We need a hero (2° parte)

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We need a hero
2° parte


A Barry capitava qualche volta di ripensare ai suoi anni di liceo. Era un periodo della sua vita sconosciuto per la maggior parte delle persone che lo circondavano. Solo Iris e Joe sapevano dove il ragazzo li avesse passati, e soprattutto sotto quale nome. Per due anni, infatti, Barry era stato costretto a scappare. Un pericolo minacciava alla sua vita, un pericolo forte. Un vecchio nemico di suo padre, di cui Barry si era imposto di dimenticare il nome, lo aveva minacciato seriamente. All’inizio Joe aveva preso la cosa sottogamba, pensando che fosse uno stupido scherzo, ma presto si erano resi conto che non era così. Allora, sotto consiglio del capo del dipartimento di polizia di Central City, Barry era scappato, assieme ad Iris e Joe, al quale al tempo era affidato. Avevano trovato casa a Westerville, una piccola cittadina nell’Ohio occidentale, e avevano vissuto lì per due anni. Sia Iris che Barry avevano iniziato a frequentare scuole private, l’una femminile e l’altro maschile, la Dalton Academy. Il poliziotto che si occupava di proteggerli (non poteva essere Joe, era fin troppo coinvolto) aveva consigliato loro anche di cambiare nomi, di essere il più distanti possibili dalle loro identità di Central City. Fu così che Barry Allen diventò Sebastian Smythe, un arrogante e a volte perfido studente di una scuola privata, che per il suo talento era diventato anche capitano del glee club dell’istituto, gli Usignoli: tutto assolutamente distante da Barry Allen, ragazzo impacciato e amante della scienza che era rimasto a Central City.
Sotto il nome di Sebastian Smythe, Barry non si era fatto molti amici, gli Usignoli erano senza dubbio simpatici, ma non era riuscito a legare con nessuno di loro. Riuscì però a diventare amico di Blaine, ragazzo di un’altra scuola e di un altro glee club con cui all’inizio ci aveva anche provato. Per una settimana. Blaine era un ragazzo molto gentile, forse a volte un po’ ingenuo, ma di certo non stupido. Se i primi giorni ne era rimasto colpito (anche trascurando il suo ragazzo, Kurt), alla fine Blaine aveva capito che c’era qualcosa sotto, e Barry si era ritrovato a raccontargli tutto. E da lì erano diventati amici, anche se a distanza. Poi, dopo due anni sotto un altro nome, Barry, Iris e Joe furono liberi di tornare a Central City: l’uomo che li minacciava era stato ucciso dall’FBI. E Sebastian Smythe scomparve. Lui e Blaine però continuarono a sentirsi, anche sporadicamente. Blaine dopo anni aveva confessato a Kurt (che nel frattempo era diventato suo marito) la vera identità di Sebastian,  e Barry gli aveva raccontato della sua trasformazione in Flash. Ma era da tanto che non si sentivano, le loro vite avevano preso il sopravvento sul loro rapporto.
Per questo Barry, quel giorno intento a ideare una nuova miglioria per il suo costume assieme a Cisco e Caitlin, fu stupito di ricevere una chiamata proprio da Blaine.
– Ehilà, Blaine! – rispose, non nascondendo il suo stupore.
Scusami se ti diturbo, ma ci serve Flash. – esordì Blaine, con tono cupo.
– Cosa succede? State tutti bene? – domandò a quel punto Barry, preoccupato.
No, in realtà. Una donna sta tenendo in ostaggio in aula canto i vecchi membri del glee club. Io, Kurt, Rachel e Finn abbiamo fatto tardi per arrivare al McKinley e ci siamo salvati, ma dentro ci sono tutti gli altri, Santana mi ha mandato di nascosto un messaggio. La donna vuole te. Ha fatto anche il mio nome, ma credo fosse solo per attirarti, dato che sono l’unico collegamento che Sebastian può avere con il McKinley. – spiegò Blaine.
– Non so chi sia quella donna, ma arrivo subito. – dicendo così, Barry chiuse la chiamata.
– Okay, ora mi spieghi cosa sta succedendo. Chi è Blaine? Dove devi andare? – chiese Cisco.
– E’ troppo lunga la faccenda, ve lo spiego strada facendo. Riesci ad aprire un portale per Lima, in Ohio? – rispose, mentre si infilava la tuta da Flash.
– Ci posso provare. – replicò Cisco.
– Chiediamo anche a Wells di venire? – intervenne a quel punto Caitlin.
– No, noi dovremmo bastare. –
A quel punto Cisco cercò di concentrarsi su Lima, cosa non semplice per uno che non c’era mai stato. Ma dopo vari tentativi ci riuscì, e i tre si ritrovarono proprio di fronte al liceo McKinley.
– E’ la tua vecchia scuola? – domandò Caitlin.
– Non esattamente. Cerchiamo Blaine e gli altri, dobbiamo capire il da farsi. –
– Come li riconosciamo? – chiese Cisco.
Prima che Barry potesse rispondere, quattro ragazzi vennero loro incontro: erano Blaine, Kurt, Rachel e Finn.
– Non pensavo facessi così velocemente! – esordì un ragazzo basso, moro e con dei meravigliosi occhi da un colore indefinito, accompagnato da un ragazzo alto, dalla bellezza efebica e dagli occhi color del mare, una ragazza, non particolarmente alta,  e dai lunghi capelli castani, e un altro particolarmente alto e dall’aria genuinamente buona.
– Ragazzi, loro sono Blaine, Kurt, Rachel e Finn. – spiegò Barry a Caitlin e Cisco. – Loro invece sono Caitlin e Cisco. – aggiunse poi agli altri.
– Aspetta, ma sei Sebastian? Quel Sebastian? – domandò a quel punto Rachel.
– In realtà sono Barry, ma sì, tu mi conosci come Sebastian. – rispose imbarazzato il supereroe, guadagnandosi delle occhiate confuse da parte degli altri membri del suo team.
– Okay, dopo vi spiegheremo tutto, ma ora abbiamo un’emergenza. – intervenne Kurt, prendendo in mano la situazione.
– Giusto, ditemi cos’è successo. – replicò Barry (o Sebastian, a seconda delle prospettive).
– Da quello che abbiamo potuto capire, una donna è entrata all’improvviso in aula canto e ha preso in ostaggio i nostri amici del glee. Poi ha fatto il tuo nome, e ha detto che vuole vendicare la morte di sua sorella, che a detta sua è morta per colpa di Flash. – spiegò Blaine.
– A chi si può riferire? – domandò Cisco.
– Non ne ho proprio idea. – mormorò Barry.
– Intanto direi di studiare un piano. C’è un computer dal quale possiamo accedere alle telecamere della scuola? – chiese Caitlin.
– Sì, nell’ufficio del preside. – rispose Finn, che fino a quel momento era stato in silenzio.
– Perfetto, credo che possa bastare, anche se non abbiamo tutte le nostre attrezzature. – concluse la scienziata, prima che il gruppo superasse i cancelli del McKinley.

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