Cardiac love (12° capitolo)

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Capitolo 12
Le molte facce della paura

 

Tutti abbiamo paura. La differenza sta nella domanda: paura di cosa?
(Frank Thiess)

Non erano usciti molti sviluppi sulla morte di sua madre, e Barry cercava di concentrarsi sul lavoro. Non sapeva quale fosse la verità, ma doveva assolutamente scoprirla. Nel frattempo, però, non poteva rimetterci con il lavoro.
Stava per rimettersi al lavoro dopo un piccola pausa caffè, quando riconobbe Iris venire verso di lui.
– Iris, che ci fai qui? – le chiese.
– Ho scoperto qualcosa sulla morte di tua madre. Possiamo andare in un posto più appartato? Tipo nella sala ricreativa dei sanitari? – rispose Iris, con un’aria molto seria.
– C-certo. – replicò Barry, confuso.
– Dimmi. – disse il ragazzo, quando arrivarono nella stanzetta.
– Ho fatto delle ricerche nell’archivio dell’ospedale e ho trovato la cartella clinica di tua madre. Molti dei documenti sono stati rovinati, immagino apposta, ma sono riuscita a rintracciare il nome del medico che si occupava del suo caso: il dottor Eiling. –
– Non lo conosco. –
– Beh, non c’è niente su di lui, da nessuna parte. –
– Beh, questo è strano. –
– Direi. –
– Dobbiamo indagare su di lui. – replicò Barry.
– Ovviamente. Però ora bisogna tornare al lavoro. – concluse Iris.
A quel punto i due uscirono dalla stanza e tornarono alle loro occupazioni.

Caitlin era nell’ufficio dell’assistente sociale per conoscere la coppia interessata all’adozione di suo figlio. Era molto agitata, ma sia Barry che Patty (che Caitlin aveva informato della situazione) le avevano detto di stare tranquilla.
– Signorina Snow, stia tranquilla, i signori Rook sono emozionati quanto lei di conoscerla, andrà tutto bene. – le disse l’assistente sociale, mentre aspettavano la coppia.
Fortunatamente i due non tardarono ad arrivare.
– Buon pomeriggio e scusate il ritardo, c’era traffico. – esordì la signora Rook, una donna sui trentacinque anni dall’aspetto molto gentile. Accanto a lei c’era il marito, un uomo forse poco più grande che sembrava davvero una brava persona.
– Nessun problema, non abbiamo aspettato molto. – li tranquillizò l’assistente sociale.
– Lei deve essere la signorina Snow. – disse a quel punto l’uomo, rivolgendosi a Caitlin.
– Chiamatemi pure Caitlin. – replicò lei, cercando di nascondere il nervosismo. Ci siamo, pensò.
– Bene, se volete possiamo iniziare. – disse a quel punto l’assistente sociale.
Tutti si accomodarono.
– Signorina Snow, immagino che voglia conoscere i signori Rook prima di pensare di dar loro suo figlio. – continuò la donna.
Caitlin annuì.
– Facci pure le domande che vuoi. Qualsiasi cosa vuoi sapere, noi te la diremo. – la incoraggiò il signor Rook.
– Oh, ecco in realtà non vorrei impicciarmi troppo. Vorrei solo sapere se crescerete mio figlio in un ambiente sano e con affetto. Io non posso garantirgli un futuro sicuro, per come sono ora, e vorrei che abbia una vita felice e completa. – disse Caitlin, guadagnandosi dei sorrisi dolci da parte delle altre tre persone presenti nella stanza.
– Di questo non preoccuparti, gli vorremo bene come se fosse nato dal mio grembo. Desideriamo da tanto un figlio, e se ci permetterai di diventare i genitori del tuo bambino lo cresceremo con tutto l’amore possibile. Inoltre siamo piuttosto benestanti, dato che io insegno all’università e mio marito è avvocato, perciò non gli faremo mancare nulla. – spiegò a quel punto la signora Rook. Era evidente quanto ci tenesse ad avere un figlio, notò Caitlin. Aveva bisogno di orientare il suo amore materno verso qualcuno, e da quello che poteva vedere la ragazza, sarebbe stata un’ottima madre.
– Se ne hai bisogno possiamo anche pagarti tutte le visite mediche relative alla gravidanza. – aggiunse il signor Rook.
– Grazie, ma di questo non vi preoccupate. Sono un medico, non ho problemi a farmi visitare dai miei colleghi in ospedale. – replicò subito Caitlin. – Comunque mi sembrate brave persone, sicuramente ci penserò su. – aggiunse poi. Erano le persone ideali per essere i genitori di suo figlio, ma voleva comunque pensarci, non era una decisione semplice da prendere.
– Signorina Snow, voglio informarla che i signori Rook si sono resi disponibili ad una adozione aperta. Se vorrà, potrà rimanere in contatto con loro presenti ed essere informata sulla crescita di suo figlio. Ci sono comunque delle limitazioni: dato che diventeranno loro i genitori legali del bambino, non potrà influire in alcun modo sulle decisioni che prenderanno in proposito del figlio, decideranno sempre e solo loro nei suoi riguardi, come un normale genitore. Inoltre, il bambino non potrà venire in contatto con lei fino al compimento dei diciotto anni, e sarà solo suo che potrà decidere se conoscerla o meno. In ogni caso, per legge, deve essere informato dai genitori di essere stato adottato entro i diciotto anni. Infine, per il primo anno della sua adozione seguirò pari passo la situazione per controllare l’andamento dell’adozione. – spiegò l’assistente sociale.
– Prenditi tutto il tempo per pensarci, non ti vogliamo mettere fretta. – disse a quel punto la signora Rook.
– Grazie, al momento ho tante informazioni da dover assorbire, ci penso per bene. – rispose Caitlin. Era sopraffatta da tutte quelle informazioni, sapeva che ora era davvero reale.
– Certamente. – rispose il signor Rook.
– Se per voi va bene chiuderei qui l’incontro. E’ una decisione importante che merita il giusto tempo. In ogni caso ci teniamo in contatto. Se dovesse insorgere qualche problema, da entrambe le parti, fatemi pure sapere, cercheremo di risolverli. – concluse a quel punto l’assistente sociale.
I tre allora uscirono.

Caitlin, una volta uscita dall’ufficio dell’assistente sociale, controllò subito il telefono. Sia Patty che Barry l’avevano contattata. Sapevano che sarebbe stato un incontro difficile, e si erano preoccupati per lei. A volte non si rendeva conto di quanto era fortunata, aveva degli amici davvero fantastici.
Per prima contattò Patty, che la bombardò di domande. Voleva assolutamente sapere l’esito dell’incontro.
– Allora? – chiese Patty.
– Sembrano davvero delle brave persone. Credo che ci siamo. –
– Sono felice, Cait, davvero, ma pensaci bene prima di prendere la tua decisione. Cresceranno tuo figlio. –
– Sai, mi hanno proposto un’adozione aperta. Potrò rimanere in contatto con loro e mi informeranno della crescita del bambino. Quando avrà compiuto diciotto anni potrà decidere se conoscermi o no. –
– Accetterai? –
– Non lo so. Forse non è la soluzione migliore. –
– Hai ancora tempo per decidere. –
– Già. –
Le due chiusero la chiamata (Patty doveva tornare al lavoro), e Caitlin a quel punto chiamò Barry.
– Ehi, Cait! Com’è andata? – le chiese, dall’altra parte della cornetta.
– Penso bene. Mi sembrano due brave persone. –
– Ne sono felice. Saranno sicuramente degli ottimi genitori. –
– Sicuramente meglio di me. – mormorò la ragazza, con un velo di tristezza.
– Ehi, non dire così! Stai facendo tutto questo per il bene di tuo figlio, non dimenticartelo! – le ricordò Barry.
Caitlin non rispose. Sapeva che stava facendo la cosa giusta, ma non poteva impedirsi di sentire un magone ogni volta che pensava alla situazione.
A quel punto il ragazzo decise di cambiare argomento. – Sai che Iris ha trovato qualcosa sulla morte di mia madre? – disse.
– Davvero? – replicò Cait, visibilmente sollevata del cambio di argomento.
– Già. I documenti sono stati oscurati, ma è emerso il nome di un medico: il dottor Eiling. Iris ha cercato, ma non risulta da nessuna parte. –
– Questo nome non mi è nuovo. Potrebbe essere il medico che è stato cacciato dall’ospedale una decina di anni fa. I motivi non sono mai stati diffusi, ma sembra che fossero loschi. –
– Credi che mia madre possa aver visto qualcosa? –
– Probabile. –
– Da dove hai saputo tutto ciò? –
– Quando ho iniziato a lavorare con Wells, mi trovai a sistemare delle vecchie cartelle cliniche, dovevo farlo per l’archivio. Erano chiaramente rovinate, e mancavano molti documenti. Quando ho chiesto spiegazioni, Wells mi disse di non chiedere, spiegando solo che riguardavano un medico cacciato dall’ospedale tempo prima. –
– Anche Wells potrebbe essere coinvolto? –
– Non credo. E’ molto ligio al dovere, e vede il curare le persone come una missione. Non avrebbe mai partecipato ad un omicidio. Comunque potrei fare qualche ricerca. –
– Grazie, Cait. –
– Figurati, ora sono coinvolta quanto te in questa storia. –

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