#IlSessismoNonÈUnOpinione, blogger uniti per Daisy

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Buona domenica. Oggi vi vorrei mettere a conoscenza di un fatto davvero offensivo, come donna e come blogger. Qualche giorno fa, infatti, la bookblogger e assistente sociale Daisy ha pubblicato sul suo account Instagram la recensione di un libro che le era stato inviato dalla casa editrice Italia Semplice.

Daisy ha scritto nel suo profilo una recensione in modo rispettoso ed educato, affermando però di non aver apprezzato il libro, tanto da non essere riuscita a finirlo.

“𝐕𝐢 è 𝐦𝐚𝐢 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐫𝐢𝐮𝐬𝐜𝐢𝐫𝐞 𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐢𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐥𝐢𝐛𝐫𝐨?

Purtroppo a me è successo con 𝐕𝐢𝐭𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐩𝐩𝐚𝐭𝐞 𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐝𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐒𝐞𝐭𝐭𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐚𝐝 𝐨𝐠𝐠𝐢 di Antonella Betti edito Editrice Italia Semplice.

È un libro a metà strada tra saggio ed inchiesta in cui viene affrontato il problema dei bambini tolti alle famiglie senza reale motivo oppure con motivazioni apparenti, per il guadagno ora di professionisti corrotti, ora di tutte quelle strutture e comunità che accolgono il minore “abbandonato”.

Il libro infatti segue due percorsi: da una parte troviamo la parte teorica dove vengono esposti concetti riguardanti il mondo degli affidi e delle adozioni; dall’altra parte, l’autrice porta diverse storie a sostegno della sua tesi.

Io sono una persona che cerca sempre di portare a termine una lettura (soprattutto se per collaborazione) fino alla fine, perché lo trovo rispettoso nei confronti di chi dietro quel determinato libro ci ha lavorato. Con questo però non sono riuscita.

Mi sembra doveroso fare una premessa: io sono laureata e specializzata come assistente sociale. Direte voi: allora sei di parte? No, non credo di esserlo perché ho deciso di specializzarmi in altro. È vero, però, che è un terreno a me conosciuto.

Tornando al libro, quindi, la cosa che non ho molto apprezzato è il modo di trattare l’argomento. È come se si volesse gridare ad un sistema corrotto, ma portando a favore tesi un po’ tirate. All’interno del libro, infatti, ci sono anche storie di importanti disfunzioni familiari. Genitori che, veramente, non riescono a far fronte alle esigenze del minore. È stato dunque necessario procedere con l’allontanamento del minore dal nucleo familiare. Io quindi non vedo l’ingiustizia fatta dalle figure e strutture preposte.

Non ho poi molto condiviso la scelta stilistica. L’autrice ha voluto usare un linguaggio professionale, tipico delle relazioni sociali che, secondo me, ai fini della lettura per un vasto pubblico diventa poco scorrevole.

È, comunque, un romanzo che tratta tematiche delicate ed importanti degne di essere approfondite.”

https://www.instagram.com/lettriceperpassioneblog/

Una recensione educata e articolata, priva di intenti denigratori, che però si è meritata, secondo l’ufficio stampa della casa editrice, una sfilza di insulti sessisti, di cui vi lascio qui gli screenshot (ho preso tutto da Open):

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Trovo sia un fatto vergognoso per due motivi. Il primo per la matrice sessista degli insulti, ingiustificati e che tratteggiano, ancora una volta, la donna come mero oggetto sessuale. Il secondo perché viene screditata l’attività stessa di blogging. Come potete leggere dagli screen sopra riportati, l’ufficio stampa fa appello al fatto che Daisy sia una semplice lettrice e che abbia un blog per passione (come tutti noi, del resto), per screditare la sua opinione. Nessuno di noi ha la pretesa di avere la verità in tasca, non siamo critici letterari (ma anche televisivi o cinematografici), e ne siamo ben consapevoli, siamo semplici appassionati, ma non credo che questo renda meno valide le nostre opinioni. Siamo tutti appassionati che hanno deciso di mettersi alla prova, spendendo un pochino del proprio tempo per tentare di diffondere cultura, spesso aiutando anche autori emergenti. Non meritiamo né elogi né complimenti, ma rispetto, prima di tutto perché siamo persone, sì. O almeno non essere insultati per la propria attività, che, ripeto, non ha alcuno scopo  se non portare avanti una propria passione. Attaccare un blogger su questa base mina alle fondamenta del blogging stesso e direi anche alla libertà di espressione. E, se permettete, è anche un segnale dell’incapacità di una casa editrice di promuovere i propri prodotti (hanno bisogno di questi bassi mezzucci per farsi conoscere?).

Credo che nel 2020 attacchi di questo tipo non possano di certo essere tollerati.

Questo articolo fa parte di un’iniziativa che ho deciso di promuovere assieme a Serial escape e Il lettore curioso, in difesa di Daisy e della libertà di potersi esprimere in un contesto virtuale, ampio o meno che sia, senza dove ricevere attacchi di questo tipo. Se volete partecipare anche voi, potete farlo scrivendo un post, un  articolo o un pensiero utilizzando l’hashtag #IlSessismoNonÈUnOpinione.

P.S. Non so voi, ma trovo la pezza peggiore del buco (ho trovato l’immagine su Facebook).

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10 commenti

  1. Sono d’accordo completamente. Hai fatto bene a dire che non siamo recensori di professione, ma questo lo sapeva anche l’ufficio stampa prima di mandarle il libro.
    Anche per me la pezza è peggiore del buco. Assolutamente!!

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  2. la risposta dell’ufficio mi è sembrata poco professionale e anche leggermente sgrammaticata.
    e concordo con giovanni, lo sapevano benissimo quanto non fosse professionale, ma ciò sarebbe stato gradito se lei avesse parlato bene del libro. inutile criticarla dopo, mica l’hanno pagata per recensirlo.
    è come quando la nintendo manda copie gratuite dei nuovi giochi pokemon ai youtubers che trattano dell’argomento, pur essendo lavoratori di yt pochi hanno fatto studi a riguardo e quindi non possono essere veramente e letteralmente professionali, ma la compagnia è ben felice di farlo.

    ti posto su fb.

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  3. […] Gli insulti sono continuati nei commenti, con l’attacco ad altre blogger che hanno voluto difendere Daisy.Questa mattina l’ufficio stampa ha pubblicato un aggiornamento nel quale prende le distanze dai commenti, sostenendo che l’autore del post è uno dei 37 collaboratori, colpito da un grave lutto la settimana scorsa.Diverse case editrici, citate nel sito dell’ufficio stampa, hanno preso le distanze dalla vicenda, sostenendo di non aver mai lavorato con Il Taccuino.Ma non è tutto, alcune indiscrezioni de Il Signor Distruggere fanno pensare che in realtà i 37 collaboratori citati sul sito non esistano affatto.Su questo particolare non voglio esprimermi, ma potete approfondire sulla pagina facebook dell’influencer.Se volete approfondire la vicenda nel dettaglio, vi invito a visitare il blog Serial Escape e Gaialor95. […]

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