Open up again I believe in second chances (8° capitolo)

La canzone del capitolo è I still haven’t found what I’m looking for degli U2.

13043572_267924146874698_2815104651721675475_n

Capitolo 8
Doppi appuntamenti
Quando incontriamo qualcuno e ci innamoriamo, abbiamo l’impressione che tutto l’universo sia d’accordo.
(Paulo Coelho)

New York, Novembre 2015

Era passata una settimana dall’omicidio, e le indagini proseguivano. Graham alla fine aveva acconsentito a coinvolgere la stampa, anche se limitatamente.
La vittima, Blanca Alvarez, non aveva parenti, perciò l’unico persona di riferimento nell’indagine era la proprietaria, Lady Gaga. Era rimasta davvero sconvolta dall’accaduto, e aveva dato la massima disponibilità per tutta la durata delle indagini.
All’omicidio della domestica, però, se n’era aggiunto un altro. Il portiere del palazzo, il cui cadavere era stato ritrovato tre giorni dopo il primo omicidio nel fiume Hudson. Evidentemente i colpevoli non volevano che l’uomo parlasse. Era per questo che le indagini si erano intensificate: c’era ancora più urgenza di trovare l’assassino. Inutile dire che non erano più stati commessi furti in quella settimana.

Killian era in centrale, e, assieme a Robin, stava analizzando le prove che avevano raccolto fino a quel momento. Purtroppo per loro, il colpevole non aveva lasciato tracce: niente impronte digitali o tracce ematiche. Erano però riusciti a capire che i colpevoli erano due, in particolare un uomo e una donna. Era tutto ciò che erano riusciti a capire dalle testimonianze e dai video di sorveglianza dei quartieri.
– Non è possibile! Non abbiamo nulla! – esclamò Killian, frustato.
– Beh, almeno sappiamo che sono un uomo e una donna. Di sicuro sono in fuga in questo momento. – cercò di dire Robin.
– Che consolazione! Abbiamo due Bonnie e Clyde in fuga. Almeno abbiamo avvertito tutte le stazioni degli autobus e dei treni, oltre agli aeroporti. –
– Per ora è l’unica cosa che possiamo fare. L’autopsia non ha dato grandi risultati oltre alle cose che già immaginavamo. –
– Già. – borbottò Killian.
– Posso essere sincero con te? – domandò l’altro, posando sul tavolo gli strumenti di analisi che aveva in mano.
– Certo. –
– Non sei per caso sotto stress? Non è da te prendertela per un caso, per quanto impegnativo possa essere. – disse Robin.
– Sono stanco, è vero, ma non sono stressato. –
– C’entra per caso una giornalista dai capelli biondi? Hai più parlato con Emma dopo il bacio per una cosa che non fosse di lavoro? –
– Non abbiamo avuto molto tempo con le indagini. – rispose Killian, abbassando lo sguardo.
– Forse è il caso che ci parli, no? –
– Forse hai ragione. Invece tu hai parlato con Regina? – chiese poi il capitano.
– Uhm, no. – rispose Robin, incerto.
– Fammi capire, fai la morale a me ma ti comporti allo stesso modo? – domandò Killian divertito. – Io chiamo Emma, ma tu chiama subito Regina! – intimò all’amico.
– Va bene, va bene. –

Emma era alla sua scrivania, raccogliendo tutto ciò che aveva fino a quel momento riguardo il caso dei furti – ora diventati omicidi – VIP. Killian e Robin, sotto ordine del comandante Graham, le avevano chiesto di non venire più in centrale al momento, visto che la situazione si era fatta delicata. Alla donna sembrava giusto, e sorprendentemente anche Zelena aveva capito, anche se aveva comunque ordinato a Emma di continuare a seguire il reportage.
Proprio in quel momento la bionda ricevette una chiamata.
– Pronto? –
Ciao, Emma, sono Killian.
– Oh, Killian, ciao! E’ successo qualcosa nel caso? –
In realtà volevo parlarti d’altro. – disse l’uomo. – Come sai, in questi ultimi giorni siamo stati entrambi presi dal lavoro, e credo che faccia bene ad entrambi svagarsi un po’. Quindi che ne diresti di uscire insieme, stasera? Sempre che tu non abbia impegni, certo.
– E-esco volentieri! –
Perfetto! Ti passo a prendere io verso le 19.30. – disse Killian.
– Dove andiamo? Sempre dal tuo amico Jefferson? –
E’ una sorpresa. – concluse l’uomo, chiudendo la chiamata.

Regina era nel suo ufficio, intenta a controllare i documenti per un caso di spaccio che stava seguendo. Il processo si sarebbe svolto pochi giorni dopo. La donna non era agitata: era un avvocato d’ufficio, e aveva affrontato quel tipo di caso migliaia di volte.
I suoi pensieri furono interrotti dallo squillo del cellulare. La donna rimase stupita nel leggere il nome del chiamante: era Robin.
– Pronto? – disse curiosa.
Ciao, Regina, sono Robin. Spero di non disturbarti.
– Tranquillo, stavo solo controllando dei documenti nel mio ufficio. –
Oh, bene. Senti… sei libera questa sera? Non abbiamo ancora avuto modo di uscire insieme, ma vorrei davvero avere la possibilità di conoscerti meglio. Sempre che tu voglia, ovviamente. –
– Farebbe molto piacere anche a me. E sì, stasera sono libera. – rispose Regina, con un sorriso sincero.
– Perfetto! Ti vengo a prendere io verso le 20. Mandami un messaggio con scritto il tuo indirizzo. –
– Va benissimo! A stasera. – concluse la donna.

Emma si fece trovare sotto casa verso le 19.30, in attesa di Killian. Era proprio curiosa di sapere dove sarebbero andati.
Fortunatamente, l’uomo non tardò. Killian scese dall’auto e si affrettò ad aprire la portiera alla donna, non prima di baciarla delicatamente sulle labbra.
– Che cavalleria! – commentò Emma, divertita ma anche emozionata.
– Ehi, te l’ho detto che sono un gentiluomo! – ribattè lui, con un ghigno divertito.
Killian guidò per una decina di minuti, e alla fine parcheggiò nel porto di New York.
– Vieni. – disse l’uomo, invitando Emma a seguirlo.
– Ti presento la Jolly Roger! – esclamò Killian, mostrando alla donna una barca.
– E’-è la tua barca? –
– Già! – rispose l’altro, orgoglioso. – Ti accompagno dentro. –
La barca non era molto grande, ma era davvero molto bella.
– Un timone, Killian, sul serio? – commentò Emma, vedendo un timone in cima alla barca.
– In una barca ci vuole il timone! E comunque non hai ancora visto il meglio. – rispose lui. A quel punto entrò nella parte interna della barca, e Emma lo seguì. La donna rimase stupita da ciò che vide. Al centro Killian aveva sistemato un tavolo, già apparecchiato con un elegante servizio di piatti e una candela.
– H-hai fatto tutto questo per me? – chiese a mezza voce Emma.
Killian rispose con un semplice sorriso – Sì. –
Emma era visibilmente commossa, e si gettò fra le braccia di Killian. – Mangiamo? – propose lui.
Cenarono con molta calma, ridendo e scherzando.
– Hai preparato tutto tu? – domandò ad un certo punto la donna.
– Sì. – rispose Killian, soddisfatto.
– E’ tutto delizioso! Non sapevo che fossi così bravo a cucinare! – replicò Emma.
– Vivo da così tanto tempo da solo, dovevo pur imparare. –
– Giusto. E come mai hai voluto fare tutto questo per me? – domandò lei.
– Questi ultimi giorni sono stati davvero molto pesanti per entrambi, e non abbiamo avuto tempo per stare un po’ insieme. Pensavo fosse giusto prenderci qualche momento solo per noi. – spiegò Killian.
Emma si avvicinò a lui e lo baciò teneramente sulle labbra. Killian la strinse forte a sè, e la donna quasi si aggrappò a lui. Quando si staccarono, erano entrambi senza fiato, e rimasero per qualche attimo con le fronti appoggiate.
– Da quando sei diventato così romantico? – mormorò Emma sulle labbra di Killian.
– Ci sono tante cose che non sai di me, Swan. – sussurrò lui.

Alla fine anche Robin aveva optato per il Red wolf. Regina sembrava apprezzare il posto, e Jefferson li aveva accolti con gioia.
– Dunque, Robin, che mi dici di te? – domandò Regina.
– Ho trentacinque anni e sono poliziotto da dodici. Sono nato in Montana ma sono cresciuto qui a New York. Come già sai, ho un figlio, Roland, di cinque anni. Questa sera l’ho lasciato dalla vicina, una signora davvero meravigliosa. –
– Domanda forse indiscreta, ma che è successo alla madre di Roland? Se n’è andata? –
– E’ morta mentre lo dava alla luce. il suo corpo era troppo debole, e non ha retto il parto. Fortunatamente è riuscita a tenere fra le braccia Roland prima di andarsene. – spiegò Robin.
– Mi dispiace moltissimo, deve essere stata molto dura. –
– Non è stato facile, ma ho ricevuto molto aiuto sia da Killian che dai nostri vicini. –
– Fa loro molto onore. – commentò Regina, con un sorriso rassicurante.
– Infatti. Tu invece, che mi racconti? – chiese Robin a quel punto.
– Sono nata e cresciuta qui a New York. Mia madre mi ha abbandonata da piccola per inseguire la carriera, quindi sono cresciuta con mio padre. Ho studiato legge alla Columbia, e ora sono un avvocato d’ufficio. Ho avuto un solo ragazzo, Daniel, ma è morto in un incidente stradale sette anni fa. –
– Caspita, è stata dura anche per te. –
– Sicuramente per te è stata molto più difficile, insomma crescere un bambino da solo! – replicò Regina.
– Diciamo che entrambi abbiamo avuto un passato difficile. – concordò Robin.
– Giusto. –

New York, Novembre 2005

Emma, Ruby e Regina decisero di uscire una sera, per svagarsi un po’. Ruby conosceva una caffetteria aperta anche di sera, che ospitava anche delle giovani bands, lo Spotlight Diner. Era il posto giusto per loro.
Le tre si accomodarono ad un tavolino, quando qualcuno a loro familiare salì sul palco del locale.
– Aspettate, ma quello non è Killian? – domandò subito Regina.
– Sì, è decisamente Killian! – esclamarono le altre.
– Ciao a tutti, mi chiamo Killian Jones e sto per cantare per voi. – disse lui dal palco, accomodandosi su uno sgabello e sistemando per bene la chitarra.

I have climbed highest mountains
I have run through fields
Only to be with you
Only to be with you

I have run, I have crawled
I have scaled the city walls
Said it was
Only to be with you

But I still haven’t found what I’m looking for
But I still haven’t found what I’m looking for

I have kissed honey lips
Felt the healing in her fingertips
It burned like fire
This burning desire

I have spoken with the tongue of angels
I have held end of the velvet
It was warm in the night
I was cold as a star

But I still haven’t found what I’m looking for
But I still haven’t found what I’m looking for

I believe in kingdom come
When all the colors were bleeding as one
Bleeding the one
Yes, I’m still running

He broke the bounds, he loose the chains
Carried the cross of my shame
Broke my shame
You know I believed it

But I still haven’t found what I’m looking for
But I still haven’t found what I’m looking for
But I still haven’t found what I’m looking for
But I still haven’t found what I’m looking for

La voce di Killian era calda e potente. Emma ne era affascinata.
– Caspita, non pensavo che Captain Eyeliner sapesse cantare così bene! – commentò Regina.
– Captain Eyeliner, uh? – domandò divertita Emma.
– Beh, ha una fissazione per l’eyeliner, e con quegli abiti di pelle che indossa sempre ricorda terribilmente un pirata. – spiegò la ragazza.
– In effetti non hai tutti i torti. – replicò Ruby.
– Lo so. – concluse Regina.

Non appena Killian terminò di cantare, delle urla di giubilio si elevarono da un angolo della stanza. Le tre ragazze si voltarono, e videro Milah che applaudiva al suo ragazzo. Accanto a lei c’era Neal, con un sorriso incoraggiante per il suo migliore amico. Killian scese dal palco, e Milah lo baciò appassionatamente.
– Sembra che abbiano fatto pace. – commentò Emma.
– Killian però non mi sembra molto felice. – rispose Ruby.
– Milah non è una persona che si sopporta facilmente. –  replicò Regina.
– Non invidio neanche Neal in questo momento. Deve essere piuttosto imbarazzante. – aggiunse Emma.
– Credo che ormai sia abituato. – replicò Regina.
– Infatti. Che ne dite di andare a salutarli? il locale non è molto grande, e comunque ci incontreremmo, tanto vale andare ora. – disse a quel punto Ruby.
– E’ una buona idea. – concordò la bionda.
Le tre ragazze si avvicinarono alla coppia, che nel frattempo aveva raggiunto il piano bar.
– Ciao ragazze! – salutò allegramente Killian, intento a bere. Neal le salutò con un gesto della mano.
– Ciao a voi! – esclamò Ruby.
– Che ci fate qui? – chiese Milah, fingendo un sorriso.
– Volevamo passare una serata diversa. – replicò Emma, fingendo anche lei cordialità. – Piuttosto, Killian, non sapevamo che fossi così bravo a cantare! – disse poi, rivolgendosi al ragazzo.
– Gliel’ho sempre detto che ha un gran talento! – disse Neal.
– Lo faccio per divertimento, ma ogni tanto vengo qui per arrotondare. Fra l’altro il proprietario è un amico di mio fratello, quindi mi allunga anche qualche goccetto di whiskey. – spiegò Killian, soddisfatto.
– Responsabile, insomma. – commentò Regina.
– Beh, bisogna pur divertirsi ogni tanto, no? – affermò Milah.
– Com’è, anche tuo fratello è amico del propretario? – chiese sarcasticamente Regina.
– Tesoro, vado un attimo alla toilette. – disse Milah a quel punto, con un tono che faceva capire la condizione non proprio sobria della ragazza.
– Davvero, Killian, non so proprio come tu faccia a stare con lei, è così odiosa! – disse Emma, non appena la cheerleader si fu allontanata.
– Se la conosci non è così male. – rispose Killian.
– Se lo dici tu. – disse a mezza voce Neal.
Ruby, Regina ed Emma soffocarono una risata.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...