La verità dietro alle fiabe: Biancaneve

Biancaneve

Chi non è cresciuto con i meravigliosi film della Disney o con le fiabe in generale? Direi nessuno! Ma siete sicuri di conoscere tutto quello che si cela dietro alle fiabe della nostra infanzia? Essendo anche io un’amante di questo mondo (da dove pensate che abbia avuto l’ispirazione per le mie storie, da bambina?), ho deciso di inserirlo nel blog, ma affrontandolo secondo una diversa prospettiva: la sua storia, i suoi retroscena. Spero di cuore che questa idea vi piaccia.

Non posso, ovviamente, non partire da Biancaneve, la prima principessa portata sullo schermo anche da Walt Disney, che ne fece la protagonista del suo primo lungometraggio, nel 1937.

La versione letteraria di Biancaneve a cui si fa riferimento, di solito, è quella scritta dai fratelli Grimm nel 1857. Questa versione, però, non è stata la prima. I fratelli Grimm, infatti, scrissero ben sette versioni di questa fiaba, ereditata da una tradizione orale tedesca, la prima delle quali fu nel 1812.

Nella prima versione la trama è a grandi linee la seguente. La madre di Biancaneve dopo essersi punta un dito sogna di avere una bambina di una straordinaria bellezza. Dopo la nascita della piccola, la madre non muore, ma diventa gelosa della figlia e quando quest’ultima ha 7 anni la regina ingaggia un cacciatore per ucciderla e per portarle un polmone e un fegato, per poterli poi cucinare. Biancaneve scappa dai sette nani, ma la regina prova ad ingannarla travestendosi da un’anziana mendicante. Il primo tentativo, quello di ucciderla con un pettine avvelenato, non funziona a causa dell’intervento dei nani, mentre il secondo, con una mela avvelenata, va a buon fine. I nani però non se la sentono di seppellirla, e costruiscono per lei una bara di cristallo. Un principe passa e si innamora della ragazza, e chiede di portare via con sé la bara. Un giorno, i servi, stanchi di doversi trascinare sempre la bara dietro, se la prendono con il cadavere, e scuotendolo il pezzo di mela esce dalla bocca, facendo risvegliare Biancaneve. Lei e il principe si sposano, e al ricevimento la regina viene costretta a ballare con delle scarpe di ferro infuocate, finché non cade a terra morta.

La storia subisce alcuni rimaneggiamenti, fino ad arrivare alla settima e ultima versione, nel 1857. In questa versione, come sappiamo, la madre di Biancaneve muore, e il ruolo di cattiva viene affidato alla matrigna. Abbiamo poi tre tentativi di assassinio invece di due: il primo per strangolamento, il secondo con il pettine avvelenato e il terzo con la mela. In questa versione, inoltre, Biancaneve non muore davvero, ma dopo il morso alla mela permane in uno stato di morte apparente, e la mela, infine, esce dalla bocca di Biancaneve non perché dei servitori la scuotono, ma perché la bara scivola dalla carrozza. Per il resto, la storia rimane immutata.

Come per altre fiabe, molti studiosi si sono messi alla ricerca di colei che potrebbe aver ispirato la storia di Biancaneve.

La prima che potrebbe aver ispirato questa fiaba è Maria Sophia Margaretha Catherina von Erthal, nata nel 1725 e figlia di un importante uomo dell’epoca, rimasto vedovo presto. L’uomo si risposò, e la nuova moglie cercò sempre di avvantaggiare i figli di primo letto, costringendo Sophia Margaretha a scappare nei boschi. La ragazza morì di vaiolo pochi anni dopo.

La seconda candidata è Margaretha von Waldeck, nata a Bruxelles nel 1533. Anche lei perse la madre molto giovane, e il padre si risposò. L’uomo, inoltre, possedeva alcune miniere nei dintorni.

Sono stati realizzati più di 40 adattamenti di questa fiaba, tra film, apparizioni in serie tv e cartoni animati, balletti e fumetti. Di sicuro ha avuto successo!

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5 pensieri riguardo “La verità dietro alle fiabe: Biancaneve

  1. Può sembrare assurdo ma io penso di essere una tra le poche persone che non è cresciuta con i film della Disney, anzi… La maggior parte li ho visti dopo i miei 16 anni e solo perché li guardavo con mia sorella di 9 anni più piccola. È stato però interessante sapere qualcosa in più sulla storia che mi raccontavano oralmente da piccola

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