Settimana dedicata blog uniti contro il cyberbullismo: il revenge porn

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Ho deciso anche io di partecipare alla splendida iniziativa dei blogger Citylights24, EhyPenny e Valentina contro il cyberbullismo, Settimana dedicata blog uniti contro il cyberbullismo. L’argomento è sicuramente complesso e delicato, e, per non ripetermi con gli argomenti che proporranno gli altri blogger, ho deciso di affrontare un argomento molto particolare ma che rientra assolutamente nel cyberbullismo, il revenge porn.

Di cosa parliamo, però, esattamente? Si parla di revenge porn quando avviene “la condivisione pubblica di immagini o video intimi tramite Internet senza il consenso dei protagonisti degli stessi. In alcuni casi, le immagini sono state immortalate da un partner intimo e con consenso della vittima, in altri senza che la vittima ne fosse a conoscenza.” (Wikipedia)

In Italia il riconoscimento di questo reato ha richiesto un procedimento molto impegnativo. Solo lo scorso anno, infatti, con la legge 69/2019, è stato inserito nel codice penale.

Sappiamo però che molte vittime, nel frattempo, non hanno avuto giustizia. Penso a Tiziana Cantone, che si è uccisa dopo che alcune sue foto intime erano state pubblicate su internet. Penso soprattutto alle vittime degli ormai celebri gruppi Telegram, in cui, in mezzo a materiale pedopornografico, molto proviene da azioni di revenge porn.

Secondo un’indagine commissionata da Amnesty international nel 2017,

“911 donne hanno risposto di aver subito molestie o minacce online, 688 delle quali sui social media. Per quanto riguarda l’Italia, su 501 donne intervistate, 81 hanno subito molestie o minacce online, 62 delle quali sui social media. In particolare, un quarto (23 per cento) delle donne che hanno preso parte al sondaggio ha subito molestie o minacce almeno una volta: dal 16 per cento in Italia al 33 per cento negli Usa. Particolarmente allarmante il dato del 41 per cento delle donne che in almeno un’occasione ha avuto paura per la sua incolumità fisica. Più della metà delle donne intervistate (il 55 per cento) ha denunciato periodi di stress e ansia o attacchi di panico a seguito delle molestie e delle minacce online.
Appena meno della metà (il 46 per cento) delle donne che hanno subito molestie o minacce online ha specificato che erano di natura misogina o sessista.
Tra un quinto (19 per cento in Italia) e un quarto delle donne ha riferito di aver subito minacce di aggressione fisica o sessuale. Il 58 per cento delle donne che hanno subito molestie o minacce online ha raccontato che includevano frasi razziste, sessiste, omofobiche o transfobiche. Il 26 per cento ha denunciato che informazioni personali e private o altri dati sensibili riguardanti la loro persona (il cosiddetto fenomeno del “doxxing”) erano stati condivisi online. Oltre il 59 per cento delle donne intervistate ha detto che le molestie o le minacce on line arrivavano da perfetti sconosciuti.

  • il 61 per cento delle donne che hanno subito molestie o minacce online ha provato diminuzione dell’autostima e della fiducia in sé stesse;
  • oltre la metà (il 55 per cento) ha provato stress e ansia e ha avuto attacchi di panico;
  • complessivamente il 63 per cento ha riferito disturbi del sonno;
  • oltre la metà (il 56 per cento) ha avuto difficoltà di concentrazione per lunghi periodi di tempo.”

(https://www.amnesty.it/molestia-online-le-donne-ricerca-comprende-anche-litalia/)

Sono dati terribili, se pensiamo che siamo in un epoca in cui i social e internet in generale fanno parte integrante della nostra vita.

Vi lascio con questa testimonianza.

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