Open up again I believe in second chances (19° capitolo – ULTIMO)

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Capitolo 19
Il momento della verità

 

Preferiamo ignorarla, la verità. Per non soffrire. Per non guarire. Perché altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere. Completamente vivi.
(Massimo Gramellini)

New York, Marzo 2016

Un mese e mezzo di interrogatori avevano portato i loro frutti. Alla fine Greg e Tamara, troppo stanchi per continuare a resistere, avevano confessato tutto. Come immaginato da Robin e Merida, dietro ai loro crimini c’era una mandante, una certa Cruella De Vil, una donna perfida quanto avara, che aspirava a collezionare più ricchezze possibile. Aveva ingaggiato Greg e Tamara per compiere i furti, e i due avevano acconsentito volentieri, desiderosi com’erano di arricchirsi. Il castello di carte che Cruella si era creata, però, era crollato nel momento in cui Tamara e Greg avevano ucciso la signora Alvarez e il portiere: i due erano stati costretti alla fuga, e nel momento in cui la polizia era arrivata a prenderli, Cruella aveva deciso di sbarazzarsi del punto debole di uno dei poliziotti. Come sospettato da Killian, il colpo di pistola inflitto ad Emma non era stato casuale, ma era stato progettato appunto per distrarre i poliziotti dall’indagine.
Saputo ciò, per Killian era stato ancora più importante trovare la vera colpevole di tutti i crimini. Doveva vendicare Emma.
Grazie agli indizi dei due arrestati, non fu difficile trovare la vera colpevole di tutti i crimini. Cruella si era nascosta in un magazzino abbandonato presso il porto di New York, assieme a tutta la refurtiva. La donna aveva cercato di resistere alla polizia, ma alla fine i poliziotti l’avevano sbattuta in carcere. Il caso era ufficialmente concluso.

Emma, invece, non dava segni di ripresa. Erano ormai passate sei settimane da quando era entrata in coma, e nulla era cambiato. Un pomeriggio, però, Killian ricevette una chiamata da Mary Margaret. – Killian, Emma si è svegliata! – esclamò la donna.
– Dici davvero? –
– Sì, ancora i medici la stanno visitando, ma sembra che stia bene. Vieni pure quando vuoi. – spiegò.
– Grazie per avermelo detto, Mary Margaret. –
– Figurati, sono sicura che voglia vederti. –
– Grazie. –
Il poliziotto si precipitò all’ospedale. Emma stava bene, e le cose sembravano finalmente andare per il verso giusto.
Arrivato all’ospedale, lo spazio di fronte alla stanza di Emma era affollato. David e Mary Margaret erano nella stanza con la figlia, e al di fuori Regina, Robin, Ruby, Mulan, Elsa ed Anna erano tutti fuori nell’attesa di risposte.
– Come sta? – domandò Killian.
– Un po’ stordita, ma sta bene. – rispose felice Ruby.
I due genitori uscirono dalla stanza.
– Killian, puoi entrare. Emma vorrebbe parlarti. – disse David.
Il poliziotto era agitatissimo. L’ultima volta che si erano parlati, non era finita proprio benissimo, e nonostante tutto, egli ancora credeva che la donna fosse arrabbiata con lui.
Però si fece forza ed entrò nella stanzetta. Emma era sveglia, e per Killian fu un enorme
sollievo vederla finalmente in salute.
– Ciao, Killian. – lo salutò lei.
– Emma. – mormorò lui, già commosso. – Come stai? – le chiese poi.
– Sono stata meglio. – commentò lei. – So tutto quello che hai fatto per me mentre ero in coma. Grazie. –
– Non devi ringraziarmi, dovevo farlo. So che l’ultima volta che ci siamo visti non è andata benissimo, ma ho sbaglliato nei tuoi confronti. Ti amo, e ti ho sempre amata. –
– Killian, ti amo anche io, ma mi ha fatto male sentire che dubitavi dei tuoi sentimenti per me. Sai, quando mi hanno sparato mi ero appena vista con Milah. –
– Dici sul serio? – chiese Killian. Proprio non se lo aspettava.
La donna annuì. – Mi ha raccontato delle cose interessanti. –
– A questo proposito, credo sia giusto raccontarti tutto. –
– Prima di raccontarmi tutto, avete risolto l’indagine? – domandò Emma.
– Oh, sì. Assieme a una poliziotta dell’Idaho abbiamo arrestato Greg Mendell e Tamara Williams, due piccoli criminali che lavoravano per Cruella De Vil, la stessa donna che ti ha sparato. – spiegò Killian.
– Sembra che avrò molto da scrivere. – commentò Emma.
– Immagino di sì. – ridacchiò Killian.
– Ora raccontami pure, non ti interromperò. –
Prima di iniziare a parlare, Killian afferrò le mani di Emma. – Se ti ricordi, qualche settimana prima che tu partissi per il college ti confessai i miei sentimenti per te. Quella stessa sera, Milah mi annunciò di aspettare un figlio da me. Non l’ho presa bene, ma anche se non amavo più Milah, mi sono comunque voluto prendere le mie responsabilità. Mi sono diplomato e sono entrato nell’accademia di polizia. In realtà avevo inviato una richiesta alla Juilliard, ed ero anche stato accettato, ma non potevo permettermelo. –
– Eri entrato alla Juilliard? – lo interruppe Emma.
– Sì, ci ero riuscito. Ma ho dovuto  rinunciare per il bene del bambino. Anche Milah si è diplomata in anticipo e ha iniziato a lavorare. Non stavo bene con lei, ma non volevo che mo figlio crescesse senza un padre com’era accaduto a me, perciò ho cercato di far funzionare le cose. –
– E ci sei riuscito? –
– No. MIlah era circa a sei o sette mesi di gravidanza, quando ho scoperto che mi tradiva con un ragazzo più grande. –
– Dopo che avevi rinunciato a tutto per tuo figlio?! – esclamò la giornalista.
– Calma, tesoro, non ti agitare. Sei appena uscita da un coma. Comunque sì, mi ha lasciato. Poco tempo dopo ha perso il bambino, aborto spontaneo. –
– Killian, mi dispiace tanto. – mormorò Emma.
– Non farlo. Non ero pronto ad essere un padre, e la situazione fra me e Milah non era semplice. Il bambino sarebbe nato in un ambiente non piacevole. –
– Hai ragione. – acconsentì Emma. – Poi cos’è successo? –
– Ci è voluto un po’ per riprendermi, ma grazie all’aiuto di Robin, che nel frattempo era diventato il mio partner, ci sono riuscito. Era ormai passato un anno. Neal nel frattempo era partito per il college, e avevo perso i contatti anche con lui. Sapevo però che eri alla Berkley, perciò sono andato in California per parlarti. –
– Io però non mi ricordo di averti visto. –
– Perchè quando arrivai al college, trovai te e Neal insieme, e vi comportavate come una coppia. Ti vedevo felice, per la prima volta da quando ti avevo conosciuto, e non volevo distruggere questa felicità. Ho però parlato con Neal. Abbiamo quasi discusso, perché vedevo il suo comportamento come un tradimento nei miei confronti, ma alla fine capii che la cosa migliore per te era di rifarti una vita con qualcun altro, pure se era il mio migliore amico. Con Neal non ho più parlato però fino al raduno di qualche mese fa. –
– Killian, non avevo idea di tutto ciò! Perchè non mi hai mai detto nulla? –
– Ho amato tutti i momenti con te da quando ci siamo ritrovati, e non volevo rovinare questa felicità rivangando il passato. Per questo sono rimasto molto scosso quando ho rivisto Milah. Ha riportato a galla quel periodo della mia vita che avevo seppellito. Beh, ad eccezione di te. Non ti ho mai dimenticata. –
– Killian, neanche io ti ho mai dimenticato. E’ vero, sono stata con Neal per cinque anni, e devo ammettere che sono stati anni felici, ma l’amore della mia vita sei tu, lo sei sempre stato. –
– E tu sei il mio. – mormorò Killian, prima di baciarla sulle labbra. I due si abbandonarono finalmente alla sensazione di essere liberi, senza ombre nel passato a tormentarli. Erano solo Emma e Killian.

Il vero amore non è facile, ma vale la pena di lottare per ottenerlo. Perché una volta che l’hai trovato, non potrà mai essere rimpiazzato.
(Once upon a time)

 

FINE
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