ACAB: all cheerleader are bitches

Prima che iniziate a leggere, due note. La storia partecipa alla sfida dei cliché indetta dal gruppo facebook “EFP famiglia: recensioni, consigli e discussioni” con il cliché Cheerleader are always bitches. Inoltre, le tre cheerleader in foto sono Brittany, Quinn e Santana del telefilm Glee, ma non c’entrano in alcun modo con la storia, sono qui solo per avere un’immagine.

 

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ACAB: all cheerleaders are bitches

 

Quando […] per un ideale si uccide una persona non è che, diciamo, si raggiunge l’ideale: s’uccide una persona e basta, non si raggiunge niente. E quando s’ammazza una persona, diciamo, non è che s’ammazza una persona, se ne ammazzano due: quella e se stessi.
(Roberto Benigni)

Quella mattina, accompagnati dalla scientifica, Shay Lopez e Tom Smith, detective della polizia di Burbank, California, erano diretti al liceo locale per un caso di omicidio. Una ragazza era stata trovata morta. Alla polizia capitava di indagare al liceo locale, qualche volta, ma sempre per casi di droga o simili, difficilmente indagavano per un caso di omicidio. Era brutto pensare che la vittima avesse solo diciotto anni. Ma purtroppo era il loro lavoro.
Ad aspettare i due detective all’ingresso del liceo c’era la preside, miss Mars, con un’aria piuttosto afflitta.
– Grazie di essere venuti così in fretta. – esordì.
– Si figuri, è il nostro lavoro. – rispose Shay.
– La ragazza è già stata identificata? – domandò a quel punto Tom.
– Sì, era Ashley Mitchell, ultimo anno. Ho già avvertito i genitori, stanno arrivando. –
– Perfetto. Per oggi sospenda le lezioni, la scientifica deve esaminare la scena del crimine e interrogare chi conosceva Ashley. – invitò la detective.
– I ragazzi mi sono sembrati molto scossi della cosa, ho pensato fosse meglio rimandarli a casa. –
– Ha fatto bene. Cosa ci sa dire della ragazza? –
– Non molto in realtà. Questa scuola ha tantissimi studenti, non posso conoscerli tutti. So solo che Ashley era la capo cheerleader e che secondo i professori non aveva mai avuto problemi. Mi dispiace non potervi aiutare di più. –
– Non si preoccupi, interrogheremo gli altri. A questo punto andrei a vedere il corpo e la scena del crimine, è arrivato anche il coroner. La scientifica tanto è già al lavoro. – propose Tom, vedendo che il medico legale era appena arrivato.
– Certamente, vi accompagno alla scena del crimine. – rispose la preside.
Quest’ultima non era altro che lo spogliatoio delle ragazze. Al centro, inerme, c’era il corpo della ragazza. Era molto carina, in realtà: se non fosse stato per il sangue riverso sui biondi capelli ormai secco, sembrava stesse dormendo.
– E’ stato decisamente un colpo alla testa. – commentò Shay, rivolta al collega.
– Potrebbe essere stata una mazza da baseball o qualcosa di simile, in fondo qui transitano anche i giocatori delle squadre sportive della scuola. – ipotizzò Tom.
– E’ morta intorno alle tredici ore fa. – disse a quel punto il coroner, già al lavoro sul corpo della vittima.
– Quindi intorno alle 19. Che diavolo ci faceva a scuola a quell’ora? – domandò il detective.
– La preside ha detto che era una cheerleader, sarà rimasta per gli allenamenti. – propose Shay.
– Dobbiamo parlare con le sue compagne di squadra, allora. –
– Direi di parlare prima con i suoi genitori, è strano che non si siano preoccupati vedendo che la figlia non rientrava a casa. –
– La preside Mars ha detto che stanno arrivando, proviamo a sentire se sono qui. – suggerì Tom. – Ah, porti via il corpo e lo prepari per il riconoscimento legale. – aggiunse poi, rivolgendosi al coroner.
I due detective si diressero nell’ufficio della preside.
– Ci scusi miss Mars, i genitori della vittima sono arrivati? – chiesero Tom e Shay.
– Sì, è arrivata la madre. – rispose lei.
– Fantastico. –
– Shay, vai tu a parlarci, io rimango un attimo qui con miss Mars. – propose il detective.
– Okay. –
– Cosa mi voleva chiedere? – domandò la preside, una volta che la donna fu uscita.
– Chi ha trovato il corpo, miss Mars? –
– Oh, il bidello stamattina quando è venuto ad aprire la scuola. –
– E’ stato anche l’ultimo ad andarsene ieri sera? –
– Sì. solitamente è l’ultimo che esce dalla scuola. –
– Come ha fatto a non accorgersi del corpo fino a stamattina, allora? – domandò curioso Tom. Sembrava tutto molto strano.
– Ieri non era previsto alcun allenamento, dunque ha pulito gli spogliatoi nel primo pomeriggio. –
– Chiarissima! Mi può dare il nome del bidello? Magari ha visto qualcosa. –
– Certamente! Stephen Johnson. –
– Grazie. –

La parte più brutta del lavoro di ogni poliziotto è informare i parenti delle vittime di omicidio, specialmente se i parenti in questione sono i genitori. E purtroppo questo ingrato compito non era insegnato all’accademia di polizia. Per Shay non era diverso. Qui la vittima era anche una ragazzina, perciò il compito sarebbe stato ancora più arduo.
Ad aspettare notizie all’ingresso della scuola c’era una donna, visibilmente in lacrime, vestita da infermiera.
– Signora Mitchell? –
La donna annuì debolmente.
– Mi dispiace informarla che la ragazza trovata morta nello spogliatoio è stata rionosciuta dai compagni come sua figlia. –
La donna scoppiò in un gemito.
– Lo so che è dura, ma abbiamo bisogno del suo riconoscimento ufficiale. –
– C-certamente. –
– Se se la sentirà, poi potra venire da noi. Le faremo qualche domanda su ieri sera. –
– Oh, non posso dirvi molto. Purtroppo lavoro come infermiera e faccio il turno di notte . Non so quello che faccia mia figlia. – mormorò la donna.
– Va bene, non si preoccupi, Intanto cerchi di calmarsi, un agente la accompagnerà dal coroner per il riconoscimento. –
La donna annuì debolmente, allontanandosi.

Tom raggiunse Shay.
– Cos’abbiamo? – domandò alla collega. –
– La madre, fra l’altro unico genitore della vittima, lavora tutta la notte, è per questo che non si è preoccupata. Mi è sembrata davvero sconvolta. Tu? –
– Secondo la preside, l’ultimo a lasciare la scuola ieri sera è stato il bidello, che guarda caso ha trovato il corpo stamattina. –
– Perché il bidello avrebbe dovuto uccidere una studentessa? – domandò Shay.
– E’ tutto molto strano. Ieri non ci sono stati allenamenti, perciò gli spogliatoi sono stati puliti nel pomeriggio, quindi può essere plausibile che il bidello non abbia trovato il corpo fino a stamattina. – ipotizzò Tom.
– Non è stato lui ad ucciderla, ma dobbiamo comunque parlare con il bidello. –
– Decisamente. –

Stephen, il bidello, era un uomo sulla cinquantina, tarchiato e con l’aria svogliata. Con l’arrivo della polizia, si era rifugiato nello stanzino di bidelli. Quando Shay e Tom lo raggiunsero, egli era intento a compilare un cruciverba.
– Signor Johnson, possiamo parlarle un attimo? –
– Figuratevi. –
– E’ stato lei a trovare il corpo di Ashley Mitchell? –
– Sì, è stato uno shock, ma meglio io che i ragazzi. –
– La preside ci ha detto che lei è stao l’ultimo ad uscire dalla scuola, ieri sera. –
– Sì, è vero, sono uscito intorno alle 19.30. –
– Il coroner ha collocato la morte della vittima intorno alle 19. Ha visto o sentito niente? –
– No, mi spiace. Nell’ultima ora di lavoro ho pulito i laboratori al piano di sopra. Non avrei comunque sentito nessun rumore perché solitamente lavoro ascoltando la musica con gli auricolari. Sapete, lavorare completamente al silenzio per ore è brutto. – spiegò l’uomo.
– Lo capiamo. Fino a quando è salito, c’era qualche studente qui a scuola? –
– No, non mi pare. – disse il bidello. – Ah, sì, aspettate! C’era una studentessa, Melanie Jones, la direttrice del giornalino scolastico. Stava controllando l’ultimo numero in sala informatica. Ma quando sono sceso per andare via già non c’era più. –
– Poteva avere qualche motivo di scontro con Ashley? – domandò subito Shay.
– Non lo so, ma non mi stupirei se fosse così. – replicò Stephen.
– Perché dice così? – gli chiese Tom.
– Tutti odiavano Ashley. Troppi studenti ho trovato in lacrime in un angolino per colpa sua! Era crudele con  tutti, sia con gli studenti che con me. Io mi lasciavo scorrere addosso le sue frecciatine, ma io ho cinquant’anni, non mi toccano le frecciatine di una ragazzina. Ma per i suoi compagni non era così. Rimanevano scottati dalle sue parole.
– La preside ci ha detto che non ha mai avuto problemi, però. – osservò Shay.
– Perché era furba. Agiva sempre quando i professori non c’erano. –
– Perché lei, se sapeva, non ha mai parlato? – gli chiese Tom.
– Sa come vengono considerati i bidelli? Niente. Abbiamo ancora meno voce in capitolo degli studenti. –
– Grazie, signor Johnson, ci è stato davvero molto utile. – lo congedò Shay.

– Cosa ne pensi? – domandò Shay al collega, una volta che furono usciti dallo sgabuzzino.
– Si tratta di una vendetta, senza ombra di dubbio. –
– Andiamo a parlare con Melanie. –
Trovare la ragazza non fu difficile: i due detective si fecero dare l’indirizzo della sua casa dalla segreteria e raggiunsero l’abitazione in breve tempo.
Ad accoglierli fu una donna, presumibilmente la madre di Melanie.
– Buongiorno signora. C’è Melanie in casa, per caso? Vorremmo farle qualche domanda sulla morte di Ashley Mitchell. – chiese Tom.
– Perché chiedete a mia figlia? Non c’entra nulla! – rispose duramente la donna.
– Mamma, falli entrare. – replicò una voce dall’interno.
A quel punto la donna si scostò per farli passare, non rinunciando però all’espressione dura in volto.
Sul divano era seduta una ragazza, con lunghi capelli castani raccolti in una coda di cavallo, dal’aria piuttosto seria.
– Mamma, puoi lasciarci soli? – domandò la ragazza alla madre.
La donna, piuttosto preoccupata, eseguì la richiesta della figlia.
– Allora Melanie, cosa puoi dirci di ieri sera? – domandò a quel punto Shay.
– Ho ucciso io Ashley. – rispose lei, con semplicità.
I due detective ebbero un attimo di sorpresa, che però riuscirono a mascherare. Era raro che l’assassino confessasse così tranquillamente.
– Perché avresti ucciso Ashley? – le domandò Tom.
– La odiavano tutti a scuola. Era crudele con tutti, non risparmiava nessuno. Mi ha tormentata per quattro anni, e ieri sera non ce l’ho fatta più. L’ho uccisa. – spiegò Melanie.
– Come l’hai uccisa? – domandò Shay. Non era del tutto convinta della versione della ragazza, doveva verificare.
– Eravamo entrambe sole: io ero in aula informatica per controllare l’ultima edizione del giornalino, mentre Ashley era nello spogliatoio delle ragazze a fare non so cosa. L’ho sorpresa da dietro e l’ho strangolata con una delle corde da saltare. – rispose Melanie, con voce incerta.
I detective non le credettero: le versioni non coincidevano. Melanie stava coprendo qualcuno.
Nello stesso momento a Tom arrivò un messaggio: era da parte di uno dei colleghi della scientifica, erano risultate tracce di tre persone, dunque gli assassini erano due.
Tom mostrò il messaggio a Shay, che annuì leggermente.
– Sai, Melanie, dall’analisi del coroner sembra che Ashley sia stata colpita alla testa. – disse con noncuranza la donna.
Una nota di panico colorò la voce della ragazza. – M-ma no, vi ho detto che l’ho strangolata. – balbettò.
– Chi stai coprendo? – domandò a quel punto Shay. – Qualsiasi cosa ti abbiano detto, non ti accadrà nulla, te lo prometto. – aggiunse poi, con tono dolce.
– Vi giuro che sono stata io. – ribadì Melanie.
– Fidati di noi, non ti accadrà nulla. – replicò Tom.
Alla fine la ragazza cedette. – Ecco… io non so bene cosa sia accaduto, ma ieri sera stavo tranquillamente controllando il giornalino della scuola, quando ho sentito delle urla provenire dallo spogliatoio delle ragazze. Sapevo che nella scuola c’era soltanto il bidello, perciò sono corsa a vedere cosa fosse accaduto. Ho visto uscire dallo spogliatoio Suzie Tomgrass e Meg Richardson. Entrambe avevano le mani insanguinate. Mi hanno minacciato di non dire nulla, e anzi farmi accusare come assassina. Hanno minacciato di uccidermi, non potevo non accettare. – rivelò Melanie, ormai in lacrime.
– Sei stata bravissima, tesoro. – la incoraggiò Shay. – Cosa ci puoi dire di loro? – le chiese poi.
– Erano le tirapiedi di Ashley, facevano ogni cosa lei chiedesse loro. Stavano sempre insieme, ma non credo fossero amiche, anzi. Credo che la odiassero. Ieri sera erano serene, quasi felici, dopo aver ucciso Ashley. – spiegò lei.
– Ci sei stata davvero molto utile, grazie Melanie. – disse Tom con un sorriso.
– Cosa mi succederà? – mormorò lei.
– Sarai al sicuro. Suzie e Meg finiranno dietro le sbarre. – rispose Shay.

Saputa la verità Shay e Tom non ci misero molto a trovare  ed arrestare le due colpevoli. Avevano entrambe diciotto anni, perciò erano entrambe destinate a finire in carcere.
Non fu difficile estorcere loro una confessione: erano in fondo delle ragazzine viziate, che dopo essere state tormentate per anni dalla stessa persona avevano trovato il modo più veloce e sbagliato per uscirne, ucciderla.
Avevano progettato tutto nei minimi dettagli: dato che solo i genitori di Meg erano presenti, li avevano informati che la figlia, Ashley e Suzie sarebbero andate a dormire da quest’ultima, i cui genitori non erano mai a casa. Le tre ragazze sarebbero rimaste a scuola per preparare i numeri di cheerleading e con il favore della sera avrebbero ucciso Ashley con una mazza da baseball, ritrovata poi a casa di Suzie. Una persona, Melanie, aveva però capito dell’omicidio. Era stato sufficiente spaventarla per risolvere il problema.
Non avevano però messo in conto l’inesperienza: in poco tempo i detective erano risaliti a loro.

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