Open up again I believe in second chances (17° capitolo)

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Capitolo 17
Realizzazioni e scelte difficili

 

Illusion never changed
Into something real
I’m wide awake and I can see
The perfect sky is torn
(Torn, Natalie Imbruglia)

New York/Swan City (Idaho), Gennaio 2016

Non appena ricevuta la segnalazione dell’albergo, Killian e Merida si precipitarono sul posto, accompagnati dai loro colleghi. I ricercati erano solo due, ma vista la situazione avevano bisogno di tutto l’aiuto possibile.
Giunsero in albergo nel più breve tempo possibile, e i responsabili dell’albergo li accompagnarono nella stanza dei due sospettati.
– Però, si sono trattati bene. – commentò Killian, vedendo il lusso del posto, un hotel a 4 stelle.
– Con tutte i furti che hanno commesso, qualcosa si saranno tenuti. –
– Come avete fatto a impedire loro di uscire? – domandò Killian.
– Non c’è stato bisogno di inventare nessuna scusa, non sono mai usciti dalla loro stanza. – spiegò uno dei receptionist.
– Questo è strano. – commentò il poliziotto.
– Proviamo a vedere. – replicò Merida. – Aprite, polizia. – esclamò poi, bussando alla porta.
Un colpo di pistola attraversò la porta. Era un avvertimento.
– Tranquillizzate gli altri ospiti e portateli al piano di sotto. – disse Killian. I dipendenti dell’hotel annuirono spaventati, prima di allontanarsi.
I poliziotti non si fecero pregare due volte. Sfondarono la porta ed entrarono nella stanza.
La stanza non era molto grande, e c’erano pochissimi effetti personali. Due persone, un uomo e una donna, li fronteggiavano, con le pistole puntate contro di loro. Rispecchiavano la descrizione della testimone.
– Mani in alto, siete in arresto! – urlò Killian.
– Non così in fretta, amico. – replicò la donna, mostrando un ghigno.
– Non mi sembri nella posizione di replicare, amica. – rispose Killian.
– Posate le armi, o potreste farvi molto male. – li minacciò Merida.
– Arrestateci pure, tanto non parleremo. – disse l’uomo. Poi abbassarono le armi. I poliziotti riuscirono a mettere loro le manette e a portarli alla volante.

Emma ci aveva pensato molto, ma alla fine si era convinta a contattare Milah. Preferì però mandarle un messaggio invece che chiamarla.

Ciao, Milah.
Sono Emma Swan. Mi sono fatta dare il numero da Ashley perchè ho necessità di parlarti. Fammi sapere quando sei libera per un caffè.
Emma

 

Stranamente la risposta arrivò subito.

 

Sono libera anche adesso. Ti va bene allo Spotlight Diner fra mezz’ora?

 

Perfetto

Emma si fece trovare all’orario stabilito allo Spotlight Diner. Voleva assolutamente chiarire le cose. Milah era già arrivata.
– Oh, già sei qui. – commentò Emma.
– Non mi si venga a dire che sono ritardataria. – replicò l’altra. – Allora, di cosa volevi parlarmi? – chiese poi.
– Credo sia meglio entrare. – rispose Emma.
– Come vuoi. –
Le due trovarono posto in un tavolino.
– Mi tolgo subito il dente. Che intenzioni hai con Killian? – domandò la giornalista.
Milah non nascose un ghigno di soddisfazione. – Voglio riprendermelo. – disse semplicemente.
– Beh, sei arrivata tardi. Stiamo insieme. – rispose Emma, mostrando sicurezza. In realtà era tesa come la corda di un violino. Aveva temuto che la donna volesse riprendersi Killian, e dal comportamento dell’ultimo periodo del poliziotto credeva che fosse possibile. Ma non voleva perdere di nuovo Killian.
– Tesoro, lascia che ti ricordi una cosa: sono stata il suo primo amore, e il primo amore non si scorda mai. Inoltre ho visto Killian all’aeroporto prima che partisse (a proposito, perché non sei andata a salutare il tuo ragazzo?) e ho notato che non è così indifferente nei miei confronti. Mi ama ancora. – disse Milah.
– Questo lo credi tu. La verità è che non vuole rivederti. Sta con me, ha scelto me. – ribadì Emma, mostrandosi sicura. Ma dentro di sè si sentiva morire.
– E’ appena iniziata. Vedremo chi la spunterà, alla fine. – rispose Milah, con un sorrisetto.
– Togliti quel sorrisetto soddisfatto dalla faccia, non hai motivo di averlo. Non sai con chi hai a che fare, tesoro. – dettò ciò, Emma uscì dal locale. Era piena di pensieri, uno su tutti la paura di perdere Killian. Si erano ritrovati da poco, ma nonostante ciò la donna era consapevole di provare dei sentimenti profondi per l’uomo. Lo amava davvero. Per questo il pensiero di perderlo, per la seconda volta, la distruggeva. Era sempre stata una donna forte e indipendente, capace di vivere senza un uomo accanto, ma con Killian si sentiva… incompleta, ecco la parola giusta. Non poteva permettere che quella vipera di Milah si mettesse fra di loro.
I pensieri di Emma furono interrotti da un dolore lancilante e improvviso: un proiettile l’aveva colpita al torace. La donna fece in tempo a percepire delle persone che si accalcavano attorno a lei, poi fu il buio.

I due sospettati (che furono confermati essere Greg e Tamara) furono portati alla centrale, ma dopo dieci ore di interrogatorio non riuscirono a tirar loro fuori nessuna informazione. Erano assolutamente irreprensibili.
i due poliziotti decisero di prendersi una pausa dall’interrogatorio, erano davvero esausti.
– Cosa ne pensi? – domandò Killian a Merida.
– Lavorano per qualcuno, ne sono certa. –
– Cosa te lo fa dire? –
– Ad alcune domande, molto specifiche, non sapevano davvero cosa rispondere. Inoltre dal loro profilo non sembrano capaci di organizzare una serie di furti del genere, nascondendo così bene le tracce. Mi danno più l’idea di piccoli criminali. Stanno eseguendo gli ordini di qualcuno. – spiegò Merida.
– Lo pensa anche il mio partner, Robin. –
– Voi lavorate al caso dall’inizio, avrò anche più prove di me per pensarlo. –
– Infatti. Ho parlato poco fa con Graham, mi ha detto che dovremmo portarli a New York, sta già organizzando il viaggio. –
– Credo che sia una buona idea. – concordò la poliziotta.
– Merida, sei stata un’ottima partner, davvero. Non avremmo catturato i due fuggitivi se non fosse stato per te. –
– Non c’è problema, in fondo è il mio lavoro. – replicò la donna, con un occhiolino.
A quel punto di Killian squillò. Era Robin.
– Ehi, amico! Qualche novità sul caso? – chiese Killian, piuttosto curioso.
– No, si tratta di Emma. – rispose Robin, in tono piuttosto grave.
– Cosa le è successo? – domanò Killian a quel punto, preoccupato.
– Le hanno sparato, è in terapia intensiva. –
– S-si rimetterà? – chiese Killian, soffocando le lacrime.
– Per ora è stabile, ma non si sa. –
– G-grazie, Robin. – disse il capitano, chiudendo la chiamata.
– Cos’è successo? – domandò preoccupata Merida, vedendo l’amico sconvolto.
– Hanno sparato ad Emma, è in terapia intensiva. – mormorò lui.
– Oh mio Dio, ma è terribile! Sono sicura che si rimetterà, Killian, mi dà l’idea di una donna forte. – lo rincuorò la donna.
– Devo assolutamente tornare a New York. –
– Avviso il nostro comandante e ti ordino un biglietto aereo. –
– Grazie. –

New York, Gennaio 2006

Killian era davvero scosso dalle emozioni provate in quei giorni: aveva rotto con Milah, si era reso conto di essere seriamente attratto da Emma, e però aveva scoperto che quest’ultima probabilmente si vedeva con qualcun altro. Aveva bisogno di parlare con qualcuno, e non c’era nessuno migliore di Neal.
Decise di approfittarne all’ora di pranzo: ora che non stava più con Milah non erano più costretti a pranzare con le amiche della ragazza. Sicuramente erano molto attraenti e disponibili, ma erano delle ochette.
– Neal, dovrei chiederti un parere. –
– Spara. –
– Credo che Emma stia uscendo con qualcuno. –
– Cosa te lo fa pensare? – domandò Neal.
– L’altro giorno l’ho vista con un belloccio allo Spotlight Diner. Sembrava un appuntamento. –
– Potevano essersi visti per altri motivi, non per forza per un appuntamento. –
– Non saprei. In ogni caso non ho intenzione di arrendermi con lei. – Era convinto di ciò. Ci aveva riflettuto molto, ma aveva capito che rivelarsi a Emma era la cosa più giusta da fare per sè stesso e per la ragazza. Sapeva che anche lei provava qualcosa per lui, ma immaginava che non si fosse esposta (ad eccezione del bacio che si erano scambiati da ubriachi) per il fatto che lui stesse con Milah. Ora però voleva essere sincero per entrambi.
– Ora ti riconosco! –

Emma aveva pensato molto alla proposta dell’esaminatore della Berkley, Cyrus, e aveva deciso di accettarla. Era sempre stato il suo sogno entrare in un college prestigioso, e ora che le era stato proposto di farlo anche con un’ammissione anticipata non poteva farsi sfuggire l’occasione. I suoi genitori erano più che d’accordo. Anche Elsa e Anna erano al corrente della notizia, ed erano felicissime per l’amica.
Ancora però la ragazza non l’aveva detto nè a Ruby che a Regina. Si conoscevano solo da pochi mesi, ma aveva stretto una sincera amicizia con loro, e le dispiaceva lasciarle a metà anno scolastico. Le sarebbe piaciuto partecipare al ballo e alla cerimonia di diplomi con loro, ma il suo futuro era più importante. Oltre a loro aveva stretto amicizia con ben poche persone: Ashley, una cheerleader molto alla mano che frequentava con lei algebra, e Neal e Killian. Già, Killian. Non ci aveva parlato seriamente dalla loro chiacchierata nel parco. Negli ultimi giorni il ragazzo sembrava distante, strano, ma non era riuscita a scambiarci quattro chiacchiere. Ora il suo pensiero era il college. Decise di parlarne alle sue amiche durante il pranzo.
– Ragazze, vi devo dire una cosa. – esordì.
– C’entra Killian? – domandò subito Ruby.
– No, riguarda il college. Qualche giorno fa ho fatto un colloquio con un esaminatore della Berkley. L’università mi ha proposto un’ammissione anticipata. –
– Ma è fantastico! Quando dovresti partire? – domandò Regina. – Perchè ovviamente hai accettato, vero? –
– Sì, ho accettato. Partirò a metà marzo. –
– E’ un’occasione unica, ovviamente, ma ti perderai il ballo e il diploma! – disse Ruby.
– Lo so, ma non posso perdere quest’opportunità. E’ da quando sono piccola che sogno di frequentare un’università come la Berkley. Inoltre sono arrivata quest’anno, gli unici con cui ho davvero legato siete voi due, Neal e Killian, non mi sento davvero parte di questa scuola. –
– Non lasciarti sfuggire quest’opportunità, Emma. – rispose Regina, con un’occhiolino.
– Sono davvero felice per te, ma non vuol dire che non mi mancherai. – aggiunse Ruby.
– Grazie, ragazze. –
– Figurati. Comunque gira una strana voce. – disse a quel punto Ruby.
– Quale? –
– Sembra che Milah e Killian si siano lasciati. Nessuno dei due ha detto tanto in giro, ma se noti sono molto più distaccati di quanto non fossero prima. – spiegò la ragazza.
– Hai ragione. Ero talmente presa dalla questione del college che non ci ho fatto caso. – commentò Emma.
– Come vuoi fare? Se fosse vero, sarebbe la tua occasione con Killian. – le domandò Regina.
– Non voglio fare nulla. So di provare qualcosa per lui, ma fra un mese e mezzo me ne vado dall’altra parte del paese, per quattro anni, non vorrei fare del male a nessuno dei due. –
– Lo capisco, ma pensaci bene. –

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