Cardiac love (3° capitolo)

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Capitolo 3
Sorprese

 

Un momento di gioia ci prende sempre di sorpresa. Non siamo noi ad afferrarlo, ma è lui ad afferrare noi.
(Ashley Montagu)

Caitlin e Ronnie avevano iniziato ad uscire da pochi mesi. Si erano conosciuti all’università: la ragazza era al primo anno di medicina, mentre il ragazzo, di un paio di anni più grande di lei, studiava chimica. Li aveva avvicinati la passione per la scienza, ma avevano scoperto di avere moltissime cose in comune.
– Allora, come va con Ronnie? – domandò Patty alla sua migliore amica. Erano amiche praticamente da sempre, e condividevano il sogno di diventare medico. Era stata una fortuna entrare nello stesso corso di medicina.
– So che è presto per parlare, ma credo davvero sia quello giusto. – rispose Caitlin con un sorriso felice sul volto. – Chiamami sognatrice, ma con Ronnie riesco davvero a vedere un futuro, dei bambini e una vita felice. –
– Ti consiglierei di non galoppare troppo con la fantasia, ma sono davvero contenta per te. Non ti ho mai visto così felice. –

Da quando avevano operato l’uomo colpito alla gamba da un proiettile, Caitlin aveva avuto una strana sensazione. Aveva ripensato al suo ultimo periodo: aveva avuto delle nause, ed erano passate cinque settimane dal suo ultimo ciclo. La ragazza aveva pensato che fossero sintomi dovuti allo stress del periodo, ma iniziava a pensare che la causa fosse un’altra. Sperava di no.
Decise di andare a comprare un test di gravidanza nella farmacia dell’ospedale, voleva assolutamente togliersi il dubbio. Essendo medico, aveva accesso ai vari farmaci e strumentazioni mediche, quindi non le fecero problemi.
Si procurò un test di gravidanza e si rifugiò nel bagno del personale. Fortunatamente, in quell’ora c’era pochissimo personale, era ancora troppo presto.
Quei due minuti le sembrarono interminabili. Ti prego, fa’ che sia negativo. Non poteva sostenere una gravidanza, non in quel momento. Aveva da poco perso Ronnie, e l’idea di crescere un figlio suo, senza un padre accanto, la distruggeva. Inoltre era da sola, e il lavoro la teneva occupata tutto il giorno, non avrebbe potuto assolutamente crescere un bambino.
Il cronometro del cellulare segnalò che erano trascorsi i due minuti previsti. Con le mani tremanti, Caitlin prese il test di gravidanza. Positivo.
Non poteva essere. Non poteva essere incinta. Come avrebbe fatto? Si sentiva impotente. La ragazza scoppiò a piangere.

Quella mattina in reparto non c’era molto lavoro da fare: era ancora presto, e gli altri infermieri stavano appena iniziando a organizzare la giornata. Barry ne approfittò per sciacquarsi il viso in bagno. Come ogni mattina aveva fatto di fretta, e non si era ancora svegliato del tutto.
Arrivato al bagno del personale, però, sentì dei singhiozzi provenienti da uno dei gabinetti. Preoccupato, si affrettò a capire chi stesse piangendo. Bussò all’unica cabina evidentemente occupata e ricevette in risposta un singhiozzo. A quel puntò aprì.
Seduta sulla tazza del bagno c’era Caitlin, che piangeva disperata. Barry stava per chiederle il motivo del suo pianto, ma poi si accorse di un test di gravidanza, positivo, perciò, ignorando le domande che affollavano la sua testa, si limitò a stringere la ragazza in un abbraccio, sussurrandole che sarebbe andato tutto bene. Non era ancora entrato molto in confidenza con lei, ma gli sembrava semplicemente la cosa giusta da fare.
La ragazza pianse stretta nell’abbraccio di Barry per qualche minuto, poi iniziò a calmarsi.
– Che ne dici di andare a prendere un tè? Offro io. – propose Barry.
Caitlin annuì.
I due raggiunsero la macchinetta del caffè in silenzio.
– Grazie, Barry. Non eri obbligato. – mormorò la ragazza ad un certo punto, mentre sorseggiava la camomilla.
– Ehi, non dirlo neanche per scherzo. Non potevo lasciarti da sola in un momento simile. – rispose immediatamente Barry.
– Sai, io e Ronnie avevamo parlato della possibilità di avere dei figli, volevamo avere una famiglia. – disse poi Caitlin. – In un futuro volevamo diventare genitori. Stavamo per sposarci, sai? –
– Poi cos’è successo? – domandò cautamente Barry. Cisco non gli aveva detto nulla, e nemmeno gli altri avevano accennato a una spiegazione (in fondo non era obbligato a conoscere quello che era successo a Caitlin), ma immaginava che non fosse niente di positivo.
– E’ morto. – rispose semplicemente la ragazza. – Un mese fa c’è stato un incidente d’auto, un’auto ha buttato fuori strada Ronnie, che era su uno scooter. E’ morto sul colpo. –
– Caitlin, m-mi dispiace, non lo sapevo. – balbettò l’infermiere.
– Tranquillo, non è un problema, davvero. Il vero problema ora è come fare con questo bambino. –
– Ne sei sicura di volerne parlare con me? In fin dei conti è un argomento delicato, e noi ci conosciamo pochissimo. –
– Sì, Barry, ne sono sicura. Mi stai rimanendo vicino nonostante ci conosciamo appena, e non tutti l’avrebbero fatto. –
– Caitlin, non ti lascerei da sola in una situazione simile, pure se ci conosciamo da pochissimo. – ribadì Barry.
– Grazie, Barry, davvero. – disse la ragazza, prima di abbracciarlo. Egli si sentì invaso dal suo profumo, inaspettatamente. Gli piaceva, doveva ammetterlo. Barry, ma che diavolo ti viene in mente?, si rimproverò mentalmente. Non poteva avere pensieri simili per Caitlin in un momento del genere.
– Figurati. – balbettò.
– Credo sia meglio andare, gli altri ci staranno cercando, e inoltre dobbiamo metterci al lavoro. – disse a quel punto Caitlin.

I due si accordarono silenziosamente per non dire niente a nessuno, e cominciarono il lavoro senza pensare a quello che era appena successo.
Nei giorni successivi iniziarono a fermarsi ogni tanto per parlare: chiacchieravano del più e del meno, ma iniziavano sinceramente ad essere amici. Caitlin cominciava a fidarsi di Barry.

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