Open up again I believe in second chances (18° capitolo)

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Capitolo 18
Buio

 

Nell’impossibilità di poterci veder chiaro, almeno vediamo chiaramente le oscurità.
(Sigmund Freud)

New York, Gennaio 2016

Sfortunatamente, Killian non riuscì a prendere il volo per New York. Era ancora legato all’indagine, e come capitano che si occupava del caso, era obbligato a riportare la coppia di colpevoli nella Grande Mela. Il dipartimento di polizia di New York aveva fornito un jet privato per riportarli tutti a casa. Merida e gli altri poliziotti di Swan Valley erano rimasti davvero stupiti, non erano abituati a comodità di questo genere. A Killian però non importava, era solo preoccupato per Emma. Si era tenuto in contatto Robin (nè Ruby nè Regina intendevano parlargli, erano ancora arrabbiate con lui), e aveva saputo che le condizioni di Emma erano stabili. Non era una notizia nè negativa nè positiva, in fondo. Sapeva che la donna non era sola, ma voleva vederla, doveva farlo.
– Ehi, amico, problemi con le donne? – gli domandò provocatorio Greg, dall’altra parte del jet. Essendo un mezzo piccolo, infatti, Killian era stato costretto a viaggiare accanto ai due colpevoli. Fortunatamente il viaggio era breve.
– Non credo ti interessi, e comunque non sono tuo amico. – gli rispose duro KIllian. – Credo che i tuoi problemi al momento siano altri. –
– Come vuoi. Era solo per parlare un po’. –
– Potreste parlare di tutti crimini che avete commesso, magari. Sono sicuro che il tempo passerebbe in fretta. –
– Ho capito, sto zitto. –
– Bravo. –
Il volo durò circa tre ore, e arrivato a New York Killian era esausto. Aveva provato troppe emozioni in quei giorni. Ad attendere il jet all’aeroporto c’erano per fortuna due poliziotti, oltre a Robin, che provvidero ad arrestare e portare in centrale Greg e Tamara.
– Come stai Killian? – domandò Robin all’amico.
– Portami all’ospedale. –
Il viaggio in auto fu silenzioso, la tensione si tagliava con il coltello. – Si rimetterà, Killian. Emma è una donna forte. – lo tranquillizzò Robin.
– Non è solo quello. Avevamo litigato prima che partissi. Non ero sicuro dei miei sentimenti per lei. –
– Credevi di amare ancora Milah? –
– Sì. –
– Ora invece? Sei ancora in dubbio sui tuoi sentimenti? –
– No, so di amare Emma. Ho creduto di amare Milah, è vero, ma perché lei è stata il mio primo amore, e fra di noi è finita in modo brusco. Ma i miei sentimenti per lei sono cessati tempo fa. –
– Di sicuro avrai modo di dire tutto ciò personalmente a Emma, vedrai. –
– Speriamo. –

Killian e Robin arrivarono all’ospedale, e raggiunsero velocemente la stanza di Emma. Al di fuori della stanzetta, come accadeva da molti giorni, c’erano Mary Margaret e David.
– Cosa ci fai qui? – domandò David al poliziotto.
– Devo vederla. –
– Killian, l’hai fatta soffrire. L’hai lasciata prima di partire per l’Idaho. Cosa pensi ti dia il diritto di entrare in camera sua? – gli domandò David.
– So di aver avuto dei dubbi riguardo ai miei sentimenti per lei, ma te lo posso giurare, David, io amo tua figlia. – rispose Killian lui.
– David, fallo entrare, è sincero. Sta soffrendo come tutti noi. – intervenne a quel punto Mary Margaret.
– Va bene. Però ti tengo d’occhio. – replicò David, riluttante.
– Grazie. –
Killian entrò nella stanza, e rimase senza fiato. Emma era immobile, sul letto. Se non fosse stato per il respiratore artificiale che le copriva metà del volto, sembrava stesse dormendo.
L’uomo non potè impedire ai suoi occhi di inumidirsi di lacrime.
– Emma, cosa ti hanno fatto? Prometto che troverò il responsabile, non può passarla liscia! – esclamò Killian, piuttosto sconvolto. Poi però decise di calmarsi, perciò fece un respiro profondo. Agitarsi non sarebbe servito a nulla.
Delicatamente, si avvicinò al letto dove era stesa la donna, e si accomodò accanto a lei, prendendole la mano.
– Tesoro, lo so di aver sbagliato con te, è da quando ci conosciamo che sbaglio nei tuoi confronti, ma ti amo. So di avertelo fatto dubitare in questi ultimi giorni, ma solo perchè rivedere Milah per me non è stato facile. Ho un passato burrascoso con lei, ma nonostante ciò lei è stata il mio primo amore, e questo non si dimentica facilmente. Quando ti sveglierai (perché so che lo farai) ti spiegherò tutto, te lo prometto. Milah è stata il mio primo amore, ma sei tu l’amore della mia vita, e lo so dal primo momento in cui ti ho vista, dieci anni fa. Mi ci è voluto un po’ per capirlo, ma ora lo so, e non potrei che essere più felice e fortunato di avere al mio fianco una donna forte e magnifica come te. Ti amo, Emma, e ti aspetterò tutto il tempo che servirà. –
Killian rimase per un altro po’ di tempo accanto ad Emma, quando decise di uscire della stanza. Non ce la faceva, pensava di soffocare. Emma era sempre stata una donna forte, e lo sapeva anche lui, ma non sopportava di vederla stesa su quel lettino ed inerme. E probabilmente c’entrava nel caso, poteva essere un modo per distrarlo. Era colpa sua, non le era stato accanto.
Doveva uscire e prendere un po’ d’aria fresca. Aveva pianto tutte le lacrime che aveva potuto, ed era visibilmente sconvolto, ma non gli importava.
Depositò un bacio sulla fronte della donna e uscì dalla stanza.
– Come stai? – gli domandò Mary Margaret.
– Emma si sveglierà, vero? – chiese Killian, non preoccupandosi di rispondere alla domanda.
– Il dottor Whale ha detto che è stabile, non si sa. Le ferite interne stanno iniziando a rimarginarsi, ma non può dirci altro. –
– Capisco. – mormorò l’uomo.

Quella sera Killian si ubriacò.

I giorni successivi furono molto difficili: Killian andava al lavoro e si occupava del caso (piano piano Greg e Tamara iniziavano a cedere e tiravano fuori qualche informazione), e la sera andava sempre da Emma. Era riuscito a strappare a David e Mary Margaret il permesso di passare insieme alla donna la cena. Amava quei momenti da solo con lei, ma Emma non si svegliava.
Regina, Ruby, Mulan e Robin erano sempre presenti, sia per Mary Margaret e David che per Killian. Soffrivano molto anche loro, ma cercavano comunque di stare su di morale per gli altri.
Mary Margaret aveva informato anche Elsa e Anna, due sorelle amiche di Emma dai tempi dell’infanzia che lavoravano in Europa come ricercatrici. Dal loro trasferimento non parlavano molto con Emma, ma erano comunque in buoni rapporti, e volevano sinceramente bene alla donna.Si erano imbarcate sul primo volo possibile ed eramo arrivate a New York.

Emma era in coma da due settimane, quando all’ospedale si presentò Milah. Nella camera della giornalista c’erano Killian e Regina, e non appena videro Milah si innervosirono molto.
– Non osare entrare, non ne hai alcun diritto. – la minacciò Regina.
– Vieni fuori. – la intimò Killian.
Il poliziotto e Milah si trascinarono nel corridoio.
– Si accoglie così una persona? Ero solo venuta a vedere come sta Emma. – disse la donna, fingendo innocenza.
– So che non è vero. Cosa vuoi in realtà? – le chiese Killian.
– Te l’ho detto, volevo vedere le condizioni di Emma. Oh, e volevo farti sapere che se lei non si rimetterà io sono sempre disponibile. – rispose lei, ammiccando.
– Ti sembra un comportamento accettabile? Che diavolo ti è saltato in mente? Ti puoi anche scordare che io mi rimetta con te, io amo Emma. – esclamò Killian.
– Kil, so che ora sei nervoso, ma lo sai anche tu. Non ami Emma, ami me, mi hai sempre amato. – replicò Milah.
– Ti amavo, è vero, ma si tratta di dieci anni fa. Io amo Emma, e sei pazza a credere che mi possa rimettere con una come te. Sei una ragazzina viziata come al liceo. Sei stata il mio primo amore, e questo non lo posso dimenticare, e anche se ti ho in parte perdonato, ti sei comportata in modo orribile con me. E ora stai facendo lo stesso. Ti prego, vattene, non voglio vederti più. –
– Non finisce qui, Killian, sappilo. –
– Io credo proprio di sì. –

Milah se n’era andata, e Killian era davvero innervosito. Non poteva credere a quello che era appena accaduto. Come poteva venire a provarci con lui mentre Emma era in coma? Bisognava essere pazzi e insensibili per fare una cosa del genere. No, non sarebbe mai tornato insieme alla sua ex, ne era sempre più convinto.

New York, Gennaio 2006

Emma aveva contattato Cyrus per confermare l’ammissione anticipata, e aveva iniziato a preparare tutte le sue cose. Ruby e Regina erano davvero emozionate per lei, e la prima in particolare non vedeva l’ora di sentire le descrizioni della costa ovest da parte dell’amica. Emma però sapeva che avrebbe dovuto parlare con Killian. Con lui la situazione era ancora piuttosto strana: non si parlavano da molti giorni, e Killian appariva sempre piuttosto nervoso e schivo nei suoi confronti. Il molto studio e la preparazione per il diploma non aiutavano. Tutti i ragazzi dell’ultimo anno erano piuttosto stanchi in generale.

Killian, però, la fermò un pomeriggio all’uscita di scuola.
– Swan, possiamo parlare? – le chiese.
– Certo. – rispose la ragazza.
– L’avrai sicuramente saputo, ma mi sono lasciato con Milah. La verità è che non ci trovavamo più bene anche perchè io sono interessato da un’altra persona, tu. So che c’è qualcosa fra di noi, e credo che dovremmo darci una possibilità. Non so se tu ti veda con qualcun altro, ma pensaci, davvero. – disse Killian, speranzoso.
– Killian, sono davvero felice di sentire le tue parole, ma devo anche io darti una notizia. Ho ricevuto un’ammissione anticipata per la Berkley, parto fra un mese e mezzo. –
– C-cosa? –
Emma annuì. – Pochi giorni fa un esaminatore del college è venuto qui per propormi la cosa e io ho accettato. E’ una grande opportunità. Non sapevo come dirtelo. –
Killian era stordito dalla cosa, proprio non se lo aspettava. Era anche piuttosto ferito, in realtà. Era davvero fiducioso di avere un’opportunità con Emma, e sentire che le se ne sarebbe andata per quattro dannatissimi anni, gli spezzava il cuore.
– L-lo capisco. – mormorò Killian, allontanandosi da Emma.
– Killian… – lo chiamò la ragazza.
– Ho solo bisogno di un po’ ti tempo, scusami. –

Alla notizia di Emma, Killian era piuttosto scosso. Era pronto a dimostrarle i suoi sentimenti, ma lei se ne sarebbe andata. Non poteva fare nulla per farle cambiare idea, in fin dei conti si trattava del suo futuro, non poteva impedirle di approfittare di quella opportunità. Non per questo però lui non ci stava male, anzi. Iniziava a sentire dei sentimenti molto forti per Emma, e non se la sarebbe dimenticata facilmente.
Quella sera, il ragazzo ricevette una chiamata. Era Milah.
– Ciao Milah, che vuoi? – le chiese.
– So che ci siamo lasciati, ma ti devo parlare. – esordì la cheerleader.
– Dimmi, allora. –
– Sono incinta di sei settimane, il bambino è tuo. –
– Cosa? –
– Avevo dei sospetti, ma oggi ho comprato il test di gravidanza e ho dissipato i dubbi. Non so cosa fare, ma non puoi lasciarmi da sola. –
– U-un figlio? Non ti lascerò sola, lo prometto, ma fammi assimilare la notizia. –
– Certo, ma dovrai prenderti le tue responsabilità, per colpa tua sono costretta a rinunciare al college. – disse infine Milah, chiudendo la chiamata.
Killian non poteva crederci, avrebbe avuto un figlio!
Quella sera si ubriacò.

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