Open up again I believe in second chances (7° capitolo)

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Capitolo 7
Quando il lavoro chiama…

 

It’s been a hard day’s night,
and I’d been working like a dog
It’s been a hard day’s night,
I should be sleeping like a log
(The Beatles, A hard day’s night)

New York, Novembre 2015

Killian e Robin si ritrovarono nel luogo dell’omicidio il prima possibile. Il medico legale era arrivato, e stava esaminando il cadavere prima di portarlo via. La vittima era una donna di origine latino americane, sulla cinquantina.
– Siamo il capitano Jones e il sergente Wakefield del distretto di Manhattan, e ora prendiamo in carico noi questo caso. – disse Killian, presentandosi ai poliziotti che erano sul posto.
– Fantastico! E comunque sono il comandante Swan, mentre lui è il mio partner, il capitano Booth. – rispose un uomo sulla cinquantina, biondo e con gli occhi verdi.
– Swan, eh? – disse Killian. – E’ per caso il padre di Emma? – chiese.
– Già. Sono David, suo padre. – rispose con un sorrisetto l’uomo.
– Beh, piacere di conoscerti, David. Conosco Emma da tanto, ma non ho mai avuto l’occasione di conoscerti. –
– Spero di poter dire lo stesso. – borbottò David. – Dunque per quanto riguarda il caso, la vittima è una donna latino americana di un cinquant’anni. La proprietaria della casa, Lady Gaga, è a Los Angeles, ed è stata avvertita dell’accaduto. La donna, che dai documenti risulta essere Blanca Alvarez, era da sola in casa. – spiegò poi.
– Chi ha avvertito la polizia? – domandò Robin.
– Una vicina, che ha sentito dei rumori sospetti. Ha sentito delle urla e ha chiamato la polizia. – spiegò David.
– Perfetto. Qualcos’altro? – domandò Killian.
– Oh, si! I ladri non sono riusciti a prendere nulla.. – rispose il capitano Booth.
– Un furto finito male in tutti i sensi, insomma. – commentò Robin.
– Infatti. – replicarono gli altri.
– Bene, il nostro lavoro qui è terminato. Ce ne andiamo. – disse David, allontanandosi.
– Buon lavoro, ragazzi. – concluse il capitano Booth.
– Forza, Robin, andiamo. Sarà una lunghissima nottata. –
I due poliziotti iniziarono a raccogliere le prove e chiesero le prime informazioni all’unica testimone, un’anziana signora molto cordiale.
– Dunque, finora sappiamo che ci sono segni di effrazione, perciò il ladro, che ora si è trasformato in assassino, è entrato senza il permesso della signora Alvarez, che era in vestaglia, dunque probabilmente stava dormendo. La vicina ha sentito delle urla, dunque probabilmente c’è stata una lotta finita male. – disse Killian.
– Beh, incoraggiante. Comunque siamo certi che il caso si ricollega ai furti VIP. – rispose Robin.
– Quasi sicuramente, anche se la modalità sembra leggermente diversa. – replicò Killian.
– Beh, magari i ladri pensavano di andare a colpo sicuro. Credevano che in casa non ci fosse nessuno. –
– C’è in programma qualche intervista per la proprietaria? – domandò il capitano.
– Non lo so, dovremmo chiederglielo quando arriva. – disse Robin. – Abbiamo controllato i filmati della sorveglianza? – chiese poi.
– No, ma se i colpevoli sono gli stessi dei furti, avranno di sicuro manomesso la videocamera. –
– Andiamo a controllare. Il fatto è che non c’è nemmeno un portiere in questo edificio! – borbottò Killian.
– Lo so, è strano anche questo. –
I due poliziotti controllarono le videocamere che sorvegliavano il corridoio e l’ingresso, ma erano totalmente distrutte.
– Sembra che dovremmo ritornare a indagare con i metodi tradizionali. – mormorò Killian.
– Sembra di sì. –
– Direi che non più abbiamo nulla da fare qui, al momento, rientriamo in centrale. – disse poi il capitano. Il coroner era già partito e aveva portato la vittima nel suo studio per l’autopsia, e avevano raccolto tutte le prove che avevano trovato nella scena del crimine. Dovevano solo portare tutto in centrale per analizzarle.
I due uomini caricarono tutte le prove ben sigillate ed evidenziate nella volante, e si diressero verso la centrale.

Emma era ancora in compagnia di Regina, Ruby e Mulan, quando ricevette una chiamata. Era Zelena, il suo capo.
– Pronto? – chiese Emma.
Sono Miss Emerald. Swan, stai ancora seguendo il caso dei furti VIP come ti avevo ordinato? – domandò la donna.
– Certamente. –
Allora perchè nel sito del New York post, il nostro maggior rivale,  spicca la notizia di un’omicidio legato al caso che stai seguendo? – chiese impaziente Zelena.
– U-un omicidio? –
Già. Mi chiedo come loro facciano a sapere dell’omicidio, dato che noi avevamo l’esclusiva.
– Mi vado ad informare. Le faccio sapere. –
Sbrigati! E cerca di avere più informazioni di quelle che ha il NY Post, magari. – disse la capo redattrice, chiudendo la chiamata.
– Che succede? – domandò Ruby sgranocchiando delle patatine, una volta che Emma aveva chiuso la chiamata.
– C’è stata una svolta nel caso dei furti, e il NY Post ha avuto la notizia prima di noi. Zelena vuole che scopra il perchè. –
– Cos’è successo? – chiese allarmata Regina.
– Un omicidio, ma non so altro. –
– Caspita, una svolta importante. – commentò Mulan.
– Già. Vado a chiamare Killian per saperne di più. – disse a quel punto Emma.
– Vai, vai. – mormorò Ruby, nascondendo un sorrisetto.

Emma andò in camera sua, e compose il numero di Killian.
Pronto? – rispose l’uomo, dall’altra parte della cornetta.
– Ciao, Killian, sono Emma. –
Emma, ciao! – rispose l’altro, un po’ stupito.
– Scusami se ti chiamo così, ma è una questione di lavoro. –
Certamente, dimmi. Sono giusto nella volante con Robin.
– Oh, fantastico… credo. Comunque volevo chiederti: c’è stato un omicidio nel caso? –
Me lo chiedi come giornalista o come semplice Emma?
– Giornalista. Il NY Post ha pubblicato questa notizia, e Zelena vuole saperne il più possibile. –
Non posso dirti molto, in realtà. Abbiamo appena iniziato le indagini, e non possiamo dire nulla alla stampa. Non abbiamo nemmeno portato le prove in centrale!
– Oh, capisco. Appena potete comunicare alla stampa fammi sapere, ok? Dobbiamo essere il primo giornale a pubblicare la notizia, o rischio il posto. – ribadì Emma.
Certamente, tranquilla. Il NY Magazine ha l’esclusiva sul caso. –
– Perfetto, grazie. – disse la donna. – Oh, e dovremmo anche parlare di ieri sera. – aggiunse poi, abbassando il tono di voce.
Quando vuoi. – concluse Killian con lo stesso tono di voce.

New York, Novembre 2005

Erano passati solo pochi giorni dalla festa di Halloween, ed Emma e Killian non si erano più parlati. Ma quel pomeriggio i due si sarebbero dovuti incontrare per continuare a lavorare sul progetto di letteratura. La ragazza era molto agitata all’idea di doversi confrontare con il chitarrista, non sapeva come comportarsi con lui dopo ciò che aveva visto. Ci avrebbe pensato nel pomeriggio.
Purtroppo per lei, il pomeriggio arrivò in fretta, troppa fretta, secondo l’opinione di Emma.
Alle tre precise, la ragazza si fece trovare al tavolo della biblioteca dove lavoravano solitamente. Killian arrivò poco dopo.
– Ehilà. – la salutò lui.
– Ciao, Killian. – rispose. – Prima di iniziare, vorrei assicurarti che nè io, nè Ruby nè Regina abbiamo detto nulla di quello che abbiamo visto venerdì sera. Però se hai bisogno di parlare io ci sono. –
– Non ho bisogno di parlare con nessuno, ma grazie per l’interessamento. – replicò lui.
– Come vuoi. – mormorò Emma. – Ma posso essere sincera con te? – domandò poi.
– Parleresti anche se ti dicessi di no, quindi… –
– Non è per farmi gli affari tuoi, ma ho l’impressione che ci sia qualcosa sotto. Sei sempre schivo, e non parli mai dei tuoi genitori. Se c’è qualcosa puoi dirlo a qualcuno, sai? Non dico a me, ci conosciamo poco, ma qualche tuo amico, o Milah. Non affrontare le cose da solo. – disse lei.
– Non credo siano affari tuoi. Perciò, o ci mettiamo a studiare quell’idiota di Faulkner o per oggi finiamo qui. – replicò lui, duramente.
– Va bene, va bene, non ti agitare. Facciamo Faulkner. – rispose a quel punto Emma.
– Fantastico. – mormorò Killian.

Emma e Killian evitarono l’argomento per tutto il pomeriggio, e parlarono solo del progetto. La tensione era palpabile, e arrivati alla fine del pomeriggio erano entrambi esausti. Tornarono a casa senza salutarsi.
Non appena Emma fece ingresso in camera sua, Skype suonò. La ragazza si precipitò al computer. Due volti a lei familiari si materializzarono sullo schermo: Elsa e Anna.
Ehilà, newyorkese! Come va? – domandò entusiasta la più piccola.
Ciao, Emma! Non ti sei fatta più sentire! – protestò Elsa.
– Ciao, ragazze! Avete ragione, scusatemi! – esclamò Emma.
Ti perdoniamo se il motivo è un ragazzo! – rispose subito Anna, ricevendo un’occhiataccia dalla sorella.
Che c’è? Insomma, è New York, non ci sarà qualche bel ragazzo? – replicò la più giovane.
– Ehm, io sono ancora qui. – disse Emma, cercando di richiamare l’attenzione delle due sorelle. Era sempre così con loro due, ricordò divertita la bionda.
Allora? Che ci racconti? – riprese Elsa.
-Dunque, ho fatto amicizia con due ragazze di qui, Ruby e Regina. Sono molto in gamba. – spiegò Emma.
Ne sono felice, ma sia chiaro che siamo noi le tue migliori amiche! – chiarì Anna.
– Come posso dimenticarlo? – domandò Emma, fintamente esasperata.
Lasciala stare, sono davvero felice che tu abbia fatto amicizia con qualcuno. Mi farebbe piacere conoscerle, un giorno. – rispose invece Elsa.
– Spero che ne abbiate l’occasione, credo che andreste d’accordo. –
Ok ok, invece hai conosciuto qualche bel ragazzo? – intervenne Anna.
– In effetti ci sarebbe qualcuno. – mormorò Emma.
Lo sapevo! – esclamò Anna – Sputa il rospo!
– Calma i tuoi ormoni da sedicenne, non c’è nulla di che. – replicò divertita Emma. – Stiamo lavorando insieme per un progetto, e andiamo davvero d’accordo. Però è fidanzato, e ho paura che sia in una brutta situazione. –
Perchè? Cos’è successo? – chiese immediatamente Elsa.
– Non parla mai di sè, è sempre schivo e solitario. Sta con la capo cheerleader, una ragazza bella quanto odiosa, ma non lo vedo tanto felice. Credo che sia in una brutta situazione. – spiegò Emma.
Non sei tu a dover risolvere i suoi problemi. – rispose Elsa, dolcemente.
– Lo so, e non voglio risolverli. Vorrei solo fargli capire che non è da solo. –
Se ne renderà conto. –
Le tre ragazze parlarono fino a notte fonda, e alla fine Emma si sentiva più libera. Aveva decisamente bisogno di parlare con delle vecchie amiche.

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