Doppiaggio sì o doppiaggio no?

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Oggi vorrei affrontare un argomento che in parte ho solo sfiorato nei miei precedenti articoli: il doppiaggio. Frequentando molti gruppi (su Facebook) di appassionati di serie tv, mi sono resa conto che il doppiaggio in generale è un argomento molto discusso. Da una parte ci sono quelli che lo rigettano in tutte le sue forme, prediligendo l’audio originale, mentre altri che preferiscono vedere film o serie tv in italiano. Personalmente mi aggrego al secondo gruppo. Nonostante riconosca che in alcune occasioni il doppiaggio non renda merito alle emozioni che la scena originale provoca, molte altre volte, invece, è proprio il doppiaggio a salvare il film. Tanto per fare un esempio, la scena originale de Il gladiatore in cui il protagonista pronuncia la famosa battuta Al mio segnale scatenate l’inferno (in originale At my signal, unleash Hell) in italiano ha ben altro impatto emotivo se interpretata da Luca Ward (non che Russel Crowe non sia bravo, tutt’altro). Ma potrei fare molti altri esempi.

Ma ecco i motivi per cui ritengo che il nostro doppiaggio vada difeso:

1 – Anche se i difensori della lingua originale dicono che è colpa del doppiaggio se in Italia non si sa l’inglese, bisogna considerare che non tutte le opere cinematografiche o televisive provengono dai paesi anglosassoni. Ad esempio potrebbero esserci opere molto belle in francese, tedesco o cinese ma che senza il doppiaggio non sarebbero fruibili per chi non conosce le lingue. Anche il sottotitolo, infatti, benché permetta di seguire il film/serie tv, non sempre è affidabile, ed è molto più comprensibile per chi riesce a capire a grandi linee anche l’audio (parlo per esperienza personale). Infine, vorrei dire che non è colpa del doppiaggio se l’Italia non parla bene l’inglese: a scuola si dovrebbe puntare molto di più sulle lingue, e non solo dal punto di vista della grammatica.

2 – I sottotitoli, oltre alla questione linguistica, non permettono una visione integrale del film. Si perdono infatti le espressioni degli attori, le ambientazioni e tutto ciò che riguarda la parte visiva per poter leggere i sottotitoli. Inoltre, non tutti sono in grado di leggere i sottotitoli: i bambini, che non sapendo leggere non potrebbero vedere i cartoni animati stranieri (senza andare tanto lontano, quelli della Disney), gli anziani analfabeti che ancora esistono in Italia, ma anche i dislessici e tutti quelli che per motivi di salute hanno difficoltà nella lettura. Non meritano anche loro di godersi un buon film?

3 – La tradizione del nostro doppiaggio è molto lunga: in Italia si doppiano film sin dall’avvento del sonoro, negli anni ’30, e da lì non si è mai smesso di doppiare. Secondo la storia del doppiaggio (potete consultarla qui) si sono susseguite ben cinque generazioni di doppiatori. Con una tradizione del genere alle spalle, i nostri doppiatori non possono che essere più che formati, e, come accennavo prima, alcune volte le loro performance superano quelle degli attori originali. Lo stesso Woody Allen ha ringraziato Oreste Lionello (scomparso qualche anno fa) per lo straordinario lavoro che gli ha reso in Italia. Riconosco comunque che, a volte, nonostante la loro bravura, il doppiatore scelto non sia adatto al personaggio. Ho visto degli esempi con Francesco Pezzulli (il doppiatore di Leonardo Di Caprio)  come voce italiana di Colin O’Donoghue in Once upon a time o di Benedict Cumberbatch in Sherlock o ancora con il mio amato Flavio Aquilone (Zac Efron, Tom Felton, Light Yagami di Death note, fra gli altri) in Laguna blu: il risveglio (remake adolescenziale ambientato ai giorni nostri del più famoso film degli anni ’80). Ma non tutto può essere perfetto 😉

4 – L’accusa più grande che viene fatta è che l’adattamento italiano stravolge le battute originali, soprattutto nelle sitcom. Basti vedere la prima stagione di The big bang theory, completamente stravolta. Vi riporto ad esempio questa conversazione, tratta dalla puntata 1×01 della serie:

Penny: I’m a vegetarian. Except for fish. And the occasional steak. I love steak!
Leonard: Do you have some sort of a job?
Penny: I’m a waitress at The Cheesecake Factory.

Che in italiano è diventato:

Penny: Ah, sono del sagittario, ma questo ve l’ho già detto. Quello che non vi ho detto è che adoro le bistecche… buone!
Leonard: Ti mantieni agli studi facendo la badante?
Penny: No, faccio la cameriera alla fabbrica del Cheesecake.

A voi i commenti. Ma (sì, c’è un ma) vorrei precisare che l’adattamento non è colpa dei doppiatori, non sono loro a tradurre le serie tv. Però non vorrei prendermela del tutto nemmeno con gli adattatori. Anche se gli scivoloni nell’adattamento sono tanti, bisogna considerare che nel lavoro degli adattatori vanno compresi, nella traduzione, la lunghezza delle frasi, che devono rientrare nel labiale dell’attore, il senso della frase e anche la comprensione per la nostra cultura. Insomma, i fattori sono tanti.

In tutto questo discorso non ho parlato dei talent (ovvero di quelle star che prestano la loro voce solo per un film), ma sinceramente, anche se ci sono alcuni talent che si sono dimostrati davvero bravi (ad esempio Enrico Papi in Mulan, o Giancarlo Magalli in Hercules), li considero un insulto ai veri doppiatori. In questo discorso non rientrano gli attori che si dilettano solo una volta a doppiare, visto che comunque di base i doppiatori sono attori.

Per concludere, vorrei dire che anche in questo caso le estremizzazioni sono sbagliate: sicuramente ci sono dei lati positivi e negativi sia nel godersi le opere doppiate che in lingua originale, ma credo che bisogna comunque riconoscere il merito dei nostri doppiatori, Artisti spesso troppo sottovalutati.

Spero che questo articolo un po’ diverso dal solito vi sia piaciuto.

 

Gaia

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