Cardiac love (5° capitolo)

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Capitolo 5
Gli amici si riconoscono nel momento del bisogno

 

Si decide in fretta di essere amici, ma l’amicizia è un frutto che matura lentamente.
(Aristotele)

Il mattino dopo la serata West side story, Caitlin e Barry furono svegliati dallo squillare insistente di un cellulare. Caitlin, che era finita a dormire tra le braccia dell’amico, si svegliò di scatto, riconoscendo la sua suoneria.
– Caitlin, dove diavolo sei finita? – le urlò una Patty molto arrabbiata dall’altra parte della cornetta. – Stamattina dovevamo fare colazione insieme, ti sto aspettando da mezz’ora! –
– Era stamattina la nostra colazione? – domandò Caitlin, ancora intontita dal sonno.
– Già. – borbottò Patty.
– Scusascusascusa. Arrivo il prima possibile. –
– Ti aspetto. – concluse l’altra, con un sospiro di sollievo.
– Chi era? – domandò Barry, con la voce impastata dal sonno.
– Patty. Avevamo in programma una colazione insieme stamattina, ma mi sono completamente dimenticata. –
– Oh, capisco. Hai bisogno di un passaggio? –
– No, grazie. – rispose Caitlin. – Oh, e grazie anche per ieri sera. – aggiunse poi.
– Figurati. Ci vediamo al lavoro, allora. – mormorò il ragazzo.

Non appena Barry fu uscito, Caitin si preparò per andare via il più velocemente possibile. In poco tempo raggiunse Patty, piuttosto scocciata.
– Cos’è successo? – le domandò.
– La verità è che mi sono adddormentata. – spiegò Caitlin.
Poco dopo un conato di vomito arrivò alla dottoressa. Non era possibile, un’altra nausea.
– Vuoi scusarmi un attimo? – domandò, prima di scappare in bagno.
Patty aspettò pazientemente che l’amica tornasse. I dubbi che aveva iniziato ad avere in quel periodo non facevano che aumentare.
– Cait, posso farti una domanda? – domandò, non appena l’amica fu tornata al tavolino.
– Certo. – rispose subito l’altra.
– C’è qualcosa che dovresti dirmi? –
– C-cosa… – balbettò Caitlin.
– Andiamo, ti conosco. So che c’è qualcosa che non va. E non negare, non mi arrendo fino a quando non mi dici cosa c’è. –
– Tanto so che non posso nasconderti niente. – sospirò la dottoressa. – Sono incinta. –
– C-cosa? – domandò esterrefatta l’amica. Si aspettava di tutto, ma non di certo quello.
– Sì, l’ho scoperto una settimana fa. –
– Hai già pensato a come fare? Intendi tenerlo oppure…? – le chiese Patty, riprendendosi dal momento di shock.
– Non lo so davvero. Da una parte vorrei tenerlo, insomma, è mio figlio, mio e di Ronnie. Però non so se sarò in grado di crescerlo da sola. Lavoro tutto il giorno, e il mio stipendio mi basta a malapena per mantenermi. – spiegò la ragazza, cercando di impedire alle lacrime di uscire. Tuttavia non riuscì a non guadagnarsi delle occhiate curiose da parte degli altri avventori del locale.
Patty la strinse subito in un forte abbraccio. – Credimi, non sarai da sola in ogni caso. Ti starò accanto qualsiasi decisione prenderai. E se racconterai tutto anche a Cisco, non esiterà nemmeno lui a starti vicino. –
– Grazie. – mormorò Caitlin.
– Che ne dici di prendere una boccata d’aria? – propose a quel punto Patty.
L’altra annuì.
Pagarono il conto e uscirono dal locale.
– Piuttosto, mi spieghi l’avvicinamento improvviso ad Allen? – chiese ad un certo punto Patty.
– Intendi Barry? La verità è che è stato lui a trovarmi nel bagno, il giorno in cui ho fatto il test di gravidanza. Si sta comportando da vero amico da allora. Ieri sera ha anche insistito per rimanere con me dopo che ho avuto la mia prima nausea. Abbiamo passato insieme la serata. –
– Cosa avete fatto? – domandò l’amica, in tono malizioso.
Caitlin scoppiò in una risata. – Ma che vai a pensare, abbiamo solo visto un film! –
Patty rise con lei. – Lo so, ma ti pare! Ti conosco, so che non ci sei andata a letto. Volevo solo farti ridere un po’. Scherzi a parte, sono felice che hai trovato qualcuno a cui appoggiarti in questi giorni. Barry sembra davvero un bravo ragazzo. Nulla toglie però che sono arrabbiata con te per non avermi detto nulla. Sono o non sono la tua migliore amica? – disse la ragazza, con finto tono di rimprovero.
– Lo so, hai ragione. – ammise Caitlin.

Dopo che Caitlin aveva ricevuto la chiamata da parte di Patty, Barry aveva preso le sue cose e se n’era andato. Era stata una serata piuttosto strana quella passata con la ragazza. Aveva scoperto un lato più spigliato della dottoressa, allegro, quasi. Non che avesse mai visto un vero sorriso da parte di Caitlin, in realtà. Si era limitata a piccoli sorrisetti, ma mai niente di davvero sincero. Sperava che tornasse a sorridere. Se lo meritava.
Barry rientrò in casa, e subito sentì delle voci provenire dalla cucina. Di certo erano suo padre, Joe, e Iris. Essendo vicini di casa, oltre che migliori amici, spesso capitava che i quattro facessero colazione insieme, specialmente nei fine settimana. Sia Joe che Henry erano padri single, perciò un po’ di compagnia giovava a tutti.
– Barry, buongiorno! – lo salutò Iris.
– Ehi, figliolo, dov’eri finito? – chiese Joe.
– Ehm… sono rimasto a dormire fuori. – spiegò imbarazzato il ragazzo. Henry se la rideva sotto i baffi: ovviamente Barry aveva informato il padre che non sarebbe rientrato a casa, la sera precedente, ed Henry era divertito dell’imbarazzo del figlio.
– Sul serio, con chi? – domandò Iris, sinceramente curiosa.
– Da Caitlin, una mia collega di lavoro. Ieri sera non stava bene e l’ho riaccompagnata a casa. Ci siamo messi a guardare un film e ci siamo addormentati sul divano. – rispose Barry, evitando di scendere nei dettagli. Non aveva senso accennare alla gravidanza di Caitlin, non sarebbe stato giusto.
– Ragazzo mio, avresti potuto dedicarti ad attività più divertenti di un film. – scherzò Joe, ricevendo uno schiaffetto sul braccio dalla figlia, provocando però una risata in Henry.
Barry ridacchiò. – Siamo solo amici, non è il caso, Joe. –
– Ignora mio padre. Era la dottoressa Snow, vero? Come sta? So che non ha passato un bel periodo, ultimamente. – chiese Iris.
– Tu come lo sai? La conosci? – domandò subito Barry.
– Uhm, no, non ci ho mai parlato, in realtà. Però l’ospedale non è grande, le notizie volano. So che il suo fidanzato è morto poche settimane fa in un incidente d’auto. –
– Già, è così. –
– Come si chiamava? Sicuramente ho lavorato al suo caso. – intervenne a quel punto Joe.
– Ronnie, ma non so il suo cognome. –
– Ronnie Raymond? – chiese il poliziotto.
– Sì, credo di sì. –
– Uh, brutta storia. Il ragazzo è morto sul colpo, è stato maciullato. –

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