta. –
– Beh, buona fortuna, amico! –
– Grazie, Killian. Tu, piuttosto, che mi dici? Ho visto che tu ed Emma vi siete baciati. – disse a quel punto Robin.
– Non ci metteremo a spettegolare come le ragazzine, vero? – chiese Killian, con un ghigno.
Robin ridacchiò. – Certo che no! E’ solo che la ami da così tanto tempo! –
– Già. E credo che questo sia davvero il nostro momento. Escluse le numerose ragazze con cui sono andato a letto, non ho una relazione seria dai tempi di Milah. –
– Già, Milah. Sai, Killian, tutti abbiamo dei demoni nel nostro passato, ma Emma può aiutarti ad affrontare i tuoi. –
– Non è quello che mi preoccupa, alla fine ho perdonato Milah per avermi tradito dopo che avevo abbandonato tutta la mia vita per starle vicino, eravamo entrambi troppo giovani e impreparati ad affrontare una gravidanza. –
– Questo ti fa onore, non tutti avrebbero perdonato una cosa del genere. Quindi qual è il problema? –
– Non lo so, ho solo paura che qualcosa vada storto. –
– Il grande Killian Jones che ha paura? Non è da te! – esclamò Robin. – A parte scherzi, è più che normale, ma non devi preoccuparti di questo. Siete entrambi adulti, e siete in grado di superare le difficoltà. – disse a quel punto Robin, ritornando serio.
– Grazie, Robin. – rispose sinceramente Killian.

La loro chiacchierata fu interrotta da uno squillo del telefono. Killian si apprestò a rispondere.
– Pronto? –
Jones! Sono il comandante Graham. C’è stato un omicidio con il tuo caso. So che è la serata libera sia tuo che di Robin, ma venite, vi dò l’indirizzo. Per ora sono lì poliziotti di altri distretti, ma il caso è il vostro. – spiegò il comandante dall’altra parte della cornetta.
– Certamente. –
Avviso Wakefield. –
– Non ce n’è bisogno, sono a casa sua. –
Oh, perfetto, vi voglio lì in massimo mezz’ora. Ah, per adesso non avvertite la stampa, nemmeno il New York magazine. Bisogna prima sapere cos’è successo, ora c’è un morto di mezzo. – aggiunse Graham.
– Ovviamente. – concluse Killian, chiudendo la chiamata.
– Cos’è successo? – domandò Robin.
– Abbiamo avuto una svolta sul nostro caso, c’è stato un omicidio. Graham ci vuole sul posto entro mezz’ora. –
– Oh, beh, allora andiamo. Chiedo alla signora Morris se può tenermi d’occhio Roland. –
– Giusto. –
Robin andò a svegliare il piccolo, che, pur assonnato, capì la situazione. Anche la signora Morris fu molto disponibile.

New York, Novembre 2005

Emma era rimasta particolarmente colpita da quello che aveva visto di Killian dopo la festa. Non si aspettava di certo che il ragazzo vivesse in un posto del genere. Forse alle sue spalle c’era una storia molto più complicata di quella che Emma avesse immaginato. Per ora sapeva che non poteva parlarne con nessuno, di sicuro non a scuola. Killian di certo non aveva fatto molto sapere molto in giro di dove abitava, era una delle zone più malfamate di Brooklyn.
Ma Emma non poteva tenere questo peso dentro senza parlarne con nessuno, aveva sinceramente paura che Killian fosse in una brutta situazione. Magari parlarne con i suoi genitori le avrebbe fatto bene. Decise di andare a parlare con loro, dato che erano entrambi in casa.
– Mamma, papà? – li chiamò, scendendo le scale. I due stavano semplicemente guardando la televisione in salotto, e si voltarono di scatto verso la figlia.
– Sì, tesoro, dicci. – disse Mary Margaret.
– Riguarda Killian. – rispose Emma con tono grave.
– Che ti ha fatto? Dimmelo che gliela faccio pagare! –
– Papà, non mi ha fatto nulla, calmati! –
– David, non partire sempre in quarta. – aggiunse Mary Margaret, rivolta al marito. – Emma, cos’e successo? – chiese poi alla figlia.
– Sedetevi per favore. – sospirò la ragazza.
Una volta che i tre si erano accomodati, Emma iniziò a parlare. – Ieri sera alla festa c’è stata una lite tra Killian e la sua ragazza, Milah. Lei stava pomiciando con un altro ragazzo, e Killian giustamente si è arrabbiato. Hanno discusso e lui è uscito. Dato che nessuno è uscito a sapere come stesse, l’ho raggiunto io. Stava bevendo, e non era nelle condizioni di guidare, così, dopo aver insistito, l’abbiamo riaccompagnato a casa con l’auto di Regina. Siamo però tutte rimaste stupite della zona dove abita Killian: è una zona malfamata, e la sua casa è diroccata e spoglia. Ha insistito per non fare domande, ed è entrato in casa senza dire una parola. E’ stato sconvolgente. Non c’è nulla di male ad avere problemi economici, ma non c’è solo quello. Ho paura che sia in una situazione peggiore di quello che sembri. – spiegò Emma.
– Tesoro, non credo che debba tu risolvere i suoi problemi, di qualsiasi natura siano. – rispose la madre.
– Lo so, lo so, ma non so come comportarmi con lui dopo quello che ho visto. – mormorò Emma.
– Per esperienza personale, ti consiglio di non immischiarti in questo tipo di situazioni, non ne ricavi nulla di buono. – le disse David.
– Però nulla toglie che puoi essergli amica. – aggiunse Mary Margaret.
– Magari limitati all’amicizia. – borbottò il padre.
La madre ed Emma nascosero un sorriso divertito. – Va bene, papà. – replicò Emma, nascondendo una risatina divertita.

Il pomeriggio successivo alla festa, Killian era nella sua camera, strimpellando vecchie canzoni con la chitarra. Aveva bisogno di liberare la mente, era sopraffatto dalle numerose emozioni provate il giorno prima. Il tradimento di Milah e la successiva lite, la chiacchierata con Emma e il passaggio di Ruby, Regina ed Emma. Già, Emma. Non si sarebbe di certo aspettato che la bionda avrebbe chiesto a Regina di riaccompagnarlo a casa. Era convinto che la Mills lo odiasse, e non si poteva definire propriamente amico di Emma. Stavano lavorando insieme a quello stupido progetto di letteratura, e Killian aveva notato che la ragazza sapeva essere molto affascinante. Sembrava essere molto interessante.
La sera precendente però, Emma e le sue amiche erano venute a conoscenza di una terribile verità su di lui: la zona dove abitava. La sua casa era una catapecchia, e la zona del quartiere era malfamata. Non era difficile fare due più due: la vita di Killian era disastrata, e probabilmente Emma e le sue amiche avevano pensato che Killian aveva due drogati per genitori o simile. Non che fosse così distante dalla realtà, in effetti. Suo padre aveva preferito andarsene piuttosto che crescere Killian e suo fratello, mentre sue madre si era rifugiata nell’alcool e nelle droghe. Killian non si stupiva se suo fratello Liam aveva voluto diventare pilota di aereo, aveva la possibilità di stare via cinque giorni a settimana, lasciando Killian solo con sua madre.
Ma neanche Milah sapeva tutto ciò, non avrebbe capito, abituata com’era al lusso e a una vita senza problemi. Emma invece avrebbe capito? E Ruby e Regina avrebbero tenuto la bocca chiusa? Killian sperava sinceramente di sì. Sapeva che Emma avrebbe tenuto il segreto, lo sentiva da quel poco che sapeva di lei, e allo stesso modo confidava in Regina: aveva sempre  considerato la ragazza troppo matura per andare in giro a spifferare i segreti altrui. Non sapeva però che pensare di Ruby. Non le sembrava una ragazza stupida, ma non la conosceva bene. Dio, aveva mantenuto il segreto per tre anni, e si sarebbe maledetto se fosse venuto tutto fuori il suo ultimo anno di liceo.
Aveva davvero bisogno di parlare con qualcuno, ma chi? Liam era a Chicago per lavoro, mentre Neal era in Florida a trovare sua nonna. Proprio in quel momento squillò il telefono. Killian sospirò. Era Milah. Era ancora arrabbiato con la sua ragazza, ma doveva comunque risolvere la situazione, anche se forse non sapeva nemmeno perchè stesse ancora con lei.
– Sì, Milah? – disse.
Oh, meno male che mi rispondi! Credevo che ignorassi la mia chiamata. – disse lei dall’altra parte della cornetta.
-Beh, ne  avei avute tutte le ragioni. – ribattè il ragazzo.
Lo so,  lo so, ma ti prego di scusarmi. Ero brilla, e non mi rendevo conto di quello che ho fatto. –
Non abbastanza brilla da evitare di spalmarti su di un altro ragazzo e litigare con me davanti a tutti. –
Beh, poi però tu te ne sei andato con quelle tre sciacquette. – commentò Milah, innervosita.
– Si sono offerte di accompagnarmi dopo che ero stato umiliato dalla mia ragazza di fronte  tutti. Non mi pare che tu ti sia preoccupata per me. – replicò Killian.
Te l’ho già detto, ero ubriaca. E comunque ti avevo chiamato per scusarmi con te. – borbottò Milah.
– Se queste sono le tue scuse puoi anche evitare. –
Fanculo, Killian. – concluse Milah, chiudendo la chiamata.
Il ragazzo sospirò. Sì, doveva decisamente parlarne con qualcuno.

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