Cardiac love (10° capitolo)

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Capitolo 10
Chiacchiere con il passato

 

Mamma diceva sempre: devi gettare il passato dietro di te, prima di andare avanti.
(Forrest Gump)

Per Caitlin erano le prime settimane all’università. La ragazza amava quell’ambiente, era così diverso dal liceo, più… maturo.
Aveva avuro anche la fortuna di frequentare l’università con la sua migliore amica, Patty. Quel giorno però lei non c’era, aveva un problema con sua nonna, che stava seriamente male. A Caitlin dispiaceva, adorava la nonna di Patty, una di quelle adorabili vecchiette.
Immersa nei suoi pensieri, la ragazza era arrivata al laboratorio di chimica. Aveva lezione fra poco e lei odiava arrivare in ritardo. Entrata nel laboratorio, però, notò che era già occupato da un ragazzo, molto carino, che dall’apparenza sembrava più grande.
– Oh, scusami non sapevo che fosse occupato. – mormorò la ragazza.
– Non ti preoccupare, stavo per andarmene. So che qui ci sarà lezione fra poco. – rispose lui con un sorriso.
Cavoli, ha un sorriso stupendo, pensò Caitlin.
– Anche tu sei qui per la lezione, vero? – le domandò il ragazzo.
– Ehm sì, sono abituata ad arrivare sempre in anticipo a lezione. – spiegò lei.
– Anche io, solitamente. – replicò lui, con un occhiolino.
– A per la cronaca, mi chiamo Ronnie. – aggiunse poi, alla soglia della porta, prima di andarsene definitivamente.
– Caitlin. – mormorò la ragazza.

Caitlin non era mai andata alla tomba di Ronnie dal funerale, le faceva troppo male. Però quel giorno sentiva il bisogno di andarci. Aveva sempre parlato di tutto con Ronnie, e in quelle ultime settimane erano successe davvero troppe cose. Non era la stessa cosa che parlare dal vivo, ma era pur sempre qualcosa.
La tomba di Ronnie aveva ancora i fiori del funerale, ormai secchi. Caitlin ripulì la tomba, e vi sistemò i fiori che aveva portato.
– Ciao, Ronnie. – esordì, cercando di ricacciare indietro le lacrime che insistevano per uscire. – So che non sono più tornata qui dal funerale, ma ho avuto un brutto periodo. Sai, è stata dura dopo la tua morte. Mi manchi molto. Ma sto cercando di andare avanti, Cisco e Patty mi sono vicini. Ho conosciuto anche un nuovo amico. Si chiama Barry, e lavora con me in ospedale. E’ davvero molto dolce, ed è davvero un buon amico. Secondo Patty mi piace. – ridacchiò. – Non lo so, ancora è troppo presto iniziare una relazione. In ogni caso ho una novità: sono incinta. Ho già deciso di non tenere questo bambino, lo darò in adozione. Non posso crescerla da sola, anche se so che è una scelta difficile. Spero di avere la forza per riuscire a farcela. Credi che sia una buona idea? – domandò. – Che stupida, non mi puoi rispondere. Sai, credo che dovrò abituarmi a non sentirti più. –
A quel punto si inginocchiò per sistemare un’ultima volta i fiori che aveva portato e si allontanò.
Arrivata in auto si permise di piangere. Ronnie le mancava tanto, e anche se sapeva che doveva rifarsi una vita, magari, come diceva Patty, anche con Barry, non poteva impedirsi di pensare alla vita che avrebbe potuto fare con Ronnie.

Barry, da quando aveva parlato con la signora Karen, non riusciva a smettere di tormentarsi dall’idea che la madre potesse essere stata uccisa. Ci aveva pensato e ripensato, e poteva esserci una piccolissima possibilità che la donna avesse ragione. Il ragazzo però aveva deciso di non parlarne con nessuno. Di sicuro c’era un motivo se nè suo padre nè Joe gli avevano parlato di ciò. Non voleva nemmeno coinvolgere Iris, Caitlin o Cisco, ancora. Voleva capirci qualcosa, e per il momento era meglio agire da solo.
Decise di approfittare del momento in cui era solo in casa per andare in soffitta e iniziare a indagare. C’erano tutte le cose di sua madre, e di certo vi avrebbe trovato i documenti relativi alla sua morte.
Barry salì in soffitta, e fra i numerosi scatoloni lì presenti, selezionò quelli relativi alla madre. Erano tre quelli fra cui guardare.
Il primo scatolone, si rese conto Barry, conteneva tutti gli oggetti relativi al periodo in cui i suoi genitori erano fidanzati. Non si avventurò oltre, non voleva immischiarsi negli affari dei suoi genitori.
Gli altri due, invece, contenevano tutti i documenti della malattia di sua madre. Erano quelli che interessavano Barry.
Il ragazzo iniziò a spulciarli tutti, riattraversando con fatica il periodo della malattia di sua madre. Era doloroso, ma doveva farlo. Sentiva che c’era qualcosa sotto, e doveva arrivare alla verità.
Era ormai passata un’ora, ma non era riuscito a trovare molto, solo cose che già sapeva. Immerso nel silenzio della sua ricerca, non si era accorto che qualcuno era salito in soffitta.
– Che stai facendo? – gli chiese una voce femminile piuttosto nota a Barry, che per lo spavento sobbalzò.
– Iris! – esclamò questo. – Mi hai fatto prendere un colpo! –
– Scusami, pensavo avessi sentito i miei passi. Ho visto la tua auto parcheggiata e sono entrata, ma non mi rispondevi. Pensavo stessi male o qualcosa del genere. –
– No, ero troppo concentrato qui. –
– Lo vedo. Di che si tratta? – chiese lei.
– Mia madre. –
– Cioè? Non capisco? – domandò Iris, accomodandosi per terra, accanto a Barry.
– Una signora ricoverata in reparto mi ha detto che la conosceva, lavorava come donna delle pulizie in ospedale nel periodo in cui mia madre era ricoverata. Mi ha accennato a delle voci riguardo la possibile uccisione di mia madre. –
– Lo credi possibile? – domandò a quel punto la ragazza, piuttosto stupita.
– Non lo so, è quello che sto cercando  di capire. Non so chi possa averla uccisa o perché, ma anche se c’è la minima possibilità che sia vero voglio scoprirla. –
– E io ti aiuterò. – replicò Iris.
– Dici davvero? –
– Ti pare che lasci il mio migliore amico da solo ad affrontare una cosa del genere? – replicò lei.
Barry non potè fare altro che abbracciarla.
– Bene, messe da parte le effusioni, che pensavi di fare? – chiese Iris a quel punto.
– Vorrei riuscire a trovare il nome di qualche medico, così da avere qualche informazione su di lui. –
– Mettiamoci al lavoro, allora. –
I due iniziarono a cercare insieme, e riuscirono a trovare il certificato di morte di Nora Allen.
Il nome del medico era però oscurato.
– C’è qualcosa che non mi torna. – disse Iris.
– Perchè il nome è stato cancellato? – chiese Barry.
– Non lo so, ma bisogna scoprirlo. C’è di sicuro qualcosa sotto. – replicò la ragazza.

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