Open up again I believe in second chances (15° capitolo)

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Capitolo 15
Novità e partenze

 

If I have
Roots before branches
To know who I am (To know who I am)
Before I know
Who I’m gonna be
And faith
To take chances
To live like I see
A place in this world
(Roots for branches, Room for two)

New York, Gennaio 2016

Killian aveva volutamente evitato di parlare con Emma, lasciando l’impegno di chiamarla a Robin. Al momento non sapeva come comportarsi con lei, e preferiva senza dubbio concentrarsi sul lavoro. A tal proposito, doveva informare Graham degli ultimi sviluppi, per capire come muoversi.
– Graham? – domandò, bussando alla porta del suo uffico. – Sono il capitano Jones. –
– Oh, entra pure. – lo invitò una voce dall’interno.
– Ci sono novità sul caso? – chiese il comandante.
– In realtà sì. Una donna ha chiamato, e sembra che abbia visto due possibili sospettati in un distributore fra il Wyoming e l’Idaho. Da quel poco che ci ha detto, sembrano corrispondere alla descrizione della testimone vicina di palazzo. –
– Mi sembra una buona traccia. E’ riuscita a vedere l’auto o qualcosa di affine dei due sospettati? –
– Purtroppo no. –
– Ok, sarebbe stato meglio di sì. Comunque direi che la mossa migliore al momento è di andare direttamente sul posto. Potete verificare direttamente i testimoni e le prove. – propose Graham.
– Se posso permettermi, suggererei di partire solo io. E’ sempre bene mantenere i contatti qui a New York, nel caso accadesse qualcosa. Il mio partner ha un figlio piccolo, di cui è l’unico genitore. E’ giusto che il sergente Wakefield rimanga qui con Roland. –
– Mi sembra una buona idea, sia per il caso che per il sergente Wakefield. Siamo poliziotti, ma i figli hanno la precedenza. Inoltre non è male avere qualcuno qui che si occupi del caso. – concordò il comandante. – Faccio qualche telefonata, ma preparati a partire entro due giorni, Jones. –
– Certamente, comandante. – rispose Killian.
– Oh, non portare con te la giornalista del NY Magazine, è una questione di davvero pochi giorni e le indagini sono ancora riservate. –
– Va bene. – concluse l’altro, lasciando l’ufficio.

– Allora? Che ti ha detto Graham? – domandò Robin, intercettato Killian appena uscito dall’ufficio del comandante.
– Sembra che dovrà partire per l’Idaho per seguire meglio le indagini. Andrò solo io. Tu rimarrai qui per Roland e per essere presente in caso di sviluppi. In fin dei conti l’indagine viene seguita da noi, non dai poliziotti dell’Idaho. – rispose Killian.
– Mi sembra un’ottima idea! – esclamò Robin. – Quando dovresti partire? –
– Graham mi ha detto che avrebbe dovuto fare un giro di telefonate, ma entro i prossimi due giorni. –
– Capisco l’urgenza della cosa. Se posso darti un consiglio, non partire con un peso sullo stomaco, chiarisciti con Emma prima di andare. –
– Grazie, Robin, ma non è proprio il momento. –
– Fa’ come credi, ma comunque sta arrivando. –

Emma stava cercando di impiegare meno tempo possibile per raggiungere a centrale di polizia. Non voleva perdere tempo come giornalista, e voleva avere l’opportunità di chiarirsi con Killian, erano ormai giorni che non si parlavano.
Quando arrivò alla centrale, notò che Killian e Robin stavano parlando in modo fitto.
– Ehlià, ragazzi. – esordì, cercando di attirare la loro attenzione.
– Emma! – esclamò Robin, piuttosto imbarazzato.
– Ciao, Swan. – mormorò Killian.
– Quali sono le grandi novità? – domandò Emma, cercando di celare l’imbarazzo.
– Una donna ci ha contattato. Ha visto due possibili sospettati in un distributore al confine tra Wyoming e Idaho. Purtroppo la donna non ha visto l’auto, ma sembravano essere molto sospetti. Fra due giorni parto per indagare sul posto. – rispose Killian.
– Oh, ma è fantastico! – replicò Emma, un po’ incerta. – Ho il permesso di venire in veste di giornalista? – domandò poi.
– In realtà sarebbe meglio di no. E’ una questione di pochi giorni, e le indagini sono riservate, ancora. – disse Killian.
– Oh, ok, capisco. – mormorò Emma.
– Io comunque rimango, per qualsiasi cosa puoi contattarmi. – intervenne a quel punto Robin, con un mezzo sorriso.
– Va bene, grazie, Robin. – rispose la donna, visibilmente tesa. – Killian, possiamo parlare un attimo in privato? – chiese poi, facendo cenno a Robin di uscire.
– Va bene, Swan. –
– Ok, che sta succedendo? – domandò la giornalista, una volta che Robin fu uscito.
– Lo so che non mi sono comportato benissimo con te, ma c’è un motivo. L’incontro con Milah mi ha portato alla mente molte cose, e ho tanto su cui riflettere. Avevo bisogno di rimanere da solo. – rispose Killian.
– Killian, lo sai che puoi parlarmi di tutto. Non capisco perché mi hai evitato in questi giorni, davvero. Sei evasivo e scontroso nei miei confronti, come se fossi arrabbiato con me. –
– Non lo sono, credimi. Sono solo molto confuso sui miei sentimenti. Sono certo di voler stare con te, ma forse rivedere Milah ha fatto riaffiorare in me dei sentimenti verso di lei che credevo sopiti. – spiegò Killian.
– Quindi credi ancora di amarla? – chiese Emma.
– Non lo so. Credevo di averla dimenticata del tutto, ma non ne sono così sicuro. – rispose lui, abbassando lo sguardo.
– Se è così, credo sia meglio che per un po’ stiamo separati. Devi schiarirti le idee. O me o Milah. – disse a quel punto la donna, uscendo dall’ufficio.
– Emma… – la richiamò debolmente l’uomo, invano.
Sì, doveva decisamente chiarirsi le idee.

Nei due giorni successivi, Emma e Killian non ebbero nessun contatto. Emma era troppo ferita dalle parole di Killian, anche se non lo dava a vedere, e l’uomo era troppo imbarazzato e si sentiva in colpa per aver ferito Emma. Sentiva di aver bisogno di tempo per riflettere, e forse la distanza che si stava per frapporre tra di loro non era una cosa così negativa. Gli avrebbe dato modo di riflettere meglio sui suoi sentimenti.

Il giorno della partenza, Killian era da solo all’aeroporto. Non sarebbe stato via a lungo, e in ogni caso non c’era nessuno che potesse accompagnarlo: Robin era al lavoro, ed, Emma, l’unica persona che l’uomo avrebbe voluto, non parlava con lui. Ma era colpa sua, ne era consapevole. Sperava che questo viaggio gli avrebbe chiarito le idee.
Proprio mentre stava raggiungendo il check-in, Killian sentì una voce a lui familiare.
– Killian! Sei proprio tu? –
L’uomo si girò di scatto. Era Milah. – Milah! Che ci fai qui? – chiese, fingendo un sorriso.
– Sto aspettando che una mia amica arrivi dal Giappone. Tu, piuttosto? –
– Sro partendo per un viaggio di lavoro. Un’indagine che sto seguendo si è spostata in Idaho. – spiegò lui.
– Idaho, eh? Posto insolito. –
– Già. –
– Emma non viene con te? – chiese Milah, maliziosa.
– E’ un’indagine riservata. –
– Oh, capisco. Sai, sono rimasta piuttosto stupita di vederti con Emma. Non c’era stata anche una mezza tresca quando stavi con me, al liceo? E’ curioso che vi siate ritrovati adesso. – disse la donna, fingendo innocenza.
– Io ti amavo, Milah, e non c’è stato nulla di compromettente al liceo, con Emma. Non sono stato io ad averti tradito. E comunque sai quello che provavo per lei dieci anni fa, non puoi biasimarmi se ora stiamo provando finalmente ad avere una relazione. Non ne hai alcun diritto. – ribadì Killian.
– Sai che il mio tradimento è stato un errore. Vedo che non mi hai mai dimenticato, e ti confesso che mi pento di averti tradito, dopo quello che avevi fatto per me. – ripose lei, sicura. – Se hai dei ripensamenti non esitare a chiamarmi, Killian. Buon viaggio. – sussurrò poi, prima di baciare l’angolo della bocca dell’uomo e allontanarsi.
Killian sospirò. Sì, aveva molto su cui riflettere.

New York, Gennaio 2006

Ruby aveva riflettuto molto su ciò che le avevano consigliato le sue amiche, e aveva deciso di ascoltarle. Voleva decisamente chiarirsi le idee, e forse uscire con Dorothy avrebbe potuto aiutarla. Non voleva illuderla, ma al massimo avrebbe trovato una nuova amica.
– Pronto? – rispose Dorothy dall’altra parte della cornetta.
– Ciao, Dorothy, sono Ruby. Ci siamo conosciute a Capodanno, ricordi? – disse Ruby.
– Oh, Ruby! Certo che mi ricordo di te! Mi fa molto piacere risentirti. –
– Ti avrei chiamato per sapere se sei diponibile a uscire con me, qualche volta. –
– Esco volentieri con te. – replicò dolcemente l’altra.
– Oh, fantastico! Allora ci sentiamo. –
– Ok, a presto! – concluse Dorothy.
Sì, Ruby era molto fiduciosa.

Killian aveva riflettuto molto sulla situazione con Milah ed Emma, e si era quasi convinto a lasciare Milah. Non l’amava più, e ormai tutta la scuola sapeva che la ragazza gli metteva le corna. Sapeva che le conseguenze non sarebbero state piacevoli, ma doveva fare quello che era giusto per sè stesso.
Il ragazzo era arrivato al vialetto di casa, quando notò un’auto parcheggiata vicino casa sua. E’ strano, non viene mai nessuno a trovarci, pensò Killian. Entrò in casa, e la scena che si trovò davanti lo spiazzò. Sua madre (stranamente truccata e con abiti decenti indosso) stava prendendo un caffè con un uomo che Killian non vedeva da ben tredici anni: suo padre.
– Che diavolo ci fai qui? – chiese Killian con tono duro.
– Calmati, tesoro. E’ solo venuto a firmare i documenti del divorzio. – disse la madre.
– E’ da tanto tempo che non ci vediamo, Killian. Come stai? – gli domandò suo padre.
– Cosa ti importa? Non ci sei stato in tutti questi anni! –
– Lo so, e sono qui per rimediare. Ho un altro figlio, e mi sto per sposare. Vorrei che tu conoscessi il tuo fratellastro e la mia fidanzata. Tua madre ha detto che la decisione deve essere la tua. – spiegò l’uomo.
– Sai che ti dico? Fottiti! Non mi interessa far parte della famigliola felice. – detto questo, Killian uscì di casa, infuriato. Camminò per quasi tre quarti d’ora, con l’intenzione di schiarirsi le idee. Con quale coraggio suo padre, o meglio Brennan (non poteva chiamarlo padre) si era presentato in casa loro, come nulla fosse, dopo che per tredici anni li aveva abbandonati? Inoltre aveva detto di avere un’altro figlio. Non poteva e non voleva conoscere il suo fratellastro, per lui Brennan era morto molto tempo fa. Dopo aver camminato per tutto quel tempo, Killian decise di sedersi un attimo. Non si era nemmeno reso conto di dove fosse, ma guardandosi attorno si accorse di essere arrivato nei dintorni della scuola. Rivedere suo padre l’aveva sconvolto.
Immerso nei suoi pensieri, non si era accorto di una voce che lo chiamava.
– Ehi Killian, stai bene? –
Il ragazzo si voltò. – E-Emma! Che ci fai qui? –
– Ho finito ora di parlare con miss French per il college. La vera domanda è: che ti è successo? –
– Ho avuto un incontro piuttosto spiacevole. – rispose lui, sbrigativamente.
– Me ne vuoi parlare? – chiese Emma, accomodandosi sulla panchina.
– Uhm, non credo che ti interessi. – replicò Killian.
– Sfogarti con qualcuno può servire a farti stare meglio. –
Il ragazzo ci pensò un attimo, poi si decise a parlare. In fondo si fidava di Emma, e parlare con lei avrebbe potuto essergli utile.
– Basta che mi assicuri di non farne parola con nessuno. –
Emma annuì.
Killian sospirò fortemente prima di iniziare a parlare. – Ho rivisto mio padre. Non lo vedevo da ben tredici anni, da quando cioè ha abbandonato sia me che mio fratello. E’ venuto a firmare le carte del divorzio, ma poi mi ha proposto di conoscere la sua nuova famiglia. Ha una nuova fidanzata e un figlio. –
– Che faccia tosta che ha avuto! – commentò Emma.
– Puoi ben dirlo! Io e Liam siamo cresciuti senza un padre, e mamma è caduta nell’alcool e nelle droghe per essere stata mollata da quello stronzo. Mio padre è folle se crede che voglia conoscere la sua famigliola felice. –
– Tuo fratello che ne pensa? – domandò Emma.
– Non credo lo sappia. Sta via cinque giorni a settimana per via del suo lavoro. Fa il pilota di aerei. Credo che abbia scelto di fare il pilota proprio per evitare di stare in casa con noi. –
– Sai, io credo nel valore della famiglia e ho imparato che tutti devono avere una seconda occasione, ma capisco se tu non vuoi conoscere tuo fratello o riallacciare i rapporti con tuo padre. Non si è di certo comportato bene con te e Liam. –
– Grazie, Emma. E’ stato un sollievo parlare con te. –
– Figurati, però ora devo proprio andare. –
– Va bene. –
Prima di andarsene, Emma lasciò un bacio sulla guancia del ragazzo, che rimase decisamente stupito.

Poco dopo che Emma si fu allontanata, un’altra figura si avvicinò alla panchina dove era seduto Killian. Era una Milah piuttosto arrabbiata.
– Killian! – esclamò la cheerleader.
– Ciao, Milah. – sospirò il ragazzo.
– Mi spieghi che ci facevi con quella Emma? – domandò la ragazza, in tono stizzito.
– Stavamo solo parlando. – spiegò Killian.
– Non ti credo. Ho visto dei movimenti ambigui tra te e la bionda, sin da quando è arrivata, e ho sentito delle voci riguardo a un bacio nella notte di Capodanno. –
– E anche se fosse? Lo sa tutta la scuola che mi tradisci continuamente. –
– Sono tutte bugie. –
– Ma se ti ho visto con i miei occhi! Non posso credere alla tua ipocrisia! Vieni a fare la morale a me per un semplice bacio quando tu mi tradisci continuamente! Davvero non so perché sto ancora con una vipera come te! –
– Non sei obbligato, sai? Ti lascio libero di andare con quella biondina! – concluse Milah, prima di allontanarsi.
Credo che ci siamo appena lasciati, pensò Killian.

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