Cardiac love (9° capitolo)

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Capitolo 9
Rivelazioni

 

Una parola schietta è terribile, quando d’improvviso rivela ciò che il cuore da tanto si permette.
(Johann Wolfgang Goethe)

– Barry, vieni qui dalla mamma. – esordì Nora Allen, dal suo letto di ospedale. Il tumore se la stava portando via, ma voleva avere l’opportunità di godere di questi ultimi momenti con suo figlio, di otto anni. Il bambino le si avvicinò. – So che sarà dura, ma fra poco non ci sarò più. Tu cerca di rimanere sempre così, va bene? Rimani un bravo bambino come sei adesso. E non far arrabbiare troppo papà, lui ti vuole tanto bene. –
– Dove stai andando? – chiese Barry, con gli occhi già lucidi. – Sto andando in un posto bello, ma tu non potrai venire con me. Però io ci sarò sempre, ti proteggerò sempre, va bene? –
Il bambino annuì, stringendo la madre in un forte abbraccio.

Era un giorno come tanti altri in reparto, e Barry stava andando a cambiare la flebo all’ultima paziente arrivata. Aveva subito un intervento non molto impegnativo alla gamba, e sarebbe rimasta in ospedale solo per un paio di giorni.
Entrò nella stanza, e la donna, che secondo la cartella clinica aveva poco più di sessant’anni, abbassò subito la televisione, sintonizzata su un talk show.
– Oh, che bello un giovanotto! Le infermiere qui sono molto gentili, ma un bel ragazzo è sempre meglio. – commentò la donna, con un sorriso in volto.
Barry ridacchiò. – Grazie per il complimento, signora. Come va la gamba? – rispose poi, apprestandosi a cambiarle la flebo.
– Va meglio, grazie. – replicò lei. – Sai, hai un volto familare. – aggiunse poi.
– Non so proprio che dirle, lavoro qui da poche settimane. –
La donna sembrò pensarci un attimo. – Oh, ecco chi mi ricordi! Non vorrei essere indelicata, ma tua madre per caso se n’è andata quando eri un bambino? – gli chiese.
Beh, questo Barry proprio non se l’aspettava. – S-sì. – balbettò, piuttosto confuso.
– Oh, povero caro, ecco perchè mi ricordo di te! Se non sbaglio tu sei il figlio di Nora Allen! –
Barry annuì, ancora confuso dalla situazione.
– Lavoravo come donna delle pulizie nel periodo in cui tua madre era ricoverata. Eri sempre con lei! Purtroppo dopo la sua morte sono girate delle brutte voci a riguardo. –
– Del tipo? – chiese a quel punto Barry.
– Non vorrei turbarti, in fondo era tua madre. – disse la donna, abbassando lo sguardo.
– Non si preoccupi, parli pure. –
– Dicevano che fosse stata uccisa. – sussurrò lei. – Ma erano solo voci, in fondo aveva una brutta malattia. –
Dicevano che tua madre fosse stata uccisa. A quelle parole Barry si pietrificò. Quella donna – Karen era il suo nome secondo la cartella clinica – non poteva aver parlato a caso. Barry era solo un bambino quando la madre era morta, ma si ricordava il periodo in cui la donna era ammalata. Nonostante la resistenza dei suoi genitori il ragazzo (allora bambino) aveva voluto stare accanto madre fino alla fine. Poi una notte Nora se n’era andata, per sempre. Barry, nonostante fosse solo un bambino, aveva sì sofferto, ma aveva capito che non era stata colpa di nessuno. Su a madre gli sarebbe sempre mancata, ma crescendo aveva imparato ad andare avanti con la propria vita.
Ora tutte le sue certezze non erano più tali. Forse sua madre non era morta solo per colpa del destino. Barry doveva assolutamente saperne di più.
– Tesoro, tutto bene? – gli chiese la donna. – So di non averti dato una bella notizia, non volevo turbarti. –
– Non si preoccupi. Ora però devo fare il giro degli altri pazienti. – rispose Barry, fingendo un sorriso. Aveva bisogno di aria.
– Certamente. –

Caitlin stava affrontando bene la gravidanza: le nausee erano più o meno sotto controllo, ed era andata dalla ginecologa per avere qualche consiglio sul da farsi. Inoltre aveva contattato un paio di agenzie di adozione, e un’assistente sociale la stava aiutando a trovare qualche famiglia cui dare in adozione il bambino.
Le cose iniziavano ad avere un senso, più o meno.
La ragazza stava per iniziare i giri di controllo dei pazienti quando Wells le chiese di raggiungerlo nel suo ambulatorio. Al lavoro Caitlin dava sempre il meglio, perciò era piuttosto curiosa di sapere il motivo di questa convocazione. Aveva fatto qualcosa di sbagliato?
– Dottor Wells? – chiese, bussando alla porta dell’ambulatorio dell’uomo.
– Dottoressa Snow, entri. –
– Ho fatto qualcosa di sbagliato? – domandò la ragazza.
– No no, niente di tutto questo. Vede, lei è sempre molto brava nel suo lavoro, ma ho notato che in questo ultimo periodo è particolarmente strana. Sa, con quello che le è successo con il suo fidanzato può chiedere senza problemi di stare un po’ a casa, in fondo non ha mai smesso di lavorare. – spiegò il primario.
– Grazie per la sua premura, ma non si tratta di Ronnie. Almeno, non del tutto. –
– Cosa intende? –
– Ecco… sono incinta. –
– Oh, beh, questo non me lo aspettavo. Ha già pensato a come fare? Posso mettermi in contatto con dei bravi colleghi se intende rinunciare alla gravidanza. – propose subito Wells.
– In realtà la vorrei portare a termine. Darò il bambino in adozione, e ho già contattato delle agenzie per cercare una famiglia. –
– Se posso permettermi, credo sia la decisione migliore. Mi faccia sapere se ha bisogno di quacosa, qualsiasi cosa. –
– Grazie, dottor Wells. – replicò Caitlin. – Sa, non è così cattivo come dicono. – aggiunse poi, con un sorriso divertito.
– Non lo dica in giro, però. – rispose Wells, con un occhiolino.
– Terrò la bocca chiusa. – concluse la ragazza.

Una volta uscita dall’ufficio di Wells, Caitlin tirò un sospiro di sollievo. Sapere che il primario sapeva della sua gravidanza le alleggeriva decisamente la coscienza. La ragazza stava per andare nell’ambulatorio, quando incrociò Barry, intento a dirigersi in una delle stanze dei pazienti. Non sapeva bene cosa fosse successo, ma era dalla sera del karaoke che non parlava davvero con il ragazzo. Aveva riflettuto molto su quello che le aveva detto Patty a riguardo. Provava qualcosa per Barry? Non lo sapeva, ma di certo teneva molto a lui. Le era stato vicino per la gravidanza, e soprattutto in generale. Gli interessava Caitlin, non la ragazza incinta, come dimostrato dalla serata del karaoke o anche da quella West side story. Sapeva vedere oltre la sua pancia.
Era però troppo presto per pensare di avere una relazione. Ronnie se n’era andato solo poche settimane prima, e Caitlin non aveva la forza di ricominciare ad amare qualcuno. In qualche modo le sembrava anche di tradire Ronnie. Non poteva farlo, non ancora.
Però, forse, se e quando fosse stata pronta di nuovo all’amore, Barry sarebbe stato la prima scelta.

Barry era uscito dalla stanza della signora che gli aveva rivelato di sua madre, e aveva continuato il giro dei pazienti, non senza pensieri. Ad un certo, punto, con la coda dell’occhio vide Caitlin uscire dall’ufficio di Wells. Non parlava con lei dalla serata al karaoke. Era cambiato qualcosa fra di loro, lo sapeva. Iris gliel’aveva detto: c’era un’attrazione fra di loro, o almeno un interesse reciproco. Si trovava bene con Caitlin, la trovava una ragazza molto forte e simpatica, ma lui era innamorato di Iris, lo era sempre stato. D’altra parte, però, sapeva di non avere speranza con la sua migliore amica. Era felice con Eddie, e Barry era felice per lei. Se teneva davvero a lei doveva permetterle di essere felice.
In ogni caso, se avesse voluto una relazione con Caitlin avrebbe dovuto essere paziente: la ragazza aveva perso da poco il suo fidanzato storico e di certo non voleva iniziare una nuova relazione.

Cisco non aveva più parlato con Kendra dopo la chiacchierata che avevano fatto nel fine settimana: la ragazza aveva dato le dimissioni in reparto e si stava preparando ad andare a Chicago. Nonostante fosse stato lui a chiedere a Kendra di non vedersi più, ci stava comunque male. Ma sentiva di aver preso la decisione migliore, almeno per sè stesso. Doveva lasciar andare Kendra.

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