Riflessioni da fine quarantena

Covid

Dopo questi lunghi mesi di quarantena, il nostro Paese si sta pian piano sbloccando. Come avete visto non ho scritto molto sul coronavirus, ma molto ho riflettuto. Questa situazione mi ha dato molto da pensare sia a livello personale che in un’ottica generale. Ma andiamo con ordine.

A livello personale, ho cercato di mettere in fila le mie priorità. Mi sono molto dedicata all’attività di volontariato in Misericordia, dove stiamo progettando diversi servizi anche in vista della situazione post – Covid. Mi sono impegnata molto in questo senso, anche con la speranza di trovare la mia strada in quell’ambito. Ho approfittato poi della quarantena per seguire diversi corsi di aggiornamento professionale, e ho intenzione di approfondire certi argomenti anche attraverso delle letture (ho a riguardo in programma di comprare tre libri e di prenderne alcuni in biblioteca). Vorrei capire che strada intraprendere dal punto di vista lavorativo. Il settore del sociale è davvero ampio, e sto cercando di capire come muovermi al suo interno, specialmente dopo un’emergenza di questo tipo, che porterà a tantissimi danni dal punto di vista sociale.

A livello personale, questa quarantena mi ha fatto riflettere anche sulle mie relazioni sociali. Vi avevo già parlato del fatto che purtroppo non ho una rete amicale molto vasta, e questa situazione mi ha fatto capire quali rami secchi tagliare. Ho capito chi veramente tiene alla mia amicizia, e sinceramente ho capito che non mi interessa più di aspettare con ansia di essere contattata da chi non ci tiene. Non è sicuramente una decisione piacevole, ma mi sembra giusta. Spero comunque di poter trovare degli amici più sinceri diversamente, una volta finita questa situazione.

Ed eccomi alle note dolenti, alle mie riflessioni a livello generale. All’inizio di questa situazione, ero sincera, speravo che la pandemia e la quarantena ci potessero aiutare a cambiare alcuni aspetti negativi della società. Non per gli andrà tutto bene o gli arcobaleni alle finestre, no di certo, ma per la vicinanza forzata con le nostre famiglie, per la sofferenza e la solitudine che moltissime persone hanno patito, per i, purtroppo, migliaia di morti. Speravo che questa situazione ci aiutasse a rimettere al centro le relazioni umane, la solidarietà verso il prossimo, a dispetto dell’avidità economica, del capitalismo che tanto sta facendo male a diversi strati della società e all’ecosistema del nostro pianeta. Mi è parso evidente che però non sia stato così. Sono una prova le immagini, scattate in giro per l’Italia in questi ultimi giorni, dei centri storici stracolmi di persone, in barba alle regole di distanziamento sociale, solo per il gusto di prendere parte alla movida. Sono d’accordo nel voler uscire nuovamente, nel voler incontrare gli amici, ma c’è bisogno di farlo mettendo a rischio la salute di tutti? Sono una testimonianza anche gli insulti verso Silvia (anzi, Aisha!) Romano, la cui liberazione doveva essere uno spiraglio di luce in questa situazione di emergenza, una notizia felice per una nostra connazionale che è riuscita a sfuggire a dei terroristi, e che invece si è trasformata nella fiera del bigottismo, del razzismo, dell’odio e della cattiveria. Siamo tutti stanchi, preoccupati del nostro futuro, vista anche la crisi economica che ci aspetta, ma la soluzione non è certamente quella di scagliarsi contro una ragazza la cui unica colpa è stata quella di uscire viva da un rapimento. Sono una prova le fake news che si stanno diffondendo in questo ultimo periodo (5G, mascherine letali, complotti di ogni tipo), che invece di rendere merito a tutti gli operatori sanitari, i ricercatori e i volontari che si sono spesi, e che stanno continuando a farlo, per farci uscire da questa situazione, ancora una volta screditano il lavoro della scienza e della medicina, che, a dispetto quello che si voglia dire, è l’unica speranza per uscire il prima possibile da questa situazione. E onestamente mi fa anche dubitare della capacità di pensiero di molti. Davvero non si è in grado di riconoscere le palesi fake news? Davvero non riusciamo a credere che non ci siano complotti in ogni dove? Che speranza abbiamo di diventare un paese migliore se abbiamo bisogno di aggrapparci a ogni cattiveria, maldicenza o falsità per sentirci soddisfatti?

Non so quello che accadrà finita questa situazione, immagino solo che sarà molto difficile rialzarsi, ma non ho molta fiducia che la mentalità generale cambi, purtroppo.

6 commenti

  1. sì beh, io nn ho usato questo tempo per riflettere, la uni mi ha esaurito nn poco; con la mole di esami grossi che voglio provare, per me la fase1=fase2
    invece finita la sessione potrei testimoniare cosa sia stato per me come uni il covid

    Piace a 1 persona

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