Open up again I believe in second chances (9° capitolo)

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Capitolo 9
Il giorno del Ringraziamento

Are you going on Thanksgiving Day
To those family celebrations?
Passing on knowledge down through the years
At the gathering of generations
Every year it’s the same routine
All over, all over
Come on over, it’s Thanksgiving Day
(Ray Davies, Thanksgiving day)

New York, Novembre 2015

Il giorno del Ringraziamento era arrivato, ed Emma era felice di festeggiarlo in famiglia, come da tradizione. Da nove anni, poi, ai suoi familiari si aggiungevano anche Ruby, con sua nonna, e Regina, con suo padre Henry. In quegli anni avevano sempre passato dei Ringraziamenti piacevoli.
Inoltre le avrebbe fatto bene una pausa.
In quel momento, sua madre e la nonna di Ruby, che tutti chiamavano semplicemente Granny, erano in cucina, intente a preparare il pranzo. Emma, Regina, e Ruby si erano offerte di aiutarle, ma le due donne le avevano relegate solo ad apparecchiare, perciò le tre erano tranquillamente sedute sul divano assieme a David e Henry. Non c’era modo di replicare a Mary Margaret e a Granny.
– Sai chi ho visto qualche settimana fa? – esordì ad un certo punto David.
– Killian? – propose Emma, con un sorrisetto.
– Come fai a saperlo? –
– Sai, lavoriamo insieme. – spiegò la donna.
– Beh, direi che fate molto più di questo. – mormorò Regina, ricevendo un’occhiataccia da Emma.
– Che intende dire? – chiese a quel punto David.
– Ecco… ti ricordi quel raduno del liceo? –
– Certo, mi hai detto che avevi rivisto sia Neal che Killian. –
– Appunto. Mi sto frequentando con Killian. – spiegò Emma.
– Oh. – rispose il padre. – Beh, in fondo dovevo aspettarmelo. Siete entrambi adulti, e non c’è nulla di male a volerci riprovare, in fondo. Sei sicura che non sia più il ragazzo che era al liceo? Ricordati che sono un poliziotto, e non ho problemi a fargli un discorsetto. – aggiunse poi.
– Sì, papà, sono sicura. E comunque anche lui è un poliziotto. –
– Sì sì, ma io sono pur sempre tuo padre. –
– Come posso dimenticarlo! – sospirò la bionda.
– A proposito, perchè non l’hai invitato a pranzare qui con noi? – domandò a quel punto Ruby.
– Mi ha detto che avrebbe pranzato con Robin e Roland. – spiegò Emma.
– Confermo, Robin mi ha detto che avrebbe voluto dedicare la giornata al figlio. Killian si è aggiunto ormai per tradizione. – disse Regina.
– Roland non sta mai con la madre? – domandò Ruby, curiosa.
– E’ morta dandolo alla luce. – rispose Regina, abbassando lo sguardo.
– Oh, non lo sapevo! Mi dispiace tantissimo! Non deve essere stato facile. – disse immediatamente la costumista.
– Già. So cosa vuol dire crescere senza una madre. – mormorò Regina.
Il padre, seduto accanto a lei, la strinse in un abbraccio.
– Allora, Ruby, come mai Mulan non è venuta? – domandò a quel punto David, cercando di distogliere l’attenzione da Regina ed Henry, che risposero un sorriso grato.
– E’ di turno al supermercato, purtroppo. Non la lasciano in pace nemmeno nei giorni di festa. – spiegò lei, visibilmente scocciata.
– Purtroppo funziona così con quei lavori. Però di sicuro avrà ideato qualcosa, è pur sempre il giorno del Ringraziamento. – la rincuorò Emma.
– Non voglio niente di eclatante, mi sarebbe bastato passare la giornata con lei. – sospirò Ruby.
Proprio in quel momento furono interrotti dalla voce squillante di Mary Margaret. – Venite a tavola, è pronto! –
I cinque si portarono a tavola, affamati e spinti dal profumino invitante.
– Dunque qui abbiamo il tacchino, le patate dolci con accanto la salsa di ossicocco! – disse emozionata Mary Margaret, illustrando i piatti in tavola. – Ovviamente il tacchino è opera di nonna! – disse poi.
– Ovviamente nessuno lo fa meglio di me! – replicò orgogliosa l’anziana, facendo ridacchiare gli altri.
– Beh, direi di non far freddare i piatti! – esclamò Henry.

Come ogni anno, Killian si era ritrovato a festeggiare il Ringraziamento con Robin e Roland. Non che fosse un male, in effetti. Ormai li considerava la sua famiglia, visto che la sua non c’era più da molti anni. Solo suo fratello si faceva sentire, con messaggio o una chiamata ogni tanto.
L’uomo si fermò in rosticceria a comprare il tacchino, prima di arrivare a casa dell’amico. Sia lui che Robin erano bravi in cucina, ma non abbastanza da cucinare un tacchino. Quel giorno era piuttosto affollata, perciò Killian ne approfittò, nell’attesa, di inviare un messaggio a Emma per augurarle buon Ringraziamento.

Spero che tu stia passando un buon Ringraziamento, Swan!
Mi dispiace solo di non passarlo con te 😉
Killian

La donna rispose quasi subito.

Ciao, Killian! Sì, sto passando un buon Ringraziamento e spero che per te sia lo stesso. Dispiace anche me non poterlo passare con te!
(A proposito, la smetterai mai di chiamarmi Swan? )
Emma

 

Mai 😉

Nel frattempo, la fila alla rosticceria stava scorrendo, perciò Killian si affrettò a ritirare il tacchino che aveva precedentemente ordinato. Poi raggiunse la casa di Robin.
Fu accolto da un abbraccio del piccolo Roland. – Zio Kil! – esclamò il bambino. – Sei arrivato! –
– Sì, e ho anche portato il tacchino. – rispose soddisfatto l’uomo, depositando un bacio sui capelli del piccolo.
– Grazie per esserlo andato a prendere, Killian. – gli disse a quel punto Robin.
– Figurati, per così poco? –
– Allora, ti ha chiamato tuo fratello? – gli domandò Robin.
– No, ma è già tanto se si ricorda. – borbottò l’altro.
– Coraggio, ancora la giornata non è finita. –
I tre, come da tradizione negli ultimi cinque anni, si sistemarono sul divano per una maratona di film Disney, ufficialmente per far felice Roland ma segretamente anche per Robin e Killian.

Come immaginato da Robin, la sera Killian ricevette una chiamata da suo fratello.
– Pronto? –
– Ciao, Killian sono Liam! –
– Liam, ciao! – esclamò il poliziotto.
– Come stai, fratellino? Mi dispiace non esser potuto venire a New York, ma sono rimasto bloccato a Chicago. –
– Non ti preoccupare, ho passato un Ringraziamento tranquillo. Sono stato con Robin e Roland. –
– Oh, salutameli! Roland ormai quanti anni ha, quattro o cinque, sbaglio? –
– Cinque. E’ un bambino adorabile. –
– Da quando in qua usi termini come ‘adorabile’? – domandò divertito Liam. – Stai per caso frequentando qualcuno? –
– In realtà sì. Ti ricordi di Emma? Andavamo al liceo insieme. –
– Certo che me la ricordo! Eri cotto di lei! –
– Già, peccato che ero impegnato con Milah, in quel periodo. –
– E’ acqua passata, per fortuna. Sono davvero felice di sentire che hai questa seconda opportunità con Emma. –
– Grazie, Liam. –
– Ti devo salutare, Killian, ci sentiamo, ok? –
– Certo. A presto! –

New York, Novembre 2005

Anche per quell’anno Killian e la sua famiglia avrebbero passato un Ringraziamento scarso. Non che il ragazzo avesse molto per cui ringraziare, in effetti. Sua madre, Elizabeth, si era imbottita di antidepressivi, e a malapena si era resa conto che fosse il giorno del Ringraziamento. Killian aspettava con ansia il ritorno di suo fratello Liam: era un pilota di aerei, ragion per cui non era quasi mai a casa, ma gli aveva promesso che sarebbe rientrato per quel giorno. Avrebbe dedicato l’intera giornata al suo fratellino.
Aveva più o meno fatto pace con Milah: era stata la ragazza a chiamarlo, scusandosi sia per la scenata ad Halloween sia per la chiamata. Si era giustificata dicendo che era stressata. Killian aveva fatto finta di crederci. Quel giorno comunque non sarebbero stati insieme, non passavano mai le feste assieme. In effetti la loro relazione era strana: uscivano insieme ogni tanto, e facevano tanto sesso, ma difficilmente si comportavano come una normale coppia. Killian però poteva dire di amare la ragazza, almeno quella con cui era cresciuto. Ma Milah non aveva più niente di quella ragazza. Forse doveva essere così fra di loro.
Circa verso le nove, Liam arrivò, con un sorriso stampato sul volto.
– Killian, che bello vederti! – esclamò il fratello maggiore.
– Liam! – disse l’altro, abbracciando il fratello. Per Killian Liam era sempre stato più del suo fratello maggiore, gli aveva fatto quasi da padre, da quando il loro li aveva abbandonati, e per Killian era come il suo eroe.
– Come stai? – domandò premuroso Liam.
– Al solito. Tu piuttosto, come stai? –
– Bene, sono rientrato ieri dall’Europa. –
– Bello, dove sei stato? –
– Francia e Inghilterra. Sono nazioni meravigliose, ti ci dovrò portare, prima o poi. –
In quel momento Elizabeth spuntò dal salotto. – Liam, come mai sei qui? – domandò la donna.
– Mamma, ciao! E’ il giorno del Ringraziamento. –
– Oh, davvero? – domandò, un po’ confusa.
– Già. – replicò Killian.
– Oh! Beh, buongiorno del Rigraziamento, figlioli. – biascicò la donna.
– Grazie, mamma. – ribattè Killian.
– Grazie. – disse Liam. – Kil, che ne dici di andare fuori? Ho un piccolo programma per oggi. – aggiunse poi, rivolto al fratello.
– Volentieri. –
– Dove andiamo? – domandò Killian al fratello, una volta uscito di casa.
– Intanto andiamo a sfogarci al paintball, poi andremo a mangiare qualcosa. –
– Mi piace come programma! –
I due fratelli, perciò, andarono al campo di paintball, dove risero e scherzarono. Killian era davvero entusiasta di essere con suo fratello, l’aveva sempre considerato come un modello.
Verso le 13.30, ormai affamati, decisero di andare a mangiare qualcosa in un fast food.

Per Emma e la sua famiglia era il primo Ringraziamento a New York, e non avevano molti programmi. Regina sarebbe stata con suo padre, mentre Ruby con sua nonna, perciò nemmeno le sue amiche erano disponibili. La ragazza si alzò presto, e scese svogliatamente in cucina con l’intenzione di fare colazione.
Fu stupita di trovarci già i suoi genitori.
– Mamma, papà! Che succede? – chiese curiosa la ragazza.
– Oh, ti sei alzata! Stavo per venirti a svegliare. – esclamò Mary Margaret.
– Come mai? Cos’è successo? –
– Andiamo a vedere la parata dei magazzini Macy’s. E’ il nostro primo Ringraziamento a New York e non bisogna perdere l’occasione di vederla. – spiegò la madre.
– Poi andiamo a pranzo in un fast food, non vorrei far sgobbare tua madre in cucina anche oggi. – aggiunse David.
– Oh, ma lo faccio volentieri. – rispose la donna, guardando con occhi dolci il marito.
– Siete incredibilmente sdolcinati! – borbottò Emma. – Vado a cambiarmi. –
I due genitori scoppiarono a ridere. – Vai, vai. –
Una volta che tutti furono pronti, i tre raggiunsero la Fifth Avenue, dove sarebbe scorsa la parata. La via era già piena di persone, ed Emma e i suoi genitori faticarono non poco per raggungere un punto in cui era facilmente visibile la parata.
Alle nove, puntuale, la parata iniziò. Carri colorati e pieni di enormi palloncini attraversarono la via, con grande musica. Emma non era più una bambina, ma era davvero stupita di tutto ciò. Ad Adams non aveva mai visto nulla del genere: era un paesino molto piccolo, e difficilmente si organizzavano manifestazioni del genere. Aveva sempre passato dei Ringraziamenti molto tranquilli: pranzo in famiglia e pomeriggio passato in compagnia di Elsa, Anna e la loro famiglia.
– Allora, ti piace? – le domandò la madre.
– Sì, è davvero bello. – rispose sincera la ragazza.
– Non c’era nulla di simile nel Minnesota. – commentò il padre.
– Davvero. – replicò Emma.
La parata durò per un’ora e mezza, poi piano piano la folla cominciò a diradarsi.
– Allora, che si fa? Ancora è decisamente presto per pranzare. – disse David.
– Che ne dite di fare un giretto sulla Fifth Avenue? Abitiamo a New York da più di un mese ma ancora non l’abbiamo visitata. – propose Mary Margaret.
– Bella idea! – esclamò David.
Così, la famiglia vistò alcuni degli edifici storici della Fifth Avenue: l’Empire State Building, il Radio city music hall, e, per la gioia di Mary Margaret, Tiffany e Cartier.

Presto però arrivò l’ora del pranzo, perciò i tre si avviarono presso il McDonald’s più vicino. Andando in fila, Emma notò una figura a lui familiare: era Killian, accompagnato da un ragazzo, più grande, che non conosceva. A giudicare dall’aspetto, doveva essere suo fratello.
– Emma, cosa stai guardando? – le domandò David.
– C’è Killian. – rispose la ragazza.
I due genitori si voltarono. – Oh, e quello chi è? – chiese Mary Margaret.
– Non l’ho mai visto, ma immagino sia suo fratello. – spiegò Emma.
– Beh, non li vai a salutare? Tanto credo che a questo punto ti abbiano visto. – disse a quel punto la madre.
– Hai ragione. – mormorò la ragazza.

Killian e Liam si erano fermati a mangiare nel McDonald’s più vicino al campo da paintball, che si affacciava proprio su Central Park. Non era molto affollato, perciò presero presto posto.
Avevano da poco iniziato a mangiare, quando Killian notò in fila un volto a lui familiare. Emma.
– Chi hai visto? –
– Emma. –
– La Emma del progetto? – chiese Liam.
– Già. –
– Beh, è carina. – commentò il fratello. Killian distolse lo sguardo.
Nel frattempo la ragazza si avvicinò.
– Ciao, Killian! – lo salutò.
– CIao, Emma! – rispose lui. – Lui è mio fratello Liam. –
– Oh, piacere di conoscerti. –
– Il piacere è mio, Emma. – replicò Liam con un sorriso.
A quel punto una voce richiamò Emma. Era sua madre.
– E’ mia madre, è il nostro turno per ordinare. – disse la ragazza. – E’ stato un piacere vedervi. – aggiunse poi, con un sorriso forzato.
– Ciao! – concluse Killian, con un mezzo sorriso. Non sapeva perchè, ma era imbarazzato.
– Lei ti piace. – replicò con un sorrisetto Liam, una volta che Emma si fu allontanata.
– Non è vero. – borbottò Killian, rosso d’imbarazzo.
– Oh, sì che ti piace. – ridacchiò il fratello.

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